"Scontri nel mare"
".. E in mente ho ancora l'odore di sigarette. Le mie labbra secche. Un odore impregnato oramai sul muro. Una falsa suggestione. In quelle boccate si materializzava una nuvola di pensieri: la storia di una ragazza nel momento in cui cresceva, mentre osservava in silenzio, sognava e delicatamente si sfiorava tra le note di Headphones di Bjork. Per un attimo una risata mi rassicura. Mi guardo allo specchio. Gli occhi leggermente gonfi forse di sonno, forse di ricordi trattenuti. Sento le unghie conficcate nella carne, ma non provo dolore. Libero la tartaruga dalle mani, ora impegnate a cercare alcol da bere. Aria confusa in una nuova primavera, nata dalla consapevolezza di un naturale processo di eliminazione.
"Lei è quà falsità come radioattività".
I miei sogni in quegli anni attraversavano i mari. Le correnti gravitazionali sembravano per un istante superate. Spazio e tempo tra le mie mani, le sue, e di chi come noi opponeva barricate, narrando ideali tra i banchi di scuola, nei giorni in cui ci muovevamo a piccoli gruppi e consacravamo l'immaginazione con tanta fantasia, compatti tra i nostri abiti e gli incontri al bar S. Callisto, tutti a bere birre proletarie, mentre passavano amici della classe affianco o dello stesso palazzo..
I ragazzi biondi con le Converse "uguali ma diverse" da quelle indossate da noi del 3°C.
Persone con cui avremmo fatto, pochi giorni dopo, l'esame di stato e non ci saremmo incontrati più.
- Finalmente distanti dalle raccomandazioni dei loro genitori, pensavamo.
- Finalmente lontani dai loro futuri maleodoranti manuali e codici, sproloquaviamo.
Noi, la generazione che si sarebbe allantanata dai "cugini caporeparto frutta del supermercato di Via Fonteiana..
Tutti, in quelle strade, riuscivamo dalla primavera fino alla fine dell'estate a vedere e contare..
Meglio farlo lì, che farlo davanti o seduti al Pozzo, a bere l'aperitivo zuccheroso del pomeriggio, in quel bar dove Boccaccio e Dante vengono urlati come ultimo prezzo in un mercato prossimo alla chiusura quotidiana..
Laggiù vigeva la compostezza formale, la borsetta tenuta tra le mani di un braccio disteso, la bottiglietta d'acqua da 33cl e le gomme sempre pronte da masticare. L'importante è non avere il sapore accattivante in bocca..
Tanti personaggi. Avevo voglia di essere presente. Ossessivamente presente. Eccitare le persone. Essere tra i loro schifosissimi incontri inglesi da tè delle cinque pomeridiane; nei loro pensieri fluttuanti in uno spazio geometricamente perfetto, aritmetico, razionale. Tra rollate di pensieri, viaggi, amori andati in frantumo o falsità di confidenze perverse..."
Continua..
Alessandro Dionisi
Friday, November 17, 2006
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