CCCP, DIAFRAMMA, LITFIBA: gli anni '80 della musica italiana punk-wawe e rock un giorno da raccontare....
Monday, February 25, 2008
Sunday, February 24, 2008

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
Di Guy Debord
14)
La società che riposa sull'industria moderna non è fortuitamente o superficialmente spettacolare, è fondamentalmente spettacolista.
Nello spettacolo, immagine dell'economia imperante, il fine non è niente, lo sviluppo è tutto. Lo spettacolo non vuole riuscire a nient'altro che a se stesso.
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MARE NERO
Un delitto nella fertile terra delle coppie scambiste, di persone dall’apparente volto senza impegni. Un delitto nelle pagine di un libro arido di uomini arrapati, giovani coppie ai loro primi eccitanti flirt e uomini radar, pronti a captare il momento opportuno e cacciare la preda tra stanze buie. Un delitto tra l’odore di sperma che svanisce in quello caramelloso delle stanze. Un delitto tra la solitudine, la noia della convivenza trasformata in schiavitù. Un delitto in una moderna schiavitù sessuale, di petali in lattice, pvc, mascherini. Un mercato tra il business del xxi secolo. Un delitto, infine, su cui Luca Mocci, ispettore di polizia, deve indagare: un mondo sommerso o quantomeno immaginabile.
La vittima
La vittima si chiama Valentina Martini, una studentessa al primo anno d’università morta per asfissia dovuta allo strangolamento con un laccio di nylon dopo un rapporto sessuale con una persona fin qui sconosciuta. Il referto del medico del medico legale non sconvolge poi così tanto gli uomini della centrale, sicuramente abituati a delitti crudi come questo. Difatti c’è chi ne sdrammatizza l’evento:
“Gli hanno sfracellato la testa contro il muro.. questa era abituata a fare certi giochetti.. Il padre ingegnere e la madre insegnante.. Una ragazza di buona famiglia. Quando si dice la nuova borghesia, no ? Ragazzi, questa è roba da 500 € al pezzo.
Ricapitoliamo : bella ragazza, studentessa, con il guardaroba pieno. Queste sono le memorie della ragazza. Niente di particolare. Deposito 38”.
La rilettura personalizzata dell’omicidio da parte di uno dei poliziotti mette in luce i turbamenti interiori che da qui in poi, progredendo senza sosta, percorrono lo stato d’animo e fisico di Luca, interpretato da un ottimo Luigi Lo Cascio. Le espressioni del suo volto tradiscono ogni sorta di freddezza al caso e il continuo toccarsi il polsino sporco di sangue, dopo aver sfiorato il corpo della giovane vittima, lasciano capire come d’ora in poi qualcosa di straordinariamente deviante lo farà entrare in un labirinto ed in un lungo tunnel che dovrà percorrere.
Labirinti/tunnel/ buio/ vouyerismo e sadismo accompagnano questa pellicola di 78’, un film di co-produzione italo- francese e poco distribuito nelle sale italiane.
Luca Mocci convive da poco con Veronica (Anna Mouglalis), una giovane ragazza francese che lavora presso un’agenzia immobiliare. La sensualità di Veronica è pari alla sua razionalità e questo sembra mettere ancor più a disagio Luca, ossessionato dal turbamento interiore fatto di pensieri invasi da immagini pornografiche, di orge e dagli appagamenti sessuali che d’ora in poi sembrano nascondere qualcosa di diverso nelle relazioni fra le coppie. Il rapporto con la sua ragazza è quello della routine, così ci viene presentato fin dall’inizio; quello di due persone che per una conformità sociale devono relazionarsi in questo modo. La normalità, l’equilibrio è corroso da più mostri che ripetutamente accecano all’ispettore. E se ora deve con fatica trovare l’omicida di Valentina Martini, allo stesso modo deve estirpare il virus che lo infetta e lo mette perennemente in uno stato di panico e di disillusione. Gli argini dello scorrere sono stati devastati ed ora la terra sembra essere fradicia.
Il fiume in piena è gonfio di nuovi comportamenti devianti verso Veronica, unico bersaglio preso di mira. La sua sembra essere una battaglia psicologica strategicamente voluta. Un piano nuovo per distruggere qualcosa che d’improvviso ha trovato di fronte a sé e di cui ha orribilmente paura.
L’ inaspettata gelosia e una paranoica e autodistruttiva volontà di chiedere provocatoriamente al dettaglio ogni informazione a Veronica, porta in Luca il bisogno di un sesso deviato e rabbioso e al contempo morboso. Ricordate le ossessioni di Bill Harford (Tom Cruise) verso la moglie Alice (Nicole Kidman) dopo che quest’ultima gli ha raccontato di aver desiderato con un giovane ufficiale della Marina? Beh, sicuramente Roberta Torre avrà rivisitato più volte Eyes Wide Shut anche se le storie sono completamente diverse. Ma quella nota di pianoforte che crea suspense ed accarezza stati emotivi rimandano il pensiero ad una parte del film di Kubrick.
IL DEPOSITO 38
Un Night club è il luogo operativo dove ispettore dovrà indagare. Luca entra in un mondo non più da creare con la fantasia, bensì da attraversare tra spogliarelliste che intrattengono il pubblico. Le sue espressioni, la sua rigidità iniziale sembra frutto di un’ostinazione nel percorrerlo. La paranoia è incisiva come la paura di scoprire; i corpi nudi e soprattutto le performance potrebbero essere quelle di Veronica condotte in un’altra vita segreta, parallela a quella quotidiana. I suoi occhi ci comunicano questo. Luca e l’ossessione ora devono sprofondare, calpestare la fanghiglia. L’ossessione è rimasta in incubazione ed esploderà di getto.
Prima notte tra gli scambisti
Il corpo può subire una trasformazione, lo stato emotivo anche. La morbosità con cui comincia a frequentare il parco degli scambisti è un treno che corre con una velocità irregolare, portandolo passo dopo passo ad attraversare tutto ciò che può metterle paura ma al contempo a trascinarlo non più ad ispezionare sul caso. Non è più un gioco di equilibri ma di una trasgressione forzata, dubbiosa, dura.
Ed nel primo approccio con una bionda ragazza dentro la macchina e il proprio compagno a guardare e a manifestare l’eccitazione deviata, mostra tutta la sua impotenza e il bisogno di uccidere il mostro che ha dentro ed è visibile fuori. Il mare nero è anche un gioco per chi è costretto a farlo.
Camera mortuaria
L’ossessione che pulsa dentro Luca è lucida anche quando torna a vedere la ragazza morta all’interno della camera mortuaria. Le ferite inferte sul corpo sono penetrate dagli occhi: lo studio diventa coinvolgente, intensivo, maniacale. Luca si siede, la guarda, si siede nuovamente per poi rialzarsi, sfiorarla, guardare il vuoto, sedersi, girarsi, alzarsi, percorrere il tetro corridoio, uscire.
Il senso di colpa
La strategia migliore ora è quella di operare contro Veronica, nella parte debole in lei. Puntellando con domande insistenti sul sesso, sulle fantasie. La compagna deve cedere ora al senso di colpa, nell’umiliazione. Veronica deve inventarsi le fantasie erotiche che i clienti dell'agenzia immobiliare provano verso di lei. Ma Veronica resiste, capisce il gioco e ironizza per non cadere sopra quel filo dove ora cammina. Luca pone le sue domande con un pizzico di ironia, ma il crollo di nervi si evince nello squallore delle sue ultime domande, in ogni singolo muscolo che si rrrigidisce per tensione, paura di scoprire qualcosa.
“Come sono i tuoi clienti? Normali? Normali come? Normali grassi, normali magri? Che cosa vuol dire normale nella tua lingua?”
“Spiegami come funziona il tuo lavoro … Ti ha messo le mani sotto il maglione ed ha cominciato ad accarezzarti.. Ora devi continuare tu !!”
“Continuava a baciarmi ed io mi sono inginocchiata. Vuoi che te lo dica in francese ?”
Seconda notte tra gli scambisti
Luca stravolto nel parco, rannicchiato nella sua macchina, aspetta il primo abbagliare dei fari delle luci delle macchina appostate come lui, segnale che comunica la volontà di incontrarsi di giocare in tre o in quattro . Ma il parco non è solo un area di persone sprovvedute e difatti riceverà una prima minaccia da un frequentatore, caparbio nel capire che quell’uomo solitario è probabilmente uno fuori dal giro. Ma subito dopo riceve l’interesse di un secondo uomo, Ivano, una persona schietta dalla quale riceve le informazioni necessarie e verso cui non racconta la verità, ma al contrario di essere un frequentatore che cerca Valentina sua amica che non vede da tempo.
“Guarda questa. Il marito è dietro nel sedile posteriore. Tu ti avvicini e ti chiede i soldi. Se non gli piaci ti manda via. A lui piace sapere che sua moglie è una puttana. Alla fine lei non se li piglia..”.
L’amicizia con Ivano si stringe: c’è sinergia tra i due. Il lavoro da detective e il gioco da voyeur ora sono confusi. Luca deve conoscere pienamente le sue ossessioni. Ivano lo accompagna in un altro locale notturno dove Martina lavorava.
La prima rivelazione
Il nervosismo che lo accompagna nella risoluzione del caso lo porta ad abbandonarlo a confessare la sua incapacità al suo superiore nel risolverlo. Ma bastano pochi istanti che un uomo di mezza età confessa l’accaduto in questura. Luca ha davanti a sé l’omicida che sotto schoc racconta l’accaduto.
“Mi ha detto come fare. Per me era la prima volta. Ed è stato proprio mentre tiravo quel filo che lei rideva. Mi urlava: sei un vecchio. Ed è stato allora che le ho preso la testa e la battevo sul muro. E non le bastava mai”
Rivolgendosi a Luigi:
“Lo può dire lei a mia moglie?”
Qui potrebbe chiudersi la storia; essere archiviata come avviene nella centrale della polizia. Ma Luigi deve scavare oltre le possibilità del limite. Cammina nei corridoi della centrale e le voci scoppiano come mine che esplodono nella sua testa, moltiplicandosi, cambiando gradazione, trasformandosi..
La seconda rivelazione
All’interno della questura, una lettera gli viene inviata personalmente.
“Valentina viva puoi vederla. 10 ooo €. Domani dopo l’una al macello”. Sintesi di un caso ancora da decifrare.
Chiesti i soldi da un collega, li ottiene nella maniera più brutale. Un giro in macchina in due per cercare la cavia attraverso cui ottenerli. Un ragazzo conosciuto dalle forze dell’ordine, fermato, perquisito a cui viene trovata cocaina da rivendere ai “tipi giusti”.
L’arrivo all’appuntamento e tipicamente noir: il buio, la tensione e la pioggia lo accompagneranno al vecchio macello dove otterrà una videocassetta amatoriale. Luca la visiona nella sua stanza ma l’ingresso improvviso del suo superiore mette nuovamente in archiviazione il caso. Tutto quello che potrebbe avvenire oramai è inutile, chiuso a chiave e firmato in una stanza polverosa.
“Ci siamo abituati a convivere con i fantasmi. Prima tenta la fuga ed ora non ne può fare a meno. Noi siamo i chirurghi Mocci, non le viscere. Corriamo dietro i morti e all’ora di pranzo ci viene fame..”
Ultimo appuntamento fra gli scambisti
Uno sguardo suadente di una ragazza porta l’ispettore a raccogliere i segnali. Non più confini tra le distanze. Segue una Mercedes C 180 che lo conduce in una palazzina all’interno di un quartiere benestante. Dentro una stanza dopo riti galanti, il sesso si materializza nella perversione dei tre attori. La paranoia si trasforma in rabbia. Il gioco li accomuna.
Il giorno prima Veronica gli ha raccontato, sconvolta in viso, un sogno.
“Eravamo in un posto strano, un museo e c’era un sacco di luce. In una vasca c’era una statua in bronzo recuperata nel mare (la statua che vediamo nella stanza all’interno della palazzina e all’inizio del film recuperata dai pescatore nel mare oscuro). Era sommersa tra gli acidi corrosivi e tu la toccavi. Mi è venuta paura. Mi sembravi qualcuno che non ho mai conosciuto..”
Luca torna nel locale dove Valentina ha lavorato nelle dark room. Il fantasma lo perseguita, l’ossessione e le voci continuano a martellare la sua testa. E’ oramai esausto. Il viaggio continua nel sonno, nel sogno e svanisce l’indomani quando durante la colazione Luca e Veronica sono sereni ed ironici l’uno con l’altro.
“E’ stato bello ieri sera”, le dice con voce bassa e sensuale Veronica, carezzandogli la mano.
Mare Nero
Regia: Roberta Torre
Con: Luigi Lo Cascio, Anna Mouglalis
Sceneggiatura: Heidrun Schleef ,Roberta Torre
Montaggio: Jacopo quadri
Fotografia: Daniele Ciprì
Costumi: Alberto Spiazzi
Genere: Noir-erotico
Thursday, February 21, 2008
A Bi Ci Sketch
la seconda avventura del povero marko...
da un'idea di Marko Vitale
Regia: Alessandro Dionisi,Andrea Valentino
uomo disinvolto che passeggia in bicicletta sopra un marciapiede: Marko Vitale
uomo investito: Alessandro Dionisi
ragazza che rincorre Marko: Chiara Sozzi
vedi:meddletv.wordpress.com
la seconda avventura del povero marko...
da un'idea di Marko Vitale
Regia: Alessandro Dionisi,Andrea Valentino
uomo disinvolto che passeggia in bicicletta sopra un marciapiede: Marko Vitale
uomo investito: Alessandro Dionisi
ragazza che rincorre Marko: Chiara Sozzi
vedi:meddletv.wordpress.com
Saturday, February 16, 2008
COME IMPARARE L'INGLESE SENZA ANDARE A SCUOLA (ahahaahaaha)
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Thursday, February 14, 2008
A proposito di tv...
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Tuesday, February 12, 2008

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord (13)
Il carattere fondamentale tautologico dello spettacolo deriva dal semplice fatto che i suoi mezzi sono al tempo stesso il suo scopo.
Esso è il sole che non tramonta mai sull'impero della passività moderna.
Esso copre l'intera superficie del mondo e si bagna indefinitamente alla propria gloria.

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord (12)
Lo spettacolo si presenta come un enorme positività indiscutibile e inaccessibile. Esso non dice niente più di questo, "che ciò che appare è buono, ciò che è buono appare".
L'attitudine che esige per principio è questa accettazione passiva, che ha di fatto già ottenuto con il suo modo di apparire senza repliche, con il suo monopolio dell'apparenza.
INTERIORS (1978)
di Woody Allen
Interiors è la prima pellicola drammatica girata da Woody Allen ispirata in buona parte allo stile di Ingmar Bergman. Nelle prime inquadrature, le stanze vuote, il dramma interiore, come le immagini di natura e morte dello spirito fanno tornare in mente i temi del regista svedese. (Ma anche e direi sopratutto nel lungo travelling dove Renata e Flyn camminano, richiamando Alma ed Elisabeth in Persona).
Il film comincia dopo alcune inquadrature silenziose, con quella del padre di Renata, Yoey e Flyn di fronte alla finestra del suo ufficio con la schiena rivolta verso il pubblico che fa una sorta di riepilogo inatteso del film:
Un abbisso si era creato sotto i nostri piedi e mi ritrovai una faccia che non riconoscevo..
Si era creato un mondo in cui ci limitavamo ad esistere, dove ognuno di noi aveva il suo posto. Come in un palazzo di ghiacchio…
Tutto si muove attorno ad Eva (Geraldine Page) un’arredatrice di interni, silenziosa ma mai così presente (se anche poco visibile) nella storia, umori, gelosie e sensi di colpa delle sue tre figlie.
Tre donne completamente differenti ma complesse.
Renata è una poetessa di successo ma sovvenzionata dalla casa editrice del padre. Da questo fatto nasce una sempre e più crescente malinconica frustrazione:
“la mia crisi è cominciata un anno fa: pensieri sulla morte, preoccupazione sulla mia precarietà. A cosa seve lo scopo creativo, che fine ha? Quale traguardo?"
Sentimenti che sfogherà con le sue vittime di turno: Flyn, in primo luogo, il marito Frederick ed Eva.
Verso Flyn manifesta sempre una crescente gelosia e non fa altro di smussare i suoi sogni, figli di un graffiante segno d’idecisione. Renata sa esattamente quando infierire e proprio quando la sorella le mostra la sua continua venerazione non manca all’appuntamento . Sa che in questo mare agitato che coglie ognuna di loro forse è la più forte e cambia ripetutamente avversario. Ma ci sono attimi in cui soffre nella noia che scava dentro lei, in pensieri che disperdono nel nulla:
“Ho avuto come un’improvvisa chiara visione della vita e tutto era così atroce e predatorio. E’ come se io fossi quì e il mondo altrove: non riusciva a metterci insieme. Improvvisamente divenni cosciente del mio corpo. Mi sentivo provvisoria, una macchina funzionante e pronta a grippare in qualsiasi istante. Mi metto paura perchè sono nell’età in cui mamma ha cominciato ad avvertire segni di tensione”.
Altro avversario è il suo compagno Frederick, un indeciso e a volte spocchioso scrittore che non mancherà mai di rivendicare la sua carriera professionale non frutto di sovvenzionamenti come la compgna e prorio per questo quasi del tutto inattiva. L’uomo si rifugia spesso nell’alcool e nel dissapore della creatività, ma non mancherà di ribadire la sua “normalità” verso un’ambiente artistico ed altezzoso.
“Non scrivo per la posterità. Divento una belva se la metà del pattume che si stampa la portano alle stelle”.
Se l’avversario è il suo compagno, Renata non mancherà ad avvicinarsi a Flyn, quando confida d’improvviso i suoi problemi, disinibendosi, aprendosi alla sua solitudine. Forse capisce che l’arte non la salverà. Allora è il momento di sfoggiare una nuova forma d’egoismo. E a chi, se non la sorella maggiormente indecisa, confidarlo?
Il lungo travelling che le accompagna è indiscutibilmente una delle sequenze più belle del film, dove il vento eleva granelli di sabbia e il mare rumoreggia attorno a due donne insicure ma mai così comprensive ed esigenti l’una verso l’altra.
Fly è dunque la donna rovinata dall’indecisone perenne che la tormenta e non la fa trovare un proprio equilibrio. Adulatrice di Renata ha un cattivissimo e a tratti isterico rapporto con il compagno, un ragazzo dedito alla politica, dal quale sfugge a qualsiasi discorso che riguardi il loro futuro. E’ terrorizzata di avere un figlio perchè non ne trova un senso..
“Sfornare slogan e bambini fagocitata da uno stile di vita anonimo. Io voglio dare un senso alla mia vita” (così si rivolgerà al proprio compagno quando le chiede una risposta sul loro futuro)
Tutto si muove su queste personalità così vicine (le sorelle fin qui descritte) e diverse(Arthur -Joey)
La terza sorella è un attrice in erba che cresce lontana dal dramma della propria famiglia non scoprendo tutti quei meccanismi manifesti e celati che la metteranno a terra. Joey non cede al crollo inevitabile, perchè i suoi sogni non sono sepolti dalla negazione o dall’ira. E difatti quando muorirà Eva, sarà l’unica delle tre che piangerà quando posa i fiori sulla tomba in un sempre e più malinconico silenzio. Joeh non ha il mostro dentro, come d’altra parte Arthur, che reagisce all’immobilismo di una famiglia borghese americana, cambiando la propria vita, ovvero sposandosi con una nuova donna, Pearl, presentata prima in una cena dove l’argomento principale è stato un delirante commento su un’opera teatrale alla quale risponde con la semplicità, la normalità e a tratti con la “rozzezza” di non chi non è abituata ai salotti..
Il matrimonio di Arthur e Pearl è frutto di complicità e in piccola parte di provocazione, quando in modo diretto e brutale confida alle due figlie i sentimenti che prova verso la donna , a cui lo sbigottamento e l’icredulità sono la risposta.
L’equilibrio si rompe definitivamente perchè Eva è onnipresente e complice nella vita delle due figlie. Il fumo resta nei corridoi cupi e nelle teste stese in aria. Nella prima notte di nozze passata dalla nuova coppia Eva è tra le ombre delle stanze silenziosa e Flyn prigioniera della madre sente i rumori della sua presenza pur non vedendola. Flyn le parla ugualmente come in trance:
Non dovresti essere qui.. non questa sera.. Hai l’aria così stanca, strana. Mi sembrava che fossimo sole come inun sogno. Non essere così triste. Mi fa sentire totalmente in colpa. Questo senso di colpa mi consuma.
E’ un’ironia perchè ti trovo così perfetta. In tutte quelle stanze perfettamente immobile, tutto così sotto controllo.. non c’era spazio per dei sentimenti veri tra nessuno di noi… Solo Renata che non ti ha dedicato un briciolo del suo tempo. Tu adori Renata? Tu adori il talento?”
Confessa la tua rabbia perchè non sei una donna malata. La verità che c’è stata cattiveria, un’ostinazione calcolata al centro di una psiche malata c’è uno spirito malato. Ma ti voglio bene e non possiamo perdonarci a vicenda…”
Eva dapprima correrà tra le onde tumultose del mare( unica colonna sonora e brano musicale del film)che la sommergeranno. Flyn, colta nuovamente da un forte senso di colpa e dalla disperazione la seguirà, ma sarà dal proprio ragazzo e da Pearl.
Tre sorella osservano ora il mare dalla finestra:
“Il mare è così calmo..” (Flyn)
“Si, c’è una maggiore pace..” (Renata)
Fine…..
Interiors
un film scritto e diretto da Woody Allen
con:
Kristin Griffith
Diane Keaton
Geraldine Page
Richard Jordan
E.G. Marshall
Marybeth Hurt
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Wednesday, February 6, 2008
"Non sono blasfemo con le sorelle postmoderne"

Roma, 5 febbraio 2008.
Pomeriggio con fanghiglia sotto le scarpe. Dopo una giornata trascorsa per lo più a guardare fuori da un balcone, decido ad una certa ora di fare una bella passeggiata a Villa Pamphili, noto parco a Roma per la sua bellezza, ma anche per gli uomini che camminano a mani congiunte, le vecchiette sclerate che discutono della pensione dei loro mariti e gli "alternativi" e "fichetti" che portano a passeggio i loro cani. Ed io lì a cercarmi la panchina con meno fango attorno, onde evitare di trascinare le mie impronte in qualsiasi stanza avrei attraversato nelle successive ore. Dentro lo zaino l'abbondanza di scelta: Rocky 1 uscito in edicola e questa volta non scaricato, delle dispense tristi di una triste università che fanno solamente volume da tantissimo tempo a questa parte nel il mio zaino rosso, un quadernino con tanto di penna multicolore pronto per essere riempito : in effetti dovrei preparare un'intervista ad un personaggio per il quale inventarla sarà un miracolo.
E a proposito di miracoli: da lontano (malgrado la mia vista a -1.5 e -1,2) intravedo due ragazze particolari che gersticolano con una di quelle vecchiette con fondotinta la quale, senza molte remore, le allontana.
D'improvviso le due angeliche ragazze si avvicinano, mantenedosi a due passi dalla fanghiglia e chiedendomi se conoscessi il Libro di Mormon,eroe che a quattordici anni ha avuto una visione mistica, più forte di tutte le altre . Il mornon non è altro che un nuovo testamento di Gesù Cristo. Rispondo di no con aria bonaria e il sorriso birichino. Alchè le due "sorelle" mi chiedono se per caso credessi di più nella figura di Gesù o in quella di Dio. Rispondo tagliando corto di non credere, aggiungendo che il primo per me è stato un rivoluzionario per tre anni, mentre non so cosa abbia fatto negli altri 29, e il secondo che non è meritocratico e se esistesse forse avrebbe troppo lavoro da svolgere. Insomma l'antipatia mi rendeva partecipe al colloquio laddove i raggi solari scemavano dietro le bellissime piante verdi del parco.
La sorella sulla mia sinistra mi chiede in ordine se fossi fidanzato, cosa pensavo della famiglia e se per me la cura migliore fosse quella di ritirarmi spiritualmente la sera,ossia pensare alla pace interiore. Una formula giusta che mi avrebbe portato il giorno dopo a ringraziare Lui.
A quel punto il sorriso birichino ha lasciato il posto al discorrere "serio", quello insomma da parziale impegno. Rispondevo di getto, esprimendomi, signori e signore, infierendo verso la guerra che perseguita la maggior nella parte delle nazioni cattoliche; verso la chiesa di un tempo,colonizzatrice in nome dello spirito santo e della polvere da sparo e chiedevo se fosse vero che se ognuno di noi si comportasse in questo modo, pregando, Lui se ne accorgerebbee ed interverrebbe, come ad esempio nelle favelas, dove si sparano più velocemete di noi nell'accendere una sigaretta o mandarci a quel paese. Poi, per il rispetto delle sorelle e per una verità di fondo, ho detto loro che non è solo colpa di Lui ( a cui non credo), ma di chi governa con la dittatura: e di quei dittatori sottomessi a quella mondiale dell'economia portata avanti da pochissime e schifosissime nazioni.
Ma sclerando sulla politica, sul fondo monetario, le banche e le persone che in Italia vanno in chiesa e non hanno letto mai un passo del vangelo,
notavo che le sorelle avevano qualcosa di strano e ben visibile: non erano francescane, ovvero vestite tutte di nero con un velo in testa o delle orsoline. Una di loro portava due orecchini, aveva una collanina color Giamaica, capelli raccolti e dei sandali da tammuriata e non da penitenza. L'altra, portava degli occhiali Trussardi con montatura rossa/viola, orecchini, capelli retti da un mollettone e gonna a 3/4. Insomma delle sorelle postmoderne.
Non vorrei che pensiate male, ma l'occhio vuole la sua parte ed è ovvio che fa più effetto notare una sorella postmoderna che ti parla di visioni cristiche. Se sono francescane (per rispetto e timore) pregheresti con loro o fuggiresti.
Ad un certo punto, racconto che sono in astinenza sessuale dal 2003 e che per trovare pace con me stesso ho detto basta, poichè il troppo mi ha fatto male. Si, proprio a me, noto giornalista di una più nota tv che ne ha viste di belle e di brutte. Ovviamenete tante balle che mi hanno fatto conquistatare la loro simapatia e forse le prossime preghiere. Quindi via ad altre chiaccherate !! (naturalmente ero sempre li a pestare la fanghiglia..).
Chiamandole ripetutamente sorelle, la signorina sulla mia sinistra ha surriscaldato le corde vocali e come un led rosso di un amplificatore acceso in una sala prove buia, ha tuonato:
"noi tedesche, amare ragazzi, amore e famiglia.." E dentro di me ho pensato "ma che cazzo dice questa?" e urlato immediatamente: "anche io, anche io !!".
La sorella sulla mia destra, americana(credevo che fosse tedesca, ma oggi sono andato ad ordinare gli occhiali...)con voce più autoritaria mi ha detto:
"leggi questi tre passi e di a noi cosa senti dentro". Non sapevo più cosa fare. Mi sentivo in buona parte anche ammaliato al punto che ero pronto a leggerli a voce alta, perchè in quel momento davanti agli occhi non vedevo l'altro vangelo, ma Terenche Hill in Lo chiamavano Trinità, quando si getta a fare il bagno con le sorelle mormone e abbandona Bimbo (Bud Spencer) prima, per poi fuggire anche da loro, una volta sentito che avrebbe piegato la schiena nella comunità tutto il giorno e ringraziato a fine serata il signore...
Letti i tre passi a voce bassa rispondo loro che secondo me è come se estrapolassimo tre passi del vangelo più comune. Dentro di noi potremmo avvertire sollievo e pensare alla pace universale, ancor prima di quella interiore. Ma purtroppo se apriamo la finestra esalano cattivi odori.
Le sorelle erano contente: quella sulla mia sinistra mi ha chiesto se volevo essere purificato nella mia casa da suoi colleghi. Ho risposto " no, non li disturbate: posso purificarmi anche da solo" Alla fine mi hanno chiesto se al contrario volevo essere purificato domenica dalle 9:00 alle 11:00 con il gruppo e dalle 11:00 alle 12:00 con loro.
Mi è tornato in mente Terence Hill, quel tuffo nel lago, le bracciate verso la cascata, l'acqua fredda. Ho detto che "la spontaneità è la miglior arma per un discepolo. Se avessi troppo pensato sopra sarei stato materia e carne e mi sarei confuso con questa società bigotta e questi valori così materiali".
Le sorelle mi hanno regalato il loro libro dove sopra è riportato il numero di cellulare. Ragazzi, domenica forse mi vado a purificare..
Alessandro

Roma, 5 febbraio 2008.
Pomeriggio con fanghiglia sotto le scarpe. Dopo una giornata trascorsa per lo più a guardare fuori da un balcone, decido ad una certa ora di fare una bella passeggiata a Villa Pamphili, noto parco a Roma per la sua bellezza, ma anche per gli uomini che camminano a mani congiunte, le vecchiette sclerate che discutono della pensione dei loro mariti e gli "alternativi" e "fichetti" che portano a passeggio i loro cani. Ed io lì a cercarmi la panchina con meno fango attorno, onde evitare di trascinare le mie impronte in qualsiasi stanza avrei attraversato nelle successive ore. Dentro lo zaino l'abbondanza di scelta: Rocky 1 uscito in edicola e questa volta non scaricato, delle dispense tristi di una triste università che fanno solamente volume da tantissimo tempo a questa parte nel il mio zaino rosso, un quadernino con tanto di penna multicolore pronto per essere riempito : in effetti dovrei preparare un'intervista ad un personaggio per il quale inventarla sarà un miracolo.
E a proposito di miracoli: da lontano (malgrado la mia vista a -1.5 e -1,2) intravedo due ragazze particolari che gersticolano con una di quelle vecchiette con fondotinta la quale, senza molte remore, le allontana.
D'improvviso le due angeliche ragazze si avvicinano, mantenedosi a due passi dalla fanghiglia e chiedendomi se conoscessi il Libro di Mormon,eroe che a quattordici anni ha avuto una visione mistica, più forte di tutte le altre . Il mornon non è altro che un nuovo testamento di Gesù Cristo. Rispondo di no con aria bonaria e il sorriso birichino. Alchè le due "sorelle" mi chiedono se per caso credessi di più nella figura di Gesù o in quella di Dio. Rispondo tagliando corto di non credere, aggiungendo che il primo per me è stato un rivoluzionario per tre anni, mentre non so cosa abbia fatto negli altri 29, e il secondo che non è meritocratico e se esistesse forse avrebbe troppo lavoro da svolgere. Insomma l'antipatia mi rendeva partecipe al colloquio laddove i raggi solari scemavano dietro le bellissime piante verdi del parco.
La sorella sulla mia sinistra mi chiede in ordine se fossi fidanzato, cosa pensavo della famiglia e se per me la cura migliore fosse quella di ritirarmi spiritualmente la sera,ossia pensare alla pace interiore. Una formula giusta che mi avrebbe portato il giorno dopo a ringraziare Lui.
A quel punto il sorriso birichino ha lasciato il posto al discorrere "serio", quello insomma da parziale impegno. Rispondevo di getto, esprimendomi, signori e signore, infierendo verso la guerra che perseguita la maggior nella parte delle nazioni cattoliche; verso la chiesa di un tempo,colonizzatrice in nome dello spirito santo e della polvere da sparo e chiedevo se fosse vero che se ognuno di noi si comportasse in questo modo, pregando, Lui se ne accorgerebbee ed interverrebbe, come ad esempio nelle favelas, dove si sparano più velocemete di noi nell'accendere una sigaretta o mandarci a quel paese. Poi, per il rispetto delle sorelle e per una verità di fondo, ho detto loro che non è solo colpa di Lui ( a cui non credo), ma di chi governa con la dittatura: e di quei dittatori sottomessi a quella mondiale dell'economia portata avanti da pochissime e schifosissime nazioni.
Ma sclerando sulla politica, sul fondo monetario, le banche e le persone che in Italia vanno in chiesa e non hanno letto mai un passo del vangelo,
notavo che le sorelle avevano qualcosa di strano e ben visibile: non erano francescane, ovvero vestite tutte di nero con un velo in testa o delle orsoline. Una di loro portava due orecchini, aveva una collanina color Giamaica, capelli raccolti e dei sandali da tammuriata e non da penitenza. L'altra, portava degli occhiali Trussardi con montatura rossa/viola, orecchini, capelli retti da un mollettone e gonna a 3/4. Insomma delle sorelle postmoderne.
Non vorrei che pensiate male, ma l'occhio vuole la sua parte ed è ovvio che fa più effetto notare una sorella postmoderna che ti parla di visioni cristiche. Se sono francescane (per rispetto e timore) pregheresti con loro o fuggiresti.
Ad un certo punto, racconto che sono in astinenza sessuale dal 2003 e che per trovare pace con me stesso ho detto basta, poichè il troppo mi ha fatto male. Si, proprio a me, noto giornalista di una più nota tv che ne ha viste di belle e di brutte. Ovviamenete tante balle che mi hanno fatto conquistatare la loro simapatia e forse le prossime preghiere. Quindi via ad altre chiaccherate !! (naturalmente ero sempre li a pestare la fanghiglia..).
Chiamandole ripetutamente sorelle, la signorina sulla mia sinistra ha surriscaldato le corde vocali e come un led rosso di un amplificatore acceso in una sala prove buia, ha tuonato:
"noi tedesche, amare ragazzi, amore e famiglia.." E dentro di me ho pensato "ma che cazzo dice questa?" e urlato immediatamente: "anche io, anche io !!".
La sorella sulla mia destra, americana(credevo che fosse tedesca, ma oggi sono andato ad ordinare gli occhiali...)con voce più autoritaria mi ha detto:
"leggi questi tre passi e di a noi cosa senti dentro". Non sapevo più cosa fare. Mi sentivo in buona parte anche ammaliato al punto che ero pronto a leggerli a voce alta, perchè in quel momento davanti agli occhi non vedevo l'altro vangelo, ma Terenche Hill in Lo chiamavano Trinità, quando si getta a fare il bagno con le sorelle mormone e abbandona Bimbo (Bud Spencer) prima, per poi fuggire anche da loro, una volta sentito che avrebbe piegato la schiena nella comunità tutto il giorno e ringraziato a fine serata il signore...
Letti i tre passi a voce bassa rispondo loro che secondo me è come se estrapolassimo tre passi del vangelo più comune. Dentro di noi potremmo avvertire sollievo e pensare alla pace universale, ancor prima di quella interiore. Ma purtroppo se apriamo la finestra esalano cattivi odori.
Le sorelle erano contente: quella sulla mia sinistra mi ha chiesto se volevo essere purificato nella mia casa da suoi colleghi. Ho risposto " no, non li disturbate: posso purificarmi anche da solo" Alla fine mi hanno chiesto se al contrario volevo essere purificato domenica dalle 9:00 alle 11:00 con il gruppo e dalle 11:00 alle 12:00 con loro.
Mi è tornato in mente Terence Hill, quel tuffo nel lago, le bracciate verso la cascata, l'acqua fredda. Ho detto che "la spontaneità è la miglior arma per un discepolo. Se avessi troppo pensato sopra sarei stato materia e carne e mi sarei confuso con questa società bigotta e questi valori così materiali".
Le sorelle mi hanno regalato il loro libro dove sopra è riportato il numero di cellulare. Ragazzi, domenica forse mi vado a purificare..
Alessandro
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"regia" Alessandro Dionisi
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uomo in bicicletta: Marko Vitale
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Monday, February 4, 2008
LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord

11
Per descrivere lo spettacolo, la sua formazione, le sue funzioni, e le forze che tendono alla sua dissoluzione, bisogna distinguere artificialmente degli elementi inseparabili. Analizzando lo spettacolo si parla in una certa misura il linguaggio stesso dello spettacolare, in quanto si passa sul terreno metodologico di questa società che si esprime nello spettacolo.
Ma lo spettacolo non è nient'altro che il senso della pratica totale di una formazione economico-sociale, il suo impiego del tempo. E' il momento storico che ci contiene,
di Guy Debord

11
Per descrivere lo spettacolo, la sua formazione, le sue funzioni, e le forze che tendono alla sua dissoluzione, bisogna distinguere artificialmente degli elementi inseparabili. Analizzando lo spettacolo si parla in una certa misura il linguaggio stesso dello spettacolare, in quanto si passa sul terreno metodologico di questa società che si esprime nello spettacolo.
Ma lo spettacolo non è nient'altro che il senso della pratica totale di una formazione economico-sociale, il suo impiego del tempo. E' il momento storico che ci contiene,
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LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord
10
Il concetto di spettacolo unifica e spiega una grande diversità di fenomeni apparenti.
Le loro diversità e i loro contrasti sono le apparenze di questa apparenza organizzata socialmente, che deve essere riconosciuta nella sua verità generale.
Considerato secondo i suoi propri termini, lo spettacolo è l'affermazione dell'apparenza e l'affermazione di ogni vita umana, cioè sociale, come mera apparenza.
Ma la critica che raggiunge la verità dello spettacolo lo scopre come negazione visibile della vita; come una negazione della vita che è divenuta visibile.
shot: Occhi di cristallo, un film di Eros Puglielli, 2005
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BUON CARNEVALE DA ALESSANDRO E MEDDLETV
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