Monday, January 28, 2008



ONE HOUR PHOTO
(2002)

Sy (Robin Williams) è tecnico in un laboratorio fotografico all’interno di un centro commerciale in una piccola contea americana. E’ un uomo che non ha famiglia e il suo sogno è quello di averne una. E’ meticoloso nel suo lavoro, uno spirito perennemente fanciullesco, attento e soprattutto gentile con i suoi clienti. La sua malinconia si manifesta nella duplicazione delle foto che sviluppa e incolla a mosaico lungo una grande parete all’interno del suo vuoto appartamento . Will, Nina e il piccolo Jake, ovvero la famiglia Yorkin, rappresentano la felicità che lui non ha. Sono clienti dal matrimonio. Per Sy dentro i rullini mai sono fotografate le piccole cose, “quelle che raccontano la vera storia della nostra vita”, ma al contrario si “trovano quelle di famiglia che ritraggono volti sorridenti, tra matrimoni, vacanze e compleanni”. Insomma gli album fotografici contengono sempre più spesso esistenze felici, poiché nessuno ha voglia di scattare momenti diversi.
Il rapporto tra Sy e la famiglia Yorkin è vissuto diversamente da ogni singola persona. Il piccolo Jake da molta confidenza a "zio Sy”, vedendo in lui un uomo solo e lo racconta alla propria madre una sera prima di addormentarsi. A Sy confida la storia del robot Evangelation, l’eroe buono che vola in cielo ed ha una spada utilizzata solamente per uccidere i mostri cattivi. Nina inizialmente è diffidente verso Sy ma si scioglie con lui quando, seduti entrambi a bere un aperitivo dentro un bar, nota che leggono lo stesso romanzo di Deepak Chopra, The path to love.

“La coincidenza dell’evento è un elemento positivo per Deepak Chopra”, racconta Sy alla ragazza e “le cose che temiamo di più sono quelle che già ci sono capitate..”
La malinconia di Sy e il carattere introverso ha un risvolto negativo nell’ambiente dove lavora. Il direttore Bill non fa a meno di controllarlo ripetutamente dalla sua stanza attraverso i monitor e non si tratterrà di licenziarlo nel momento in cui scopre che molte centinaia di copie di stampa sono scomparse durante gli ultimi periodi. In più lo accusa di essere una persona troppo suscettibile e inaffidabile. Un modo dunque per sbarazzarsi di Sy che nel frattempo ha visto crollare il suo mondo retto sul modello della famiglia Yorkin. Durante lo sviluppo di un rullino portato da una ragazza di nome Maya scopre che Willi ha con lei dei rapporti sessuali.

Facendo il gioco semplice di scambiare le foto tra le parti, quelle portate da Nina e dalla stessa ragazza, comincia a pedinare la prima, segue i movimenti della famiglia aspettando una reazione che mai arriverà. Nulla cambia e il crollo morale dell’uomo aumenta. Ora si sente sconfitto doppiamente. Il malessere porta Say sul punto di decidere che la vendetta sarà consumata con le proprie mani. La sua follia mianiacale scatta flash dopo flash, istantanea dopo istantanea. Il film comincia ad avere una tensione emotivo nuova, guidata dalla rabbia di Sy (e direi di uno straordinario B. Williams nelle vesti del personaggio violento e perverso, rivisto solo in Imsonnia ). Ora con sè nasconde un coltello da caccia e una macchinetta fotografica. Però involontriamente si complica il regolamento del conto finale: poco prima ha portato a sviluppare nel laboratorio un rullino dove è immortalata a più riprese la figlia del suo ex direttore il quale non tarda denunciando il tutto. I detective irromperanno da Sy e nella casa semideserta troveranno sulla parete moltissime foto della famiglia Yorkin, dove il viso di Willi è sempre tagliuzzato. I poliziotti avvertiranno immediatamente Nina che dirà loro il luogo dove il marito è con la propria amante.

Da questo momento Sy è scovato quando, seguendo i due amanti, sta per vendicare il suo dolore. Ha già prenotato una stanza d’albergo dove sono i due e nell’attimo decisivo si finge barman per entrare nella loro. Prima li minaccia con l’arma per far uso poi della violenza psicologica: vuole che gli amanti trovati nudi fingano di fare sesso. La rabbia aumenta di pari passo alla disperazione e all’ossessione verso la famiglia Yorkin. A questo punto Maya deve masturbare con la bocca Willi sotto la minaccia sempre più forte. Sy fotografa ripetutamente le scene cercando di esorcizzare il dolore. Deve ora curare la propria malattia chiamata “identificazione”; deve purificarsi attraverso l’ennesima perversione..

“E’ sposato detective? Ha dei bambini?”

“Lei detective è un buon uomo: una persona che sa riconoscere la propria fortuna. Non trascurerebbe i suoi figli. Non chiederebbe loro cose che mai potrebbero fare… Fotografie perverse, ignobili. Willi Yorky ha tutto gettato al vento.. non è un buon padre..”


Con le manette ai polsi rivede le sue foto, ricostruisce nuovamente il suo immaginario nella solitudine. In quest’ultima sequenza sembrano pezzi di puzzle con cui modellarsi un’identità. Sy è lasciato solo, pensieroso e malinconico. Sogna nuovamente ad occhi aperti: nell’ultimo fotogramma che gli scorre davanti è accanto alla famiglia Yorky. Sorridente..

Regia: Mark Romanek
Con: Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Gary Cole



SCONTRI NEL MARE
Lo spettacolo dei miei anni continua tra risa di comprensione. Ragazze piccole si rincorrono nella corsia centrale dove passa il tram. Affianco ci sono ragazzi nel mercato. Li vedo che trafficano parole, espressioni. Daniele continua imperterrito la sua corsa. Ha ragione lui. Lo porto dentro una camera ardente. A pestare ortiche. A smarrire la serenità. A vomitare dentro. Corre la macchina sulla corsia destra. Percorre la sua traversata liscia, accarezzata dal vento, al fianco di uomini che camminano sui marciapiedi vicino l’ospedale, alle autoambulanze ed ai nottambuli scagliati verso luoghi incubati della città. Attraversiamo Piazzale della Radio, il ponte di ferro e ci avviciniamo sempre più verso Via Ostiense. C’è movimento, è venerdì sera. La terra è fradicia un po’ per la pioggia, un po’ per la sporcizia accumulatasi in questi anni. Ostiense, dimenticata da tutti, proprio nei giorni in cui è diventata l’happening per eccellenza, con le sue luci colorate, i suoni di ogni locale, gli uomini che camminano soli, le vecchiette affacciate alle finestre. Il centro del centro. La messa in scena di una danza erotica di richiamo. Ostiense non si corica mai, viaggia nel suo labirinto dove si incrociano persone e persone. Viaggia nei suoi flash e non si ferma più. Ostiense non sospende il tempo. Ostiense non conosce sospensioni. Ostiense si incanta indossando un impermeabile. Una bambola scaraventata a terra. Luci da un barcone sul Tevere. Il fango. Le macchine ferme. Un ragazzo languisce dietro una ragazza camminando insieme a lei. I vigili urbani discutono con ragazzi che traballano di fronte. Esiste un crimine. Gocciola la libertà. Gocciala il rancore. Gocciola la libertà. Gocciolo cercando di passare in volo.


(aspettando di allontanare la pigrizia per concluderlo....)

Saturday, January 26, 2008

LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord




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Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso.

Friday, January 25, 2008



LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord
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La separazione fa essa stessa parte dell'unità del mondo, della prassi sociale globale che si è scissa in realtà e in immagine. la pratica sociale, di fronte alla quale si pone lo spettacolo, è anche la totalità che contiene lo spettacolo. Ma la scissione che è in questa totalità la mutila al punto da far apparire lo spettacolo come il suo corpo.
Il linguaggio dello spettacolo è costituito da dei segni della produzione imperante, che sono nello stesso tempo la finalità ultima di questa produzione,

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Non si può opporre astrattamente lo spettacolo e l'attività sociale effettiva, questo sdoppiamento è esso stesso sdoppiato. Lo spettacolo che inverte il reale è effettivamente prodotto. Nello stesso tempo la realtà vissuta è materialmente invasa dalla contemplazione dello spettacolo, e riproduce in se stessa l'ordine spettacolare portandogli un'adesione positiva. La realtà oggettiva è presente da entrambi i lati. Ogni nozione così fissata non ha per fondo che il suo passaggio nell'opposto: la realtà sorge nello spettacolo, e lo spettacolo è reale. Questa alienazione reciproca è l'assenza e il sostegno della società esistente.




I politici al cinema

Ieri sera avevo un impegno con un mio amico per andare a fare delle riprese sulla prossima l'uscita del documentario "La mia vita è stata una corsa", pellicola che tratta dell'esilio di Bettino Craxi di alcuni anni fa.. L'idea non certo stuzzicava il miei interessi, ma poi ripensandoci ho deciso di andare. Alla fine i documetari se posso li vado a vedere con piacere.
Facendo una piccola ricerca su Internet abbiamo letto che avrebbero partecipato il Cavaliere e Veltroni. A quel punto ho cominciato soffrire pruriti dappertutto, mi è tornata l'acne e fuori faceva freddo più del solito... Insomma non volevo muovermi dal pc ed avrei acquistato 10 pacchetti di figurine per riempire l'album della Panini a cui tengo tanto . Ma poi con Andrea, mio compagno di avventure (e di sventure o come le chiamiamo noi, sfighe), decidiamo di muoverci perchè l'impegno l'avevamo preso.
Casomai, pensavamo, se ci fossimo annoiati, cosa probabilissima, ce ne ne saremmo andati subito... E così partiamo con le nostre telecamere e il nostro cavalletto. Nella testa mi frullavano anche alcune domande da fare alla figlia di Craxi, tipo: "Se domani venisse invitata in una scuola per un seminario sulla democrazia ed un ragazzo di 15 anni, che non ha conosciuto attraverso i media suo padre le chiedesse di descrivere la figura di Craxi uomo e Craxi politico quali prime parole pronuncerebbe? "; oppure "se suo padre fosse interessato alla televisione..", ed infine se "preferiva quella pubblica o privata.." quest'ultima suggeritami da Andrea. Insomma non mi interessava parlare di Craxi politico, di tangentopoli, della P2, di democrazia. Avevo urgente bisogno di conoscere l'uomo in pantofole davanti la tv con una buona tazza di caffè caldo !!!
Arrivati di fronte al cinema e tre banche nel quartiere Parioli ad apettatere gli invitati c'era tanta, ma dico tanta polizia, moltissimi vigili, transenne divisorie, carabinieri, donne e uomini alla finestra e bandiere di Forza Italia. Si erano dimenticati le pannocchie e le castagne. Un peccato.
"Madonna" ho pensato, "hanno mobilitato tutte queste forze dell'ordine per la presentazione di un documentario?"
Ce ne volevamo andare, ma poi la curiosità ha preso un pò il soprevvento.
Il resto è cosa da tutti i giorni, da Grande Fratello da Festival del Cinema o semplicemente da centro commerciale alle 16 di qualsiasi sabato in città.
Ma qui, cari lettori e care lettrici, devo raccontarvi qualcosa di diverso.. Voi vi aspettavate forse Francesco Totti, Manuela Arcuri, Simona Ventura, Bettarini, Briatore, le veline. Invece no: hanno sfilato per noi Carlo Azeglio Ciampi, Letta, La Russa, Forlani, Gasparri (già, il ministro del disegno di legge sulla televisione...) Questo cinque minuti dopo che si decidevano le sorti di questo asmatico paese. E lui? Si, dico Lui, il Cavaliere. Seppur con un piccolo ritardo non è mancato, come copione volesse..La star, il Truman Show è arrivato con i suoi uomini. Ho avuto paura che mi vedesse il cavalletto!! Difatti l'ho tenuto chiuso dentro il suo contenitore.
Tutto questo tra molte luci accese, giornalisti che si spingevano e richiamavano il sorriso di questo e quello, non sapendo in realtà poi chi fosse l'uno nè l'altro. Tutti sono arrivati al momento giusto, sfilando come in una passerella di Miss Italia presentata da Fabrizio Frizzi e mostrando, dato poco allegro in una serata che di allegro aveva solamente l'autobus passato in orario, sorrisi meccanici. "Sembrano robot, comandati a distanza", avremmo detto fino a qualche anno fa...Oggi non più. Secondo me, tutti questi uomini e donne da prima pagina di giornale hanno perso il barlume della coscienza (un poco forse qualche anno fa lo avevano, chissà...), sono oramai pienamente integrati in uno spettacolo voluto, di cui sono loro le prime vittime e non i trionfatori di un premio artefatto, mai esistito.

Ma ciò che più mi ha lasciato perplesso è stato l'atteggiamento dei giornalisti e degli operatori televisivi (non tanto dei fotografi): ci si può incazzare perchè apprendi in quell'istante che il "Tuo governo" è crollato, fai il catastrofista per alcuni minuti fino al prossimo ciak (quello della miss sessantenne), rivendichi di essere perseguitato e poi come t'arriva di nuovo il politico telegenico (colpo di tosse, scusate)ti prostri a chiedergli di fare un sorriso?
Urli quel sorriso come se per te fosse questione di vita o di morte; rimarrebbe a te un senso di colpa, se non lo ottieni, alla stregua di una punizione che il prete della parrochia ti ha dato da bimbo dopo avergli raccontato della tua prima masturbazione. Allora che fai giornalista? Glielo ripeti ancora e poi ancora.. Se parlassimo ora tu ed io, mi risponderesti che è il tuo mestiere, ed io ti ripeterei che se continui a vivere nel doppio (e non solo tu, sia chiaro) un giorno potresti diventare folle...
Per quanto concerne gli operatori, ci sarebbero pagine da scrivere e litri d'ichiostro da consumare ( come si diceva un tempo..).. Però mi ha nuovamente sorpreso questo loro lavoro così meccanico, il disinteresse di saper chi avresti ripreso..Capisco che spingere su On e Off tutti giorni alla fine stanchi, ma se non ci animiamo un pò tutti si collassa prima o poi... Animarsi, non schiamazzare di continuo e fare le resse per sapere di chi fosse figlio il ragazzo x, o la ragazza y come è successo ieri sera e come succederà per eventi di maggio portata.
Ragazzi che vergogna. Oramai tutti inceneriti dal gossip. Ma in fondo lo vogliamo poichè ci giustifica, ci culla e ci protegge dalle intemperie della coscienza; ma prima di tutto ci evita di confrontarci e di conoscerci..

A proposito: il documentario non l'ho visto...ma Stefania Craxi l'ho intervistata. Però non ricordo cosa m'ha detto !! Giuro.
Alessandro Dionisi
Shot: Citizen Berlusconi (Susan Gray)
Il Caimano (Nanni Moretti)
Re per una notte (Martin Scorsese)

Sunday, January 13, 2008



LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO

di Guy Debord
6
Lo spettacolo, compreso nella sua totalità, è nello stesso tempo il risultato e il progetto del mondo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione sovrapposta. E' come dell'irrealismo della società reale. In tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto di distrazioni, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante.
Esso è l'affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione, e il consumo conseguente.
Forma e contenuto dello spettacolo sono l'entrambe l'identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente. Lo spettacolo è anche la presenza permanente di questa giustificazione, in quanto occupazione della parte principale del tempo vissuto al di fuori della produzione vivente.

Wednesday, January 9, 2008

Sunday, January 6, 2008













"IL POSTO DELLE FRAGOLE"
RUBRICA DI CINEMA

Monica e il desiderio (1953) di Ingmar Bergman

Il viaggio rappresenta, in questo film di Ingmar Bergman, il desiderio di fuga da parte di Monica (interpretata da un’eccellente Harriet Andersson), una ragazza di 18 anni, proveniente da una famiglia proletaria e sempre più in difficoltà di convivenza, all’interno di una Stoccolma inaridita e piccolo centro di voci, curiosità, pettegolezzi, all’ordine del giorno.
Il grande centro si restringe, dunque, in un melanconico e ripetitivo stile di vita; centro per la ragazza di un mondo morto, ma luogo dove conosce Harry, un giovane di 19 anni, anch’egli insofferente di fronte ad una città che lo schiaccia. Quest’ultimo però vive la propria solitudine in maniera diversa, occupato perennemente con i sensi di colpa che lo inibiscono di fronte ad un desiderio forte di evasione.Harry, trattato male sul posto di lavoro, decide di fuggire insieme a Monica e al suo desiderio portato all’estremo. Ma i due vivono il sogno diversamente: per il ragazzo dovrà essere un’estate di passione, mentre per la giovane una definitiva estasi romantica da vivere in solitudine per non rimanere soffocata dalla realtà. Il mondo fantastico di Monica coinvolge pienamente Harry, al punto di licenziarsi ancor prima che arrivassero lettere di richiamo per i suoi comportamenti non più tollerati dalla direzione.

Il Viaggio
Proprio dopo una notte passata insieme su una barca, inizia l'avventura intorno l'arcipelago svedese e qui la maestria registica di Bergman fa innamorare autori come F. Truffaut e J-L- Godard per questo film ed apre le porte alla Nouvelle Vague.
Il regista svedese coglie in presa diretta la realtà: Monica ed Harry sono immersi nel sonoro, nel calpestio dei sassi, nella corrente dell'acqua e nello scroscio delle onde che battono contro gli scogli. Ci sono attimi in cui il film non esige dialogo, poichè la natura canta la sua bellezza e i due protagonisti si muovono in libertà scalzi tra le rocce e tra le onde del mare.
" A quest'ora nella mia città si sono ribellati e anche nel mio scantinato", dice ad un certo punto Harry.
"Noi ci siamo liberati contro tutto e contro tutti; ci siamo liberati dei ricordi. Siamo gli amanti della foresta", ribatte Monica..
La realtà è bellezza e rumore assordante della natura nel silenzio. Il dialogo per alcuni attimi si interrompe e lascia cantare il ronzio degli insetti, laddove i due protagonisti si muovono in piena libertà, arrivando a rubare cibo in una casa al mare nel momento in cui ne avevano bisogno. Monica crede follemente a questo desiderio e ruberà proprio in previsione di nutrirsi anche in futuro. La città è oscura, passata, rimossa.

LA FINE DELL'ESTATE: IL RITORNO

La conclusione dell’estate coincide con la razionalità ed il senso di colpa, ma anche con il compromesso della realtà nei pensieri di Harry, deciso di portare avanti gli studi e trovare un nuovo lavoro. La conclusione dell’estate coincide anche con la liquidazione dei sogni di Monica, al rassegnamento indotto al ritorno. I due si sposano e la ragazza perde la spontaneità del sogno vergine, manifestando segni di irrequietezza con il proprio marito e la bambina appena nata. Monica perde il senso romantico nel vivere le cose, così fuggitivo ma unico a renderla vera. Il nervosismo si tinge sul suo viso, con cattive reazioni: odia il pianto della bimba, vedere il marito che studia la matematica e lo squillare della sveglia. La nullità che imperversa trova sfogo nell’adulterio, mettendo in luce il rapporto squilibrato tra uomo e donna che Bergman spesso metterà in evidenza (Il posto delle fragole; Donne in attesa; Scene di un matrimonio; L’adultera; Il silenzio; Un mondo di marionette), nella disillusione dopo la vampata iniziale, nell’arrivo del compromesso.Monica e il desiderio è la pellicola che ha fatto coniare la frase in J-L- Godard: “Il cinema di Bergman è la capacità di diventare fotogramma l’intero universo”e riconoscere “l’inquadratura più triste del cinema”, il primo piano su Monica alternato alle luci al neon dei locali equivoci che comincerà a frequentare. Monica guarda in macchina mostrandoci il suo desiderio cancellato.
Anche Harry nel finale del film guarda in macchina mentre tiene in mano la bimba: sprofondato nel peso di un’avventura estiva così lontana per le sofferenze successive, ma altrettanto vicina mentre i suoi occhi sognanti vedono Monica correre libera e nuda sugli scogli di un trasparente mare..

MONICA E IL DESIDERIO
Un film di Ingmar Bergman
con Harriet Andersson, Lars Ekborg, John Harryson
sceneggiatura Ingmar Bergman
musiche Erik Nordgren
fotografia Gunnar Fischer

Thursday, January 3, 2008

Qualcosa si muove....
Scena 14 Esterno giorno
Al di fuori della casa due gruppi separati di persone, composti da 4 soggetti ognuno, si guardano in maniera cagnesca, di sfida. Ogni persona ha in mano oggetti quali: sassi, bastoni in legno e spranghe di ferro. La strada è completamente deserta, sporca e non si vede altra gente ai ridossi. Una delle due piccole bande sembra maggiormente portata allo scontro fisico, soprattutto dai toni verbali di minaccia e dai gesti rivolti agli altri. La seconda banda, al contrario, pur mantenendo in mano gli oggetti di sfida, cerca di ragionare di più, soprattutto con Nicola ( che sembra esserne il capobanda) o meglio, prova a far capire quanto in realtà sia inutile scontrarsi per un qualcosa inutile, poiché non c’è più nulla. Difatti le persone non sembrano affamate o sospinte dal bisogno sessuale. Girano più che altro per curiosità di fronte ad una casa che rimane diversa rispetto al panorama di vuoto che c’è attorno ad essa. Chiameremo A il gruppo di Michy (quello apparentemente più aggressivo) e gruppo B il gruppo di Nicola.