Tuesday, October 30, 2007



"Anche se un essere umano può aver quasi del tutto trasformato il suo corpo in macchina, resta umano fino a quando non gli rimane il proprio ghost (spirito). Il ghost è una specie di spirito, non la merce in generale. E' di sicuro l'incoscio, ma è anche la memoria, che può aiutare a trovare l'identità delle persone".

Kevin Rovins David Morley

Shot: "La tigre e il dragone", 2001, Ang Lee

LA POP ART E LA "COMPLETEZZA CONTAGIOSA DELLE IMMAGINI" CON LA MACCHINA DI ANDY WARHOL
Parte prima
Estraendo dalla mia tesi...
Nel mondo delle arti visive il succedersi di molteplici tendenze mostrano esemplarmente che, in un mondo dominato dalle immagini e della loro simultaneità, di uno sviluppo che moltiplica all'infinito la loro produzione, la ricerca figurativa esce da se stessa, rispetto al suo operare.
La Pop art è considerata uno dei movimenti artistici più tipici degli anni sessanta americano, espresso nella sua area culturale dall'american life. Essa fu recepita prima dagli inglesi che, raccolti a Londra attorno all'Indipendence Group espresso dall'Institute of Contemporaney Art (di cui erano animatori gli architetti Alison e Peter Smitthson), già rivolgevano la loro attenzione verso un nuovo design industriale e anche verso la cultura della vita urbana di massa, quale la fotografia, il cinema, la fantascienza, la musica popolare e la pubblicità.
Lawrence Alloway, cui si attribuisce il primo uso dell'espressione Pop Art, nel 1954 scriverà nella rivista omonima di L.R. Lippard, N. Marmer, N. Calas queste parole:
"Troppo presto. Per di più il significato che io davo all'espressione non corrisponde a quello attuale. Io l'adoperavo insieme a pop culture, per riferirmi ai prodotti di media di massa, non alle opere d'arte che hanno per oggetto la cultura popolare".
La matrice pop è astratta, come lo sono per tradizione il collage e l'assemblage, in tesi dalle pratiche cubiste e dada, da porre alla base dei procedimenti pop.
La corrente americana si offre non tanto di cogliere del nuovo oggetto la sua connotazione kitsch o la forza degradante, bensì il significato del presente, cioè la necessità intrinseca all'interno della vita contemporane che conferiscono una loro dignità estetica.
Per Warhol si tratterà di dare una versione "ripetitiva e seriale", secondo le tecniche della pubblicità e dell'editoria, come la famosa minestra Campbell.
Quando a Warhol fu domandato "perchè Campbell" rispose:
Perchè mangiavo quella minestra. Ne ho mangiato ogni giorno, per una ventina di anni, credo, sempre la stessa. Qualcuno ha detto che la mia vita mi ha dominato. Questa idea mi piace. Avevo bisogno di vivere alle Waldorf Towerse, di mangiare un panino e un barattolo di minestra come quella del ristorante in Naked Lunk.
Cambiamenti che hanno investito il linguaggio, i rapporti tra le persone, i gusti e il costume sociale, ma anche la sfera del mondo ludico e quello sessuale. L'oggetto feticcio, come notò Warhol non ha valore, oppure è visto e vissuto nel pieno dell'estasi del suo valore.
Ogni immagine per Warhol in sè e al tempo stesso ha valore assoluto, quello di una figura da cui ogni desiderio trascendente si è ritirato, lasciando il posto solamente all'immanenza dell'immagine. E in tal senso essa è artificiale.
Warhol è il primo che introduce al feticismo moderno, al "transestetico", quello di un'immagine senza qualità, di una presenza senza desiderio. Il segno warholiano si potenzia perdendo la sua trascendenza, pur perdendo il significato naturale, ma risplendendo nel vuoto di tutta la sua luce artificiale.
La banalità, scrive Baudrilard, diventa nella Pop Art un criterio della salvezza estetica, il mezzo per esaltare la soggettività creatrice dell'artista. Essa dà il benservito all'utopia installandosi nel cuore di nessun luogo, mentre Warhol è lui stesso questo luogo nullo, attraversando lo spazio dell'avanguardia e portando improvvisamente a termine il ciclo dell'estetica. Laddove in macchina è ancora presente come meccanicità surrealista in Picabia e Duschamp o come nella macchinalità, realtà automatica del mondo moderno, Warhol, s'identifica semplicemente col macchinale, dà alle immagini la loro potenza contagiosa...

Friday, October 19, 2007

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"Le immagini che si sono staccate da ciascun aspetto della vita si fondono in un corso comune, in cui l'unità di questa vita non può più essere riabilitata. La realtà considerata parzialmente si afferma nella propria unità generale in quanto pseudo- mondo a parte, oggetto di sola contemplazione. La specializzazione delle immagini del mondo si ritrova, compiuta, nel mondo autonomizzato dell'immagine, in cui il menzognero ha mentito a se stesso. Lo spettacolo in generale, come inversione concreta della vita, è il movimento autonomo del non vivente".
Guy Debord
La società dello spettacolo
Shot: Heat, 1999, Michael Mann.
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" Tutta la vita della società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come in'immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione"
Guy Debord
La società dello spettacolo

Sunday, October 14, 2007












MERY PER SEMPRE (1989)



regia di Marco Risi










Nel 1989 vengono relizzati Mery per sempre ed un altro esemplare capolavoro: Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Sono anni vuoti nella cinemartografia italiana che comincia a fare i conti con prodotti sempre più consoni alla televisione, pronta ad indirizzare nuovi gusti per un nuovo pubblico legato ad un numero maggiore di emittenti.




Con Mery per sempre, si torna a parlare di ragazzi presi per la strada di attori per la maggiore non professionisti. Il film di Marco Risi, rifiutato a Venezia, fu dirompente, atmosferico e capace di lasciare un forte e crudo segno nell'immaginario collettivo. Il successo fu enorme.

Ambientato nel carcere minorile di Malaspina a Palermo (anche se molti degli esterni ed interni furono girati a Roma), mette in risalto il disagio, la trasformazione di personaggi, il cinismo di rappresentanti dell'ordine dello stato, la solitudine e rabbia di ragazzi abbandonati al grigiore di una struttura carceraria incapace di realizzare un pieno recupero morale ed educativo della persona. Ma mette in luce la trasformazione interiore di Mario Terzi (Michele Placido), insegnante di Liceo, un uomo solo che accetta il ruolo al carcere mirorile dove è sufficente una qualifica di 4° elementare.




L'impatto con Malaspina non è semplice per il professore che incontrerà forti difficoltà da coloro che vestono ruoli istituzionali:



"La mia cella è più confortevole di quella dei ragazzi, ma la mia è una scelta.. rimanere in trincea.." è ciò che le comunicherà il direttore al suo arrivo, così sbigottito nel vedere un professore di liceo così ligio al nuovo compito, ma rassicurato immediatamente dalla risposta dell'interessato, il quale lo accerta di essere in attesa di un trasferimento presso una nuova scuola . Nel percorso interno al riformatorio di Marco Terzi, notando il difficile ma pur riuscito inserimento con i ragazzi, cercherà sempre di dissuaderlo dal suo incarico fino al punto di far pagare a tutti i ragazzi la fuga di Pietro (Claudio Amendola) e lo scontro violento con cui verrà punito Claudio. Ma non come un sincero gesto di posizione verso i ragazzi, piuttosto come risultato di discorsi aleatori che alludono la presenza di una talpa fastidiosa da prendere al più presto. Una talpa che ha rotto gli equilibri abitudinari dell'istituzione. Ed essendo ancora irrintracciabile, i puniti per ora erano loro. Ovviamente le allusioni porteranno ad un maggiore rancore verso Marco Terzi. Il direttore vuole paradossalmente sciogliere le belve verso la preda di cui non dice il nome, ma della quale si conosce a perfezione l'odore.


"Qualcuno ha scatenato il caos. Io vorrei che questo qualcuno si facesse avanti, perchè è arrivato il punto che riscuotesse gli applausi. Con questo qualcuno tra poco si faranno i conti.. per ora sarete voi a pagare..".


Mery per sempre è il film delle sfide: di Natale, 9 anni di omicidio da scontare per aver vendicato il padre in una lotta tra bande rivali contro il suo nuovo insegnante. L'obiettivo del ragazzo è tenere salda la posizione di capogruppo forte e carismatico all'interno del Malaspina e in maggior ragione nella piccola e nuova classe dove siedono 7 ragazzi.



Natale più di una volta sfiderà verbalmente il professore in accese discusssioni provocatorie, riguardanti proprio la mafia:



"Mio padre diceva sempre: meglio crepare che tradire!!

o su questioni di meno peso:
"Nella vita c'è chi nasce minchia dura e chi nasce minchia secca; c'è chi le piglia e chi le da..". Ed ancora: "Tu fai parte della terza specie, quella della testa di minchia. Se alla tua età sei finito qui è perchè hai fatto qualche minchiata prima o ti sei messo in testa di venire a fare il missionario come quel fesso del direttore: allora la minchiata la fai adesso. Oppure, beh, lasciamo stare il discorso", alludendo ad eventuali gusti omosessuali del professore, il quale sfiderà sempre il ragazzo, dapprima portando un libro di poesie di Gioacchino Belli da dove legge ai ragazzi Er padre de li santi, mille modi diversi con cui si può nominare la minchia, sdrammatizzando così l'accaduto. In un'altra circostanza di tensione, riuscirà a far riflettere i ragazzi (Natale compreso) narrando la storia della Sicilia, la terra di allevatori, pastori e contadini; la terra ricca di acqua nascosta nelle viscere su cui sono sorti quartieri di cemento come Borgonuovo, Lo Zen e il Cep. Attirerà maggiormente l'attenzione nel momento in cui arriverà a dire che lo scopo della mafia è quello di entrare e cambiare le loro menti e, infine, dando del vigliacco a Natale, perchè "ci vuole più coraggio d'essere un settecarati, con un padre ammazzato, un fratello in prigione", che essere come lui.
Natale, essendo un ragazzo di strada, conosce il significato di ogni singola espressione; sà pefettamente che in Marco Terzi non c'è assolutamente rivalsa nelle parole, ed arriverà a tagliare la torta del suo compleanno con il coltello con cui il professore doveva essere fatto fuori. Natale capisce che la visita del professore nella sua casa e l'aver parlato con il fratello che gli ha raccontato i fatti della loro storia non è stata investigativa ma, al contrario, umanitaria. Natale è una vittima della mafia, un falso eroe. Tutto questo si evince nella sequenza che ritrae il giorno del 18° compleanno, quando ha la notizia, tramite lettera, che la sera stessa dovrà trasferirsi al Lucciardone, il carcere dei grandi. Quì, davanti al professore, mostra visivamente quanto in realtà sia ancora piccolo, malgrado le centinaia di esperienze a cui è andato incontro.

Il film è anche la sfida tra Marco Terzi e le istituzioni, visto che l'uomo si identifica sempre più con i diritti dei ragazzi, percependo giorno dopo giorno quanto questo penitenziario sia solo la sottrazione delle loro forze emotive.. Il completamento delle sue percezioni avverrà quando leggerà il loro tema sull'amore nel quale emergono sentimenti spontanei e soprattutto la figura di Mery, il ragazzo che si sente donna fin da piccola, da quando cioè si metteva le scarpe da bambina per giocare, ed ora si sente un semaforo spento. Mery cura con maniacalità il suo corpo cavalcato di notte, mentre di giorno neanche è sfiorato da uno sguardo perchè nascosto. Il professore bacerà il ragazzo, mostrandogli di essere un uomo coraggioso per indicargli però i suoi gusti diversi.
I rapporti conflittuali, sempre presenti all'interno del riformatorio, si trasformeranno poco alla volta in una reciproca stima, dove emergeranno figure diverse ma con un comune denominatore: la solitudine.
La sceneggiatura di Petraglia e Rulli suggella i personaggi di Claudio, Giovanni (king -kong) e Matteo.

Il film, tratto dall'omonimo romanzo, fu proposto alla regia sia a Francesco Rosi che ai fratelli Taviani e Damiano Damiani. Marco Risi ne ha tra tratto la sua opera sicuramente migliore.
Alessandro Dionisi








Saturday, October 13, 2007

" La verità è nel silenzio, la forza nella quiete.. Non c'è lotta senza pace interiore..."
CHROUCHING TIGER, HIDDEN
DRAGON
(La tigre e il dragone)- 2001
Ang Lee