Friday, May 23, 2008




oneplusone
L’attesa..

Vi hanno costruito una terra comune dove vi specchiate, giocate tra parchi a tema ludici e spettacolari.

Siete dentro Dysneyland ed avete paura di uscire.

L’indiano, nelle terre sconfinate, doveva inginocchiarsi accanto la sua preda morente, avvicinare la bocca per rubare il suo ultimo respiro, per impossessarsi della sua velocità.

Continuate a recitare la preghiera della serenità, interconnessi di fronte a un Dio virtuale.

Intanto qualcuno sorveglia e mira la vostra immobilità.

Ci sono moltissime interferenz



Una lettera, una sfida e una storia di potere fanno da sfondo a dieci videolezioni di ciclomeccanica più uno speciale sulla bicicletta a scatto fisso. Inoltre nel DVD è presente un documentario sul progetto EcoTaxi nato dalla cooperativa sociale BlowUp di Roma. Prodotto in collaborazione con Tam Tam Formazione e Servizi e patrocinato dal Circolo Legambiente “Aframbiente”.

a-BiCi

videocorso di ciclomeccanica

+
En route pur la joie

storia di un ecotaxi e di una ciclofficina

meddleTv presenta il suo primo dvd, prenotabile sul sito www.produzionidalbasso.org

Thursday, May 1, 2008

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
Cap.18
di Guy Debord

Là dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico. Lo spettacolo, come tendenza a far vedere per il tramite di diverse mediazioni specializzate il mondo che nonn è più direttamente coglibile, traova naturalmente nella vista il senso umano privilegiato che in altre epoche fu il tatto; il senso più astratto, e più mistificabile, corrisponde all'astrazione generalizzata della società attuale. Ma lo spettacolo non è identificabile al semplice sguardo, sia pure combinato con l'ascolto. E' ciò che sfugge all'attività degli uomini, alla riconsiderazione e alla corrente della loro opera. E' il contrario del dialogo. Ovunque vi è rappresentazione indipendente, lo spettacolo si ricostituisce.

Friday, April 11, 2008

ONEPLUSONE

E’ successo tanti anni fa.
Quando la vostra porno rabbia, il crimine dell’illusione si è arreso alla quotidianità lisergica dello spettacolo.
Lo spettacolo …
Avete una pallottola puntata dietro la nuca.
Ma siete ancora controllati al di là del filo.
La percezione vi trasforma continuamente in collegiali immobilizzati a terra o in bastardi convertiti dalla stanchezza.
Nella città si muovono uomini senza carne.. nella città ci sono persone sull’onda di una crisi di nervi. Nella città il mondo orwelliano non è più una minaccia, ma un modello di assuefazione..
oneplusone.
Protetto da meddletv


Tuesday, March 25, 2008

STRADE PERDUTE
Strade perdute racconta il cinema fatto di immagini, sogni, utopie, emozioni e testimonianze

http://stradeperdute.wordpress.com

Monday, March 24, 2008

GLI UOMINI DIETRO LE QUINTE



LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord
cap.17
La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima. Nello stesso tempo ogni realtà individuale è divenuta sociale, direttamente dipendente dalla potenza sociale, modellata da questa.
Se le è permesso di apparire, è soltanto in ciò che essa non è.

Thursday, March 20, 2008

ATALANTE

LETTURA VELOCE DELLA PELLICOLA

Nel 1895 Filoteo Alberini brevetta il Kinetografo, macchina per la ripresa, la stampa e la proiezione cinematografica. Nel 1905 fonda a Roma il primo teatro di posa, che nel tempo diventerà una vera e propria casa di produzione chiamata Cines. Proprio nello stesso anno gira La presa di Roma, primo film di ambientazione storica, genere che avrà fortuna insieme al dramma sentimentale. La diffusione dei due generi, sopratutto quello storico, fu facilitato dalla possibilità di utilizzare scenari naturali e monumentali e dalla grande massa di comparse favorita da una impressionante disoccupazione presente in Italia. Inoltre non va dimenticato che proprio in quegli anni, che portarono al fascismo, il Kolossal favorì l'esaltazione della romanità. Tra i registi vanno ricordati Giovanni Pastrone (1882-1959) che realizzò La caduta di Troia(1910)-primo kolossal italiano- e sopratutto Cabiria(1914), pellicola che influenzò il cinema hollywoodiano e un maestro come Griffith, anticipandone lo stile;Enrico Guazzoni che realizzò Quo Vadis ?(1913)e Giovanni Novelli Vidali, autore di Spartaco (1913). Nel secondo decennio del '900 l'Italia aggiunse al filone storico quello del dramma mondano e si impose al pubblico internazionale. Consacrò la popolarità di molte dive come Lydia Quaranta, Italia Almirante Manzini e Lydia Borelli. Queste figure femminili furono le protagoniste dei drammi ispirati ora ai romanzi di Gabriele
D'Annunzio, ora agli autori francesi più in voga.


Video tratto dal film Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone

Sunday, March 16, 2008

ATALANTE
LETTURA VELOCE DELLA PELLICOLA



Il percorso di Georges Mèliés ( Parigi 1861-1938) è attraversato da una produzione scenica nuova, creativa, illusionistica e fantasmagorica. Nel “teatro delle illusioni” il prestidigiatore si muove con eleganza e naturalità in un contesto, la società parigina e il teatro di Robert- Hudin, dove pittori, musicisti, attori, correvano lungo percorsi per conquistare senza indugio la natura dello spazio cosmico.
Mèliés fu suggestionato anche dalla scuola Inglese, dove frequenta L’Egyptian Hall, un rinomato teatro “magico” di Picadilly . Qui John Nevil Maskelyne e George Alfred Cooke avevano provocato una vera e propria rivoluzione nella disciplina inserendo i trucchi dentro un tessuto narrativo continuo e presentandoli come i punti culminanti nello sviluppo dell’azione. Méliès si esibirà regolarmente all’Egyptian Hall.
Nel 1888 Méliés diviene proprietario del teatro già appartenuto a Robert- Houdin e lo restaura aggiornando le macchine sceniche e sostituendo i vecchi drappeggi con un elegante scenografia. Il 5 ottobre dello stesso anno propone la prima illusione da lui creata, La Stroubaika Persane. D’ora in poi spettri impalpabili, caverne fantastiche e fontane maledette circondano da ogni parte lo spettatore.
Con Méliés si passa dallo spettatore all’immagine, dall’universo interiore al fantastico esteriore. Fantasmagoria, finzione, sogno, immaginario, flusso, animazione…
Nel 1889 Mèliès, migliorando la sua tecnica, usa la Lanterna Magica per la proiezione di lastre semitrasparenti, sovrapposte in modo da consentire la visione di scenari in dissolvenza grazie all’uso di alcune lampade Moltemi
Trucco filmico: i trucchi di Mèliés sono “la chiave del nuovo mondo” secondo l’espressione di M.Bouman.




In L’Homme a la tète en caoutchouc (1902) l’attrazione è costituita dal folle chimico pronto a sottoporre la propria testa ad un terribile esperimento di pneumatica cerebrale. La testa di Méliés tutt’altro che disposta ad accettare il trattamento, commenta i gesti di colui che l’ha messa su un tavolo inquadrato da un arco a sesto ribassato e l’ha gonfiata con l’aria immessa nella carotide mediante un tubo di gomma. La testa assume proporzioni gigantesche , poi si sgonfia. Il chimico chiede all’assistente di ripetere l’esperimento. L’incauto collaboratore esercita sul tubo una pressione eccessiva, e la testa esplode in una nuvola di fumo: il chimico, furibondo, lo butta fuori dalla porta. Il trucco è semplice quanto di grande effetto: Méliés trova trova il sistema di introdursi dentro una sorta di baule tappezzato in tessuto nero in modo che solo la testa possa impressionare la pellicola. Il baule è collocato sopra un carrello che scorre su binari in pendenza verso la macchina da presa, che rimane fissa. Il carrello avanza verso la macchina, dando l’impressione che la testa si alzi e si ingrandisca. La “salita” è stata minuziosamente calcolata in modo da consentire al piano del tavolo di coincidere con la base del collo di Méliés mentre le dimensioni della testa aumentano di fronte all’obiettivo, il cui fuoco viene attentamente regolato nel corso del movimento. Un ‘accurata sovrimpressione con il resto della scena (ovvero lo spazio esterno all’arco entro cui la testa esplode, mediante il consueto effetto di sostituzione), e il gioco è fatto..

Friday, March 14, 2008

ATALANTE
LETTURA VELOCE DELLA PELLICOLA CINEMATOGRAFICA


Il cinematografo accresce doppiamente l’impressione di realtà della fotografia, da un lato restituendo agli esseri e alle cose il loro movimento naturale, dall’altro proiettandoli,liberati dalla pellicola e dalla scatola del chinetoscopio, su una superficie ove essi sembrano autonomi. La nascita del cinematografo la possiamo ritenere relativa. Già Edison aveva animato la fotografia e Reynaud proiettò sullo schermo immagini animate. La sua originalità sta proprio nell’aver relazionato in un sistema unico la fotografia animata e la proiezione.
I fratelli Lumière lo indirizzano verso le applicazioni scientifiche e non spettacolari, ovvero tra le innovazioni tecnologiche che hanno portato radicali cambiamenti nella cultura che va dal 1880 allo scoppio della prima guerra mondiale, caratteristiche, inoltre, nel modo nuovo di esperire lo spazio e il tempo..
Ciò che attirò nel cinema dei fratelli Auguste e Louis Lumière, non fu tanto un’uscita dalle fabbriche o un treno dalla stazione, ma un l’immagine del treno e un’immagine dell’uscita dalla fabbrica. Non era per il reale, ma per l’immagine del reale che si facevano le resse agli ingressi dove si proiettavano gli spettacoli, ingressi come quello del Salon Indien. Lumière, a differenza di Edison, ebbe l’intuizione di filmare e proiettare come spettacolo ciò che spettacolo non era: la vita quotidiana, gli uomini che pensano ai loro affari, il movimento nelle città, il semplice colloquiare all’interno di un caffè..






1° film: L'uscita dalle officine Lumière (1895)( La sortie dans les officines Lumière)
2° film: L'arrivo di un treno alla stazione di la Ciotat (1896) (L'arrivè d'un train a la Ciotat)

Tuesday, March 11, 2008

1968-2008: intervista a Franco Ferrarotti













IN LINEA CON L’ASSASSINO (2002)
Di Joel Schumacher
Stu Shepard (uno strabiliante Colin Farrel) è un Press Agent imbroglione che racconta balle di professione. Si muove tra le strade di New York ed è un manipolatore che non sa più la verità, talmente indaffarato con rapper bisognosi di successo, attricette desiderose di solcare gli studi televisivi ed avvenenti pubblicisti. Si muove nel caos urbano, nell’inquinamento acustico e soprattutto elettromagnetico. Proprio su quest’ultimo Joel Schumacher si sofferma nelle prime sequenze del film, accostando alla voce off, inquadrature suggestive:
“ Si contano circa 8 milioni di abitanti nei 5 distretti di New York. 12 milioni nell’area metropolitana. Ci sono quasi 10 milioni di linee telefoniche con oltre 50 gestori. 3 milioni di New Yorkesi usano il telefono cellulare. Una volta era indice di inferiorità mentale vedere gente che parlava da sola; invece oggi è status simbol e la telefonia mobile va rapidamente soppiantando il gettone. Nonostante l’uso crescente di apparecchi cellulari, si calcola che 4,5 milioni di residenti e 2 milioni di turisti usino il telefono pubblico. Questa è la cabina telefonica tra la 53^ e 8^, forse l’ultimo vestigio di privacy di Manhattan. E’ l’ultima di questo tipo regolarmente funzionante. Da qui partono fino a 300 telefonate al giorno. La cabina è stata scassinata ben 41 volte negli ultimi sei mesi. Ne hanno programmato l’abbattimento e la sostituzione con una struttura a chiosco per le 8 di domani mattina. A neanche due isolati da qui ecco l’uomo destinato ad essere occupante di questa mattina”.
Il prologo è un avvertimento al quale lo spettatore andrà incontro. L’area dove si muove Stu mai come questo film la sentirà così ristretta, claustrofobica. Quest’area è una cabina dove si vivrà un intenso thriller, dove il warkaholic (alcolizzato da lavoro) sarà vittima.
Stu, arricchisce il suo menù lavorativo organizzando eventi, aumentando telefonata dopo telefonata la sua leadership, condivisa dalle persone che cadono nel tranello del trionfo pubblicitario. Il nostro Press Agent vive sull’onda del successo anche con le donne: sposato con kelly ha anche una fidanzata, Pam, innocente e sognatrice, manipolata quotidianamente per un successo che prima o poi cavalcherà
“Tu sei la persona più famosa a cui ho fatto la pubblicità. Ho detto a qualche cronista mondano che Mel Gibson cerca attrici per il suo nuovo film e che sta decidendo tra Cameron Diaz, Julia Roberts e la mia cliente del cuore: tu !! Ho in corso una conferenza al City Hotel (guardando l’Hotel …) e pensavo che potresti venire qui, ed ho un paio di persone di Martini da presentarti”.
Queste sono le sue ultime parole prima di rispondere inconsapevolmente allo squillare di un telefono pubblico dentro una cabina telefonica.
Le parole dell’interlocutore non sono affatto morbide, come il tono di Stu verso un ragazzo che gli ha portato appena una pizza, confermandogli a più riprese che l’ha ordinata.
L’interlocutore si presenta subito come un cecchino che lo perseguita ed ora lo minaccia di non lasciare la cabina, altrimenti “come trasforma una persona in un Dio è capace di trasformarla in una merda”. Attenzione, ubbidienza e soprattutto ascoltarlo: questi sono gli ordini che gli vengono impartiti. L’interlocutore si presenta con toni da angelo vendicatore, da moralista estremo, a cui Stu deve con la massima sincerità pentirsi pubblicamente dei suoi peccati. L’interlocutore sa che la telefonata si trasformerà nell’evento mediatico più importante degli ultimi anni. La simultaneità ne sarà la protagonista. Con i dovuti metodi (il laser perennemente puntato sul corpo) Stu sarà sottoposto a tormentose richieste e in una delle strade di New York si consumerà un delitto al quale sarà inevitabilmente coinvolto, fino a prossimo svelamento, perché costretto a trattare continuamente dentro la cabina le minacce. Difatti un protettore di prostitute che rivendicavano i loro diritti per telefonare dalla cabina, cerca di prima di scuotere e poi di abbattere con una mazza da baseball i vetri per farlo uscire e picchiarlo, ma verrà ucciso dalla finestra da cui si nasconde il cecchino. Stu è praticamente nei guai: ora sono le ragazze che pensano che abbia estratto una pistola e sparato il colpo.
L’interlocutore chiama Pam e Sally raccontando la verità su Stu, mettendo alla prova i suoi nervi. Tutto questo in viva voce per fargli ascoltare le sue potenzialità e distruggerlo moralmente in brevissimo tempo.
Stu giustifica, in preda ad una disperazione che aumenterà sensibilmente fino a farlo arrivare alla pazzia, al suo interlocutore la storia con l’amante:
“ E’ solo fantasia. E’ come avere una bella casa, ma ogni tanto sogni una breve vacanza. Una bella stanza dell’albergo con una bella vista. E magari una piscina: ma solo fantasia. Perché casa non l’abbandoni mai”.



Il cecchino è un tipo duro, insensibile e sarcastico al tempo stesso. Ma è soprattutto un cinico che dalla sua finestra lo punta con una calibro 7-62 al carbonio. Rivendica al ragazzo quel suo modo sprezzante usato verso il ragazzo che poco prima gli ha portato la pizza e l’ egoismo. E tutto questo mentre Stu di nascosto (ma sempre notato, anche se non rivendicato dal cecchino all’istante) riesce con il cellulare a fare il numero di emergenza
“Sono uno che non noteresti mai, non osservo i tuoi ambienti, osservo.. Che altro ti resta quando la vita ti si rivolta e sei ridotto dentro una stanzetta. Guardi fuori, immagini tutte quelle storie dalle finestre. Vedi quelli che entrano ed escono dalla cabina. Ogni giorno gli stessi. Gli dai dei nomi, immagini le loro storie. Ma un giorno ti stanchi di immaginare e ti metti a seguire uno di loro e senti tutte le sue bugie. Decidi di punirlo per i suoi peccati . Uno pieno di boria che urla dentro un cellulare non mi può notare, ma io ho notato quel magnate del porno, quel dirigente corrotto ed ho notato te.. Tu avevi detto Kelly a casa e Pam di riserva: non sai apprezzare la vita” (il magnate e il dirigente sono stati le sue precedenti vittime).
L’angelo vendicatore spara così un primo colpo che prende di striscio Stu, per aver chiamato segretamente la polizia.
L’evento televisivo è giunto al suo culmine: l’arrivo della polizia porta con sé operatori televisivi, fotografi, giornalisti, cinesi, bambini, voyeur. Ma il cecchino proprio ora rincuora la sua preda.
“Vedi quei turisti con la videocamera che sperano che la polizia ti faccia secco per vendere la cassetta agli scontri a fuoco più cruenti del secolo? Grazie a loro la polizia ti tratterrà con riguardo. Finchè non farai qualche cosa che verrà ritenuto come atteggiamento ostile starai al sicuro”.
E difatti così avverrà nella tensione della diretta dove chiunque prova a immortalare fino allo strenuo delle forze.
Arriva il capitano Ramy (Forest Whitaker), un uomo stranamente serafico per il ruolo che ricopre. Ovviamente non percepisce l’incubo che si aggira nei dintorni e pensa che in realtà le testimonianze delle prostitute e dei passanti siano veritiere. In più il giudice vendicativo che manipola Stu gli suggerisce di mantenerne le distanze, di improvvisare storie. E difatti Stu racconta che è al telefono con il suo psicoanalista, al punto da farsi credere realmente un pazzo che abbia sparato e sia andato poi a telefonare.. Ma la tensione è ora aumentata, anche per lo spettatore che rimane inchiodato davanti lo schermo.
E’ un gioco perverso quello richiesto dal cecchino: una coscienza interiore tormenta Stu !!
“Migliaia di persone muoiono ogni giorno. Ma metti un cadavere fuori la strada e la gente va in tilt … Si sente l’odore della paura ..”
Il pubblicista è continuamente tormentato in questo filo diretto: stuzzicato sulla moglie alla quale ora dovrà raccontare tutto. Dovrà confessare le sue colpe e pentirsi di cuore, stramazzare di dolore non recitare. Allo stesso tempo deve riversare le sue paranoie al capitano della polizia e lo deve colpire nei suoi punti deboli. L’interlocutore ha ben percepito che il poliziotto ha una storia d’amore da dimenticare, un senso di colpa che gli lacera lo stomaco. Allora Stu deve infierire e lo fa, chiedendogli se la moglie è stufa di andare a letto con lui e se si masturba nelle ore solitarie. Ma il capitano non reagisce alla provocazione: offeso, risponde. Si sente stranamente nei panni di una disperazione sentimentale la cui vittima è ora la persona che per il momento dovrà arrestare.
Il moralista dalla cabina telefonica stuzzica ancora Stu, discreditandolo:
“Sei una mezza cartuccia e la tua credibilità è a rischio. Guarda, i nostri amici di canale 2 e 5.. Vai sulle tv locali: non ci riusciresti mai per i tuoi clienti, neanche se sputassi sangue, ma io ti ho reso famoso ! Quelle telecamere renderanno calma la polizia. Ringraziale con un sorriso. Sei il centro dell’attenzione”.
Stu cerca vanamente di reagire, di colpire l’orgoglio del cecchino:
“ Chi va in copertina del Time è il cecchino. I media farebbero a morte per avere l’esclusiva, una tua foto, un’intervista.
Capisci? Tu che hai ucciso Leon per salvarmi dalla morte. In una città dove tutti se ne fregano tu hai preso posizione. Chi più di me può testimoniarlo !!”
Nel frattempo la telefonata viene localizzata (il cecchino parla con un numero clonato, necessario per far rintracciare con difficoltà l’esatto punto) ed il capitano viene a capo della situazione. Cerca di avvicinarsi a Stu, tranquillizzandolo, usando metafore e sguardi per fargli capire che è quasi tutto finito.
“ Lo psicanalista è stato rintracciato, come il tuo avvocato. Ora potrai rivendicare i tuoi diritti..”
Ma ovviamente il cecchino, essendo furbo, ha capito il tutto e rimane la gioco. La polizia nel frattempo si muove e si posiziona pronta a colpire. E continua a giocare quando un improvviso mutismo da parte di Stu lo porta ad un falso attacco nevrotico. Ma vuole che la tensione rimanga alta. E ora che il suo bersaglio deve confessare gridandolo davanti a tutti di “ aver telefonato ad una donna tutti i giorni perché provava attrazione per lei, perché voleva scoparsela ..”
Stu prende coraggio: riaggancia la cornetta, esce dalla cabina, ma il laser è puntato sulla fronte di Kelly. Il telefono squilla nuovamente. Il capitano sospetta definitivamente. Stu risponde.
Ricomincia una nuova conversazione:
“ Non puoi capire l’inganno finchè non vieni ingannato”.
Invita il ragazzo a veder sopra il pannello al neon della cabina. Li si nasconde la pistola. Stu è nuovamente ingannato: toccandola ha lasciato le sue impronte digitali. Ma lo invita nuovamente a tirare giù la pistola e gli parla di Pam. La ragazza è la co-protagonista di questa vicenda. Il cecchino misterioso gli chiede di togliere di mezzo Pam, la tentazione. Stu reagisce urlandogli che lei è innocente. L’angelo vendicatore sposta il bersaglio allora su Kelly:
“ Non hai capito il gioco: egoista come sei scegliene una ! Bionda o Bruna? Pam o Kelly?”
Mentre la polizia è pronta per colpire, la conversazione tra l’interlocutore e Stu procede con una tensione drammatica avvertita solamente dal secondo:
“Devi pagare per i tuoi peccati. Devo ucciderti. Un raro gesto di generosità. E’ roba da prima serata ! Se ti vuoi salvare confessa. Guarda dentro le telecamere e metti a nudo la tua anima. La tv sembra attirare il peggio della gente. Saresti a tuo agio. Devi redimerti, umiliarti davanti alle amanti e a milioni di sconosciuti. Vivere o morire !!”
“ E sarei io il peggiore che hai trovato? Non sono un assassino o un molestatore di bambini. Sono un pubblicitario che fa delle fantasie che spende un sacco di soldi per abiti italiani perché vuol far credere che è una persona importante; che è buono e gentile solo con chi gli è utile. Sono questi i miei crimini ?”
“ I tuoi crimini io li conosco: dilli a loro !”
Stu, si affaccia con la faccia dalla cabina urlando, disperato, sudato, piangendo..
“ Non ho mai fatto niente per qualcuno, se non potevo fare qualcosa per me. Approfitto di un ragazzo volenteroso con la promessa che presto lo pagherò . Me lo porto dietro perché m’ammira.. Adam, se stai guardando non fare il pubblicitario, sei troppo buono.. faccio parte di un gran giro di bugie. Dovrei fare il presidente ! Porto questa roba italiana perché sotto sono ancora del Bronx. Ho bisogno di questi vestiti e di questo orologio: il mio orologio da 2000 dollari e fasullo come me !! Ho trascurato le cose che dovrei apprezzare di più. Mi tolgo la fede nuziale per chiamare Pam: Kelly quella è Pam. Non darle colpe perché non le ho detto che ero sposato, altrimenti mi avrebbe rispedito a casa. Kelly, adesso riguardandomi mi vergogno di me stesso. Io ho lavorato tanto su questa immagine e sullo stronzo che parla di sé in terza persona. Quello che merito è rimanere solo. Questo sono: un mucchio di carne ed ossa e pochezza. Tu meriti di meglio. Voglio diventare migliore ma non so se sarà permesso..”.
Camera 604. La polizia è pronta.
Il dialogo continua tra Stu e il cecchino:
“ Ti stanno venendo a prenderti. Ti restano pochi secondi..”
“ Kelly è la cosa più preziosa. Mi prendo lei”.
“Prendi me: è una cosa tra noi due !!”
Stu esce dalla cabina con la pistola in mano. Uno sparo. Stanza 604: il cecchino si è tagliato la gola. Il proiettile era di gomma tirato al momento giusto da un poliziotto.
Poco dopo viene portato nell’ambulanza. E’ il corpo del ragazzo che ha tentato di consegnargli la pizza. Stu lo osserva: “ Lo riconosco: era venuto a consegnarmi una pizza dieci minuti di quella telefonata ed io l’ho trattato male …”.
Ferito, in ambulanza, in uno stato di trance, per via di un calmante, un uomo gli si avvicina.
“ Hai riagganciato e non mi hai dato il tempo di salutarti. Mi dispiace per l’uomo della pizza, ma non potevo perdermi la scena di Kelly e te riuniti. Non devi dirmi grazie, non lo fa mai nessuno. Spero che la tua ritrovata sincerità duri, perché in caso contrario mi rifarò sentire. Non è buffo ? Senti squillare il telefono, non sai se è per te, ma non puoi lasciarlo squillare senza rispondere. Non puoi ….”
L’uomo si allontana …


IN LINEA CON L’ASSASSINO (2002)
Scritto e diretto da Joel Schumacher
Fotografia: Matthew Libatique
Con: Collin Farrel, Forest Whitaker, Katie Holmes, Radha Mitchell

Monday, March 3, 2008

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
DI GUY DEBORD

15
In quanto indispensabile ornamentazione degli oggetti attualmente prodotti, in quanto esposizione generale della razionalità del sistema, e in quanto settore economico avanzato che foggia direttamente una moltitudine crescente di oggetti-immagine, lo spettacolo è la principale produzione della società attuale.

16
Lo spettacolo si sottomette gli uomini viventi nella misura in cui l'economia li ha totalmente sottomessi. Esso non è che l'economia sviluppantesi per se stessa. E' il riflesso fedele della produzione delle cose, e l'oggettivazione infedele dei produttori.



LA SORVEGLIANZA GLOBALIZZATA

Il corpo umano, osservato in un ritratto storico ed in ambienti circoncisi come le mura della città, o le frontiere nazionali, si registrava normalmente su documenti cartacei per funzionalità burocratiche estese nei limiti territoriali.

La ricostruzione capitalistica incoraggiata dalle scelte politiche e governative ha spinto verso nuovi rapporti tra il settore economico, lo stato, la società e la cultura. E’ ciò che analizza capillarmente David Lyon ne La società sorvegliata, trattando le procedure amministrative e di controllo che investono le società moderne e il monitoraggio costante verso gli individui e la collettività.
La sorveglianza si è trasformata in un monitoraggio costante e totale, dove partecipano nel suo gioco di controllo diversi tipi d’agenzie amministrative e commerciali, le quali si scambiano informazioni di tipo personale: la documentazione con il trascorrere degli anni e l’evoluzione dei mezzi, da lenta e dispersiva come quella cartacea è diventata fitta e meno approssimativa nel controllo omogeneo. Essa mira a monitorare ogni precedente e cerca di anticipare transizioni di qualsiasi tipologia: migratoria, turistica, economica, illegale e futura. Le operazioni commerciali si sviluppano sul principio della velocità: si muovono così ratificazioni a distanza come le borse di tutto il mondo. Le informazioni si avvalgono di sottoinformazioni che diventano di nodale importanza nello sviluppo e nell’interesse monetario: i sistemi di informazione geografica ad esempio vengono in loro aiuto grazie ad uno studio scentifico, impiegando altre varie forme di sorveglianza e di rivelamento multiscala.




Industria e capitalismo si sono espansi sino a coinvolgere il mondo intero, e come indica con chiarezza Manuel Castells, il sistema economica ha raggiunto “un’inedità capacità di funzionare come in un tutto in tempo reale e su scena planetaria”.

Si alimentano nuovi flussi globali: il lavoro non scorre con uno stesso senso, ma diviene anch’esso risorsa globale. Le imprese si stabiliscono ovunque nel mondo, poichè possono trovare forza lavoro al prezzo desiderato, procedendo così a microsorveglianze che circolano nel macchinoso corpo umano del controllo sociale.
” L’operare a distanza, come rivela Antony Giddens, è la chiave attraverso cui comprendere il mondo contemporaneo”.

La storia insegna che la forza lavoro sia spinta ad entrare in qualunque mercato quand’è incalzata dalla guerra, dalla povertà o sorretta dalla spinta di ottimismo riguardo il futuro. E’ indubbiamente necessario sollecitare le nostre domande per capire in primo luogo se la globalizzazione sia innanzitutto frutto di un processo economico.

L’analisi fornita dagli studi del sociologo L. Skair indica il modo in cui le forze che dominano le diverse sfere, cerchino principalmente di monopolizzare le risorse chiave, crendo la massima competizione tra gli stati interessati.

Ci sono per Skair tre elementi centrali che collaborando insieme superano lo scoglio internazionale tipico dell’analisi statocentriche per trasformarsi in vere pratiche internazionali.

a) le corporation internazionali o gli attori economici primari.

b) la classe capitalistica transnazionale che rappresenta il luogo delle pratiche politico transnazionali.

c) Il consumismo, ossia l’essenza delle pratiche ideologico- culturali Le corporation transnazionali controllano i capitali e le risorse materiali. Le nuove classi capitalistiche si sforzano di controllare il potere globale; le istituzioni del consumo tentano di controllare il regno delle idee.

“Il sistema globale è “-secondo Skair- “quasi interamante schiavo delle corporation, delle classi e della cultura capitalistica”.

Una considerazione simile è stata pronunciata dal sociologo Bauman nei confronti della globalizzazione:

Mentre il panopticon era finalizzato ad installare la disciplina, i database confermano semplicemente l’attendibilità. La credibilità del consumatore in particolare può essere verificata tramite essi.

Zygmunt Bauman sostiene la tesi fornita da Thomas Mathieson il “synopticon” dei mass media, secondo cui i molti guardano i pochi (alla televisione), e quest’ultimi sono delle èlite globali dei consumatori, come appaiono nello showbusinnes quotidiano.

La sorveglianza è uno dei principali mezzi di mantenimento e di sviluppo del livello consumistico (sua prima rilevanza); è in secondo luogo l’amplificazione del controllo nazionale del consumo e dell’incentivazione del desiderio. Nasce nell’Europa ma diventa modello di riferimento negli stati del nord americani e trova una concorrente agguerrita nell’oriente. Nel miracolo economico del Giappone il successo manageriale e di investimenti dipese da un’organizzazione sociale, da una produzione che spingeva i lavoratori a sentirsi obbligati a contribuire ai risultati economici dell’impresa e ad identificarsi con il successo competitivo.transnazionali.

Gli stati nazione sono i punti spaziali di riferimento del sistema globale ed esercitano un ruolo militare forte, ma il sistema capitalistico si muove oltre il limite stesso della frontiera.

Monday, February 25, 2008

CCCP, DIAFRAMMA, LITFIBA: gli anni '80 della musica italiana punk-wawe e rock un giorno da raccontare....






Sunday, February 24, 2008


LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
Di Guy Debord
14)

La società che riposa sull'industria moderna non è fortuitamente o superficialmente spettacolare, è fondamentalmente spettacolista.
Nello spettacolo, immagine dell'economia imperante, il fine non è niente, lo sviluppo è tutto. Lo spettacolo non vuole riuscire a nient'altro che a se stesso.










MARE NERO
Un delitto nella fertile terra delle coppie scambiste, di persone dall’apparente volto senza impegni. Un delitto nelle pagine di un libro arido di uomini arrapati, giovani coppie ai loro primi eccitanti flirt e uomini radar, pronti a captare il momento opportuno e cacciare la preda tra stanze buie. Un delitto tra l’odore di sperma che svanisce in quello caramelloso delle stanze. Un delitto tra la solitudine, la noia della convivenza trasformata in schiavitù. Un delitto in una moderna schiavitù sessuale, di petali in lattice, pvc, mascherini. Un mercato tra il business del xxi secolo. Un delitto, infine, su cui Luca Mocci, ispettore di polizia, deve indagare: un mondo sommerso o quantomeno immaginabile.
La vittima
La vittima si chiama Valentina Martini, una studentessa al primo anno d’università morta per asfissia dovuta allo strangolamento con un laccio di nylon dopo un rapporto sessuale con una persona fin qui sconosciuta. Il referto del medico del medico legale non sconvolge poi così tanto gli uomini della centrale, sicuramente abituati a delitti crudi come questo. Difatti c’è chi ne sdrammatizza l’evento:
“Gli hanno sfracellato la testa contro il muro.. questa era abituata a fare certi giochetti.. Il padre ingegnere e la madre insegnante.. Una ragazza di buona famiglia. Quando si dice la nuova borghesia, no ? Ragazzi, questa è roba da 500 € al pezzo.
Ricapitoliamo : bella ragazza, studentessa, con il guardaroba pieno. Queste sono le memorie della ragazza. Niente di particolare. Deposito 38”
.
La rilettura personalizzata dell’omicidio da parte di uno dei poliziotti mette in luce i turbamenti interiori che da qui in poi, progredendo senza sosta, percorrono lo stato d’animo e fisico di Luca, interpretato da un ottimo Luigi Lo Cascio. Le espressioni del suo volto tradiscono ogni sorta di freddezza al caso e il continuo toccarsi il polsino sporco di sangue, dopo aver sfiorato il corpo della giovane vittima, lasciano capire come d’ora in poi qualcosa di straordinariamente deviante lo farà entrare in un labirinto ed in un lungo tunnel che dovrà percorrere.


Labirinti/tunnel/ buio/ vouyerismo e sadismo accompagnano questa pellicola di 78’, un film di co-produzione italo- francese e poco distribuito nelle sale italiane.
Luca Mocci convive da poco con Veronica (Anna Mouglalis), una giovane ragazza francese che lavora presso un’agenzia immobiliare. La sensualità di Veronica è pari alla sua razionalità e questo sembra mettere ancor più a disagio Luca, ossessionato dal turbamento interiore fatto di pensieri invasi da immagini pornografiche, di orge e dagli appagamenti sessuali che d’ora in poi sembrano nascondere qualcosa di diverso nelle relazioni fra le coppie. Il rapporto con la sua ragazza è quello della routine, così ci viene presentato fin dall’inizio; quello di due persone che per una conformità sociale devono relazionarsi in questo modo. La normalità, l’equilibrio è corroso da più mostri che ripetutamente accecano all’ispettore. E se ora deve con fatica trovare l’omicida di Valentina Martini, allo stesso modo deve estirpare il virus che lo infetta e lo mette perennemente in uno stato di panico e di disillusione. Gli argini dello scorrere sono stati devastati ed ora la terra sembra essere fradicia.
Il fiume in piena è gonfio di nuovi comportamenti devianti verso Veronica, unico bersaglio preso di mira. La sua sembra essere una battaglia psicologica strategicamente voluta. Un piano nuovo per distruggere qualcosa che d’improvviso ha trovato di fronte a sé e di cui ha orribilmente paura.
L’ inaspettata gelosia e una paranoica e autodistruttiva volontà di chiedere provocatoriamente al dettaglio ogni informazione a Veronica, porta in Luca il bisogno di un sesso deviato e rabbioso e al contempo morboso. Ricordate le ossessioni di Bill Harford (Tom Cruise) verso la moglie Alice (Nicole Kidman) dopo che quest’ultima gli ha raccontato di aver desiderato con un giovane ufficiale della Marina? Beh, sicuramente Roberta Torre avrà rivisitato più volte Eyes Wide Shut anche se le storie sono completamente diverse. Ma quella nota di pianoforte che crea suspense ed accarezza stati emotivi rimandano il pensiero ad una parte del film di Kubrick.
IL DEPOSITO 38
Un Night club è il luogo operativo dove ispettore dovrà indagare. Luca entra in un mondo non più da creare con la fantasia, bensì da attraversare tra spogliarelliste che intrattengono il pubblico. Le sue espressioni, la sua rigidità iniziale sembra frutto di un’ostinazione nel percorrerlo. La paranoia è incisiva come la paura di scoprire; i corpi nudi e soprattutto le performance potrebbero essere quelle di Veronica condotte in un’altra vita segreta, parallela a quella quotidiana. I suoi occhi ci comunicano questo. Luca e l’ossessione ora devono sprofondare, calpestare la fanghiglia. L’ossessione è rimasta in incubazione ed esploderà di getto.
Prima notte tra gli scambisti
Il corpo può subire una trasformazione, lo stato emotivo anche. La morbosità con cui comincia a frequentare il parco degli scambisti è un treno che corre con una velocità irregolare, portandolo passo dopo passo ad attraversare tutto ciò che può metterle paura ma al contempo a trascinarlo non più ad ispezionare sul caso. Non è più un gioco di equilibri ma di una trasgressione forzata, dubbiosa, dura.
Ed nel primo approccio con una bionda ragazza dentro la macchina e il proprio compagno a guardare e a manifestare l’eccitazione deviata, mostra tutta la sua impotenza e il bisogno di uccidere il mostro che ha dentro ed è visibile fuori. Il mare nero è anche un gioco per chi è costretto a farlo.
Camera mortuaria
L’ossessione che pulsa dentro Luca è lucida anche quando torna a vedere la ragazza morta all’interno della camera mortuaria. Le ferite inferte sul corpo sono penetrate dagli occhi: lo studio diventa coinvolgente, intensivo, maniacale. Luca si siede, la guarda, si siede nuovamente per poi rialzarsi, sfiorarla, guardare il vuoto, sedersi, girarsi, alzarsi, percorrere il tetro corridoio, uscire.

Il senso di colpa
La strategia migliore ora è quella di operare contro Veronica, nella parte debole in lei. Puntellando con domande insistenti sul sesso, sulle fantasie. La compagna deve cedere ora al senso di colpa, nell’umiliazione. Veronica deve inventarsi le fantasie erotiche che i clienti dell'agenzia immobiliare provano verso di lei. Ma Veronica resiste, capisce il gioco e ironizza per non cadere sopra quel filo dove ora cammina. Luca pone le sue domande con un pizzico di ironia, ma il crollo di nervi si evince nello squallore delle sue ultime domande, in ogni singolo muscolo che si rrrigidisce per tensione, paura di scoprire qualcosa.
“Come sono i tuoi clienti? Normali? Normali come? Normali grassi, normali magri? Che cosa vuol dire normale nella tua lingua?”
“Spiegami come funziona il tuo lavoro … Ti ha messo le mani sotto il maglione ed ha cominciato ad accarezzarti.. Ora devi continuare tu !!”
“Continuava a baciarmi ed io mi sono inginocchiata. Vuoi che te lo dica in francese ?”

Seconda notte tra gli scambisti
Luca stravolto nel parco, rannicchiato nella sua macchina, aspetta il primo abbagliare dei fari delle luci delle macchina appostate come lui, segnale che comunica la volontà di incontrarsi di giocare in tre o in quattro . Ma il parco non è solo un area di persone sprovvedute e difatti riceverà una prima minaccia da un frequentatore, caparbio nel capire che quell’uomo solitario è probabilmente uno fuori dal giro. Ma subito dopo riceve l’interesse di un secondo uomo, Ivano, una persona schietta dalla quale riceve le informazioni necessarie e verso cui non racconta la verità, ma al contrario di essere un frequentatore che cerca Valentina sua amica che non vede da tempo.
“Guarda questa. Il marito è dietro nel sedile posteriore. Tu ti avvicini e ti chiede i soldi. Se non gli piaci ti manda via. A lui piace sapere che sua moglie è una puttana. Alla fine lei non se li piglia..”.
L’amicizia con Ivano si stringe: c’è sinergia tra i due. Il lavoro da detective e il gioco da voyeur ora sono confusi. Luca deve conoscere pienamente le sue ossessioni. Ivano lo accompagna in un altro locale notturno dove Martina lavorava.
La prima rivelazione
Il nervosismo che lo accompagna nella risoluzione del caso lo porta ad abbandonarlo a confessare la sua incapacità al suo superiore nel risolverlo. Ma bastano pochi istanti che un uomo di mezza età confessa l’accaduto in questura. Luca ha davanti a sé l’omicida che sotto schoc racconta l’accaduto.
“Mi ha detto come fare. Per me era la prima volta. Ed è stato proprio mentre tiravo quel filo che lei rideva. Mi urlava: sei un vecchio. Ed è stato allora che le ho preso la testa e la battevo sul muro. E non le bastava mai”
Rivolgendosi a Luigi:
“Lo può dire lei a mia moglie?”

Qui potrebbe chiudersi la storia; essere archiviata come avviene nella centrale della polizia. Ma Luigi deve scavare oltre le possibilità del limite. Cammina nei corridoi della centrale e le voci scoppiano come mine che esplodono nella sua testa, moltiplicandosi, cambiando gradazione, trasformandosi..
La seconda rivelazione
All’interno della questura, una lettera gli viene inviata personalmente.
“Valentina viva puoi vederla. 10 ooo €. Domani dopo l’una al macello”. Sintesi di un caso ancora da decifrare.
Chiesti i soldi da un collega, li ottiene nella maniera più brutale. Un giro in macchina in due per cercare la cavia attraverso cui ottenerli. Un ragazzo conosciuto dalle forze dell’ordine, fermato, perquisito a cui viene trovata cocaina da rivendere ai “tipi giusti”.
L’arrivo all’appuntamento e tipicamente noir: il buio, la tensione e la pioggia lo accompagneranno al vecchio macello dove otterrà una videocassetta amatoriale. Luca la visiona nella sua stanza ma l’ingresso improvviso del suo superiore mette nuovamente in archiviazione il caso. Tutto quello che potrebbe avvenire oramai è inutile, chiuso a chiave e firmato in una stanza polverosa.
“Ci siamo abituati a convivere con i fantasmi. Prima tenta la fuga ed ora non ne può fare a meno. Noi siamo i chirurghi Mocci, non le viscere. Corriamo dietro i morti e all’ora di pranzo ci viene fame..”
Ultimo appuntamento fra gli scambisti
Uno sguardo suadente di una ragazza porta l’ispettore a raccogliere i segnali. Non più confini tra le distanze. Segue una Mercedes C 180 che lo conduce in una palazzina all’interno di un quartiere benestante. Dentro una stanza dopo riti galanti, il sesso si materializza nella perversione dei tre attori. La paranoia si trasforma in rabbia. Il gioco li accomuna.
Il giorno prima Veronica gli ha raccontato, sconvolta in viso, un sogno.
“Eravamo in un posto strano, un museo e c’era un sacco di luce. In una vasca c’era una statua in bronzo recuperata nel mare (la statua che vediamo nella stanza all’interno della palazzina e all’inizio del film recuperata dai pescatore nel mare oscuro). Era sommersa tra gli acidi corrosivi e tu la toccavi. Mi è venuta paura. Mi sembravi qualcuno che non ho mai conosciuto..”
Luca torna nel locale dove Valentina ha lavorato nelle dark room. Il fantasma lo perseguita, l’ossessione e le voci continuano a martellare la sua testa. E’ oramai esausto. Il viaggio continua nel sonno, nel sogno e svanisce l’indomani quando durante la colazione Luca e Veronica sono sereni ed ironici l’uno con l’altro.
E’ stato bello ieri sera”, le dice con voce bassa e sensuale Veronica, carezzandogli la mano.
Mare Nero
Regia: Roberta Torre
Con: Luigi Lo Cascio, Anna Mouglalis
Sceneggiatura: Heidrun Schleef ,Roberta Torre

Montaggio
: Jacopo quadri
Fotografia: Daniele Ciprì
Costumi: Alberto Spiazzi
Genere: Noir-erotico

Thursday, February 21, 2008

A Bi Ci Sketch

la seconda avventura del povero marko...
da un'idea di Marko Vitale
Regia: Alessandro Dionisi,Andrea Valentino
uomo disinvolto che passeggia in bicicletta sopra un marciapiede: Marko Vitale
uomo investito: Alessandro Dionisi
ragazza che rincorre Marko: Chiara Sozzi

vedi:meddletv.wordpress.com

Saturday, February 16, 2008

COME IMPARARE L'INGLESE SENZA ANDARE A SCUOLA (ahahaahaaha)

Tuesday, February 12, 2008


LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord (13)

Il carattere fondamentale tautologico dello spettacolo deriva dal semplice fatto che i suoi mezzi sono al tempo stesso il suo scopo.
Esso è il sole che non tramonta mai sull'impero della passività moderna.
Esso copre l'intera superficie del mondo e si bagna indefinitamente alla propria gloria.

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord (12)
Lo spettacolo si presenta come un enorme positività indiscutibile e inaccessibile. Esso non dice niente più di questo, "che ciò che appare è buono, ciò che è buono appare".
L'attitudine che esige per principio è questa accettazione passiva, che ha di fatto già ottenuto con il suo modo di apparire senza repliche, con il suo monopolio dell'apparenza.




INTERIORS (1978)
di Woody Allen



Interiors è la prima pellicola drammatica girata da Woody Allen ispirata in buona parte allo stile di Ingmar Bergman. Nelle prime inquadrature, le stanze vuote, il dramma interiore, come le immagini di natura e morte dello spirito fanno tornare in mente i temi del regista svedese. (Ma anche e direi sopratutto nel lungo travelling dove Renata e Flyn camminano, richiamando Alma ed Elisabeth in Persona).


Il film comincia dopo alcune inquadrature silenziose, con quella del padre di Renata, Yoey e Flyn di fronte alla finestra del suo ufficio con la schiena rivolta verso il pubblico che fa una sorta di riepilogo inatteso del film:

Un abbisso si era creato sotto i nostri piedi e mi ritrovai una faccia che non riconoscevo..

Si era creato un mondo in cui ci limitavamo ad esistere, dove ognuno di noi aveva il suo posto. Come in un palazzo di ghiacchio…

Tutto si muove attorno ad Eva (Geraldine Page) un’arredatrice di interni, silenziosa ma mai così presente (se anche poco visibile) nella storia, umori, gelosie e sensi di colpa delle sue tre figlie.

Tre donne completamente differenti ma complesse.

Renata è una poetessa di successo ma sovvenzionata dalla casa editrice del padre. Da questo fatto nasce una sempre e più crescente malinconica frustrazione:

“la mia crisi è cominciata un anno fa: pensieri sulla morte, preoccupazione sulla mia precarietà. A cosa seve lo scopo creativo, che fine ha? Quale traguardo?"

Sentimenti che sfogherà con le sue vittime di turno: Flyn, in primo luogo, il marito Frederick ed Eva.

Verso Flyn manifesta sempre una crescente gelosia e non fa altro di smussare i suoi sogni, figli di un graffiante segno d’idecisione. Renata sa esattamente quando infierire e proprio quando la sorella le mostra la sua continua venerazione non manca all’appuntamento . Sa che in questo mare agitato che coglie ognuna di loro forse è la più forte e cambia ripetutamente avversario. Ma ci sono attimi in cui soffre nella noia che scava dentro lei, in pensieri che disperdono nel nulla:

Ho avuto come un’improvvisa chiara visione della vita e tutto era così atroce e predatorio. E’ come se io fossi quì e il mondo altrove: non riusciva a metterci insieme. Improvvisamente divenni cosciente del mio corpo. Mi sentivo provvisoria, una macchina funzionante e pronta a grippare in qualsiasi istante. Mi metto paura perchè sono nell’età in cui mamma ha cominciato ad avvertire segni di tensione”.

Altro avversario è il suo compagno Frederick, un indeciso e a volte spocchioso scrittore che non mancherà mai di rivendicare la sua carriera professionale non frutto di sovvenzionamenti come la compgna e prorio per questo quasi del tutto inattiva. L’uomo si rifugia spesso nell’alcool e nel dissapore della creatività, ma non mancherà di ribadire la sua “normalità” verso un’ambiente artistico ed altezzoso.

“Non scrivo per la posterità. Divento una belva se la metà del pattume che si stampa la portano alle stelle”.

Se l’avversario è il suo compagno, Renata non mancherà ad avvicinarsi a Flyn, quando confida d’improvviso i suoi problemi, disinibendosi, aprendosi alla sua solitudine. Forse capisce che l’arte non la salverà. Allora è il momento di sfoggiare una nuova forma d’egoismo. E a chi, se non la sorella maggiormente indecisa, confidarlo?

Il lungo travelling che le accompagna è indiscutibilmente una delle sequenze più belle del film, dove il vento eleva granelli di sabbia e il mare rumoreggia attorno a due donne insicure ma mai così comprensive ed esigenti l’una verso l’altra.

Fly è dunque la donna rovinata dall’indecisone perenne che la tormenta e non la fa trovare un proprio equilibrio. Adulatrice di Renata ha un cattivissimo e a tratti isterico rapporto con il compagno, un ragazzo dedito alla politica, dal quale sfugge a qualsiasi discorso che riguardi il loro futuro. E’ terrorizzata di avere un figlio perchè non ne trova un senso..

“Sfornare slogan e bambini fagocitata da uno stile di vita anonimo. Io voglio dare un senso alla mia vita”
(così si rivolgerà al proprio compagno quando le chiede una risposta sul loro futuro)

Tutto si muove su queste personalità così vicine (le sorelle fin qui descritte) e diverse(Arthur -Joey)

La terza sorella è un attrice in erba che cresce lontana dal dramma della propria famiglia non scoprendo tutti quei meccanismi manifesti e celati che la metteranno a terra. Joey non cede al crollo inevitabile, perchè i suoi sogni non sono sepolti dalla negazione o dall’ira. E difatti quando muorirà Eva, sarà l’unica delle tre che piangerà quando posa i fiori sulla tomba in un sempre e più malinconico silenzio. Joeh non ha il mostro dentro, come d’altra parte Arthur, che reagisce all’immobilismo di una famiglia borghese americana, cambiando la propria vita, ovvero sposandosi con una nuova donna, Pearl, presentata prima in una cena dove l’argomento principale è stato un delirante commento su un’opera teatrale alla quale risponde con la semplicità, la normalità e a tratti con la “rozzezza” di non chi non è abituata ai salotti..

Il matrimonio di Arthur e Pearl è frutto di complicità e in piccola parte di provocazione, quando in modo diretto e brutale confida alle due figlie i sentimenti che prova verso la donna , a cui lo sbigottamento e l’icredulità sono la risposta.

L’equilibrio si rompe definitivamente perchè Eva è onnipresente e complice nella vita delle due figlie. Il fumo resta nei corridoi cupi e nelle teste stese in aria. Nella prima notte di nozze passata dalla nuova coppia Eva è tra le ombre delle stanze silenziosa e Flyn prigioniera della madre sente i rumori della sua presenza pur non vedendola. Flyn le parla ugualmente come in trance:

Non dovresti essere qui.. non questa sera.. Hai l’aria così stanca, strana. Mi sembrava che fossimo sole come inun sogno. Non essere così triste. Mi fa sentire totalmente in colpa. Questo senso di colpa mi consuma.

E’ un’ironia perchè ti trovo così perfetta. In tutte quelle stanze perfettamente immobile, tutto così sotto controllo.. non c’era spazio per dei sentimenti veri tra nessuno di noi… Solo Renata che non ti ha dedicato un briciolo del suo tempo. Tu adori Renata? Tu adori il talento?”

Confessa la tua rabbia perchè non sei una donna malata. La verità che c’è stata cattiveria, un’ostinazione calcolata al centro di una psiche malata c’è uno spirito malato. Ma ti voglio bene e non possiamo perdonarci a vicenda…”

Eva dapprima correrà tra le onde tumultose del mare( unica colonna sonora e brano musicale del film)che la sommergeranno. Flyn, colta nuovamente da un forte senso di colpa e dalla disperazione la seguirà, ma sarà dal proprio ragazzo e da Pearl.

Tre sorella osservano ora il mare dalla finestra:

“Il mare è così calmo..” (Flyn)

“Si, c’è una maggiore pace..”
(Renata)


Fine…..

Interiors

un film scritto e diretto da Woody Allen

con:

Kristin Griffith

Diane Keaton

Geraldine Page

Richard Jordan

E.G. Marshall

Marybeth Hurt




Wednesday, February 6, 2008

"Non sono blasfemo con le sorelle postmoderne"





Roma, 5 febbraio 2008.
Pomeriggio con fanghiglia sotto le scarpe. Dopo una giornata trascorsa per lo più a guardare fuori da un balcone, decido ad una certa ora di fare una bella passeggiata a Villa Pamphili, noto parco a Roma per la sua bellezza, ma anche per gli uomini che camminano a mani congiunte, le vecchiette sclerate che discutono della pensione dei loro mariti e gli "alternativi" e "fichetti" che portano a passeggio i loro cani. Ed io lì a cercarmi la panchina con meno fango attorno, onde evitare di trascinare le mie impronte in qualsiasi stanza avrei attraversato nelle successive ore. Dentro lo zaino l'abbondanza di scelta: Rocky 1 uscito in edicola e questa volta non scaricato, delle dispense tristi di una triste università che fanno solamente volume da tantissimo tempo a questa parte nel il mio zaino rosso, un quadernino con tanto di penna multicolore pronto per essere riempito : in effetti dovrei preparare un'intervista ad un personaggio per il quale inventarla sarà un miracolo.
E a proposito di miracoli: da lontano (malgrado la mia vista a -1.5 e -1,2) intravedo due ragazze particolari che gersticolano con una di quelle vecchiette con fondotinta la quale, senza molte remore, le allontana.
D'improvviso le due angeliche ragazze si avvicinano, mantenedosi a due passi dalla fanghiglia e chiedendomi se conoscessi il Libro di Mormon,eroe che a quattordici anni ha avuto una visione mistica, più forte di tutte le altre . Il mornon non è altro che un nuovo testamento di Gesù Cristo. Rispondo di no con aria bonaria e il sorriso birichino. Alchè le due "sorelle" mi chiedono se per caso credessi di più nella figura di Gesù o in quella di Dio. Rispondo tagliando corto di non credere, aggiungendo che il primo per me è stato un rivoluzionario per tre anni, mentre non so cosa abbia fatto negli altri 29, e il secondo che non è meritocratico e se esistesse forse avrebbe troppo lavoro da svolgere. Insomma l'antipatia mi rendeva partecipe al colloquio laddove i raggi solari scemavano dietro le bellissime piante verdi del parco.
La sorella sulla mia sinistra mi chiede in ordine se fossi fidanzato, cosa pensavo della famiglia e se per me la cura migliore fosse quella di ritirarmi spiritualmente la sera,ossia pensare alla pace interiore. Una formula giusta che mi avrebbe portato il giorno dopo a ringraziare Lui.
A quel punto il sorriso birichino ha lasciato il posto al discorrere "serio", quello insomma da parziale impegno. Rispondevo di getto, esprimendomi, signori e signore, infierendo verso la guerra che perseguita la maggior nella parte delle nazioni cattoliche; verso la chiesa di un tempo,colonizzatrice in nome dello spirito santo e della polvere da sparo e chiedevo se fosse vero che se ognuno di noi si comportasse in questo modo, pregando, Lui se ne accorgerebbee ed interverrebbe, come ad esempio nelle favelas, dove si sparano più velocemete di noi nell'accendere una sigaretta o mandarci a quel paese. Poi, per il rispetto delle sorelle e per una verità di fondo, ho detto loro che non è solo colpa di Lui ( a cui non credo), ma di chi governa con la dittatura: e di quei dittatori sottomessi a quella mondiale dell'economia portata avanti da pochissime e schifosissime nazioni.
Ma sclerando sulla politica, sul fondo monetario, le banche e le persone che in Italia vanno in chiesa e non hanno letto mai un passo del vangelo,
notavo che le sorelle avevano qualcosa di strano e ben visibile: non erano francescane, ovvero vestite tutte di nero con un velo in testa o delle orsoline. Una di loro portava due orecchini, aveva una collanina color Giamaica, capelli raccolti e dei sandali da tammuriata e non da penitenza. L'altra, portava degli occhiali Trussardi con montatura rossa/viola, orecchini, capelli retti da un mollettone e gonna a 3/4. Insomma delle sorelle postmoderne.
Non vorrei che pensiate male, ma l'occhio vuole la sua parte ed è ovvio che fa più effetto notare una sorella postmoderna che ti parla di visioni cristiche. Se sono francescane (per rispetto e timore) pregheresti con loro o fuggiresti.

Ad un certo punto, racconto che sono in astinenza sessuale dal 2003 e che per trovare pace con me stesso ho detto basta, poichè il troppo mi ha fatto male. Si, proprio a me, noto giornalista di una più nota tv che ne ha viste di belle e di brutte. Ovviamenete tante balle che mi hanno fatto conquistatare la loro simapatia e forse le prossime preghiere. Quindi via ad altre chiaccherate !! (naturalmente ero sempre li a pestare la fanghiglia..).
Chiamandole ripetutamente sorelle, la signorina sulla mia sinistra ha surriscaldato le corde vocali e come un led rosso di un amplificatore acceso in una sala prove buia, ha tuonato:
"noi tedesche, amare ragazzi, amore e famiglia.." E dentro di me ho pensato "ma che cazzo dice questa?" e urlato immediatamente: "anche io, anche io !!".
La sorella sulla mia destra, americana(credevo che fosse tedesca, ma oggi sono andato ad ordinare gli occhiali...)con voce più autoritaria mi ha detto:
"leggi questi tre passi e di a noi cosa senti dentro". Non sapevo più cosa fare. Mi sentivo in buona parte anche ammaliato al punto che ero pronto a leggerli a voce alta, perchè in quel momento davanti agli occhi non vedevo l'altro vangelo, ma Terenche Hill in Lo chiamavano Trinità, quando si getta a fare il bagno con le sorelle mormone e abbandona Bimbo (Bud Spencer) prima, per poi fuggire anche da loro, una volta sentito che avrebbe piegato la schiena nella comunità tutto il giorno e ringraziato a fine serata il signore...

Letti i tre passi a voce bassa rispondo loro che secondo me è come se estrapolassimo tre passi del vangelo più comune. Dentro di noi potremmo avvertire sollievo e pensare alla pace universale, ancor prima di quella interiore. Ma purtroppo se apriamo la finestra esalano cattivi odori.
Le sorelle erano contente: quella sulla mia sinistra mi ha chiesto se volevo essere purificato nella mia casa da suoi colleghi. Ho risposto " no, non li disturbate: posso purificarmi anche da solo" Alla fine mi hanno chiesto se al contrario volevo essere purificato domenica dalle 9:00 alle 11:00 con il gruppo e dalle 11:00 alle 12:00 con loro.
Mi è tornato in mente Terence Hill, quel tuffo nel lago, le bracciate verso la cascata, l'acqua fredda. Ho detto che "la spontaneità è la miglior arma per un discepolo. Se avessi troppo pensato sopra sarei stato materia e carne e mi sarei confuso con questa società bigotta e questi valori così materiali".
Le sorelle mi hanno regalato il loro libro dove sopra è riportato il numero di cellulare. Ragazzi, domenica forse mi vado a purificare..
Alessandro
TRAILER GUARDA LA TV
di Luciano Toriello


IL NOSTRO AMATO CINEMA MUTO
"regia" Alessandro Dionisi
"montaggio" Marco Vitale
uomo in bicicletta: Marko Vitale
ragazza che picchia l'uomo in bicicletta: Chiara Sozzi



Vedi meddletv.wordpress.com

Monday, February 4, 2008

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord



11
Per descrivere lo spettacolo, la sua formazione, le sue funzioni, e le forze che tendono alla sua dissoluzione, bisogna distinguere artificialmente degli elementi inseparabili. Analizzando lo spettacolo si parla in una certa misura il linguaggio stesso dello spettacolare, in quanto si passa sul terreno metodologico di questa società che si esprime nello spettacolo.
Ma lo spettacolo non è nient'altro che il senso della pratica totale di una formazione economico-sociale, il suo impiego del tempo. E' il momento storico che ci contiene,

LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
di Guy Debord

10

Il concetto di spettacolo unifica e spiega una grande diversità di fenomeni apparenti.
Le loro diversità e i loro contrasti sono le apparenze di questa apparenza organizzata socialmente, che deve essere riconosciuta nella sua verità generale.
Considerato secondo i suoi propri termini, lo spettacolo è l'affermazione dell'apparenza e l'affermazione di ogni vita umana, cioè sociale, come mera apparenza.
Ma la critica che raggiunge la verità dello spettacolo lo scopre come negazione visibile della vita; come una negazione della vita che è divenuta visibile.

shot: Occhi di cristallo, un film di Eros Puglielli, 2005
BUON CARNEVALE DA ALESSANDRO E MEDDLETV

Monday, January 28, 2008



ONE HOUR PHOTO
(2002)

Sy (Robin Williams) è tecnico in un laboratorio fotografico all’interno di un centro commerciale in una piccola contea americana. E’ un uomo che non ha famiglia e il suo sogno è quello di averne una. E’ meticoloso nel suo lavoro, uno spirito perennemente fanciullesco, attento e soprattutto gentile con i suoi clienti. La sua malinconia si manifesta nella duplicazione delle foto che sviluppa e incolla a mosaico lungo una grande parete all’interno del suo vuoto appartamento . Will, Nina e il piccolo Jake, ovvero la famiglia Yorkin, rappresentano la felicità che lui non ha. Sono clienti dal matrimonio. Per Sy dentro i rullini mai sono fotografate le piccole cose, “quelle che raccontano la vera storia della nostra vita”, ma al contrario si “trovano quelle di famiglia che ritraggono volti sorridenti, tra matrimoni, vacanze e compleanni”. Insomma gli album fotografici contengono sempre più spesso esistenze felici, poiché nessuno ha voglia di scattare momenti diversi.
Il rapporto tra Sy e la famiglia Yorkin è vissuto diversamente da ogni singola persona. Il piccolo Jake da molta confidenza a "zio Sy”, vedendo in lui un uomo solo e lo racconta alla propria madre una sera prima di addormentarsi. A Sy confida la storia del robot Evangelation, l’eroe buono che vola in cielo ed ha una spada utilizzata solamente per uccidere i mostri cattivi. Nina inizialmente è diffidente verso Sy ma si scioglie con lui quando, seduti entrambi a bere un aperitivo dentro un bar, nota che leggono lo stesso romanzo di Deepak Chopra, The path to love.

“La coincidenza dell’evento è un elemento positivo per Deepak Chopra”, racconta Sy alla ragazza e “le cose che temiamo di più sono quelle che già ci sono capitate..”
La malinconia di Sy e il carattere introverso ha un risvolto negativo nell’ambiente dove lavora. Il direttore Bill non fa a meno di controllarlo ripetutamente dalla sua stanza attraverso i monitor e non si tratterrà di licenziarlo nel momento in cui scopre che molte centinaia di copie di stampa sono scomparse durante gli ultimi periodi. In più lo accusa di essere una persona troppo suscettibile e inaffidabile. Un modo dunque per sbarazzarsi di Sy che nel frattempo ha visto crollare il suo mondo retto sul modello della famiglia Yorkin. Durante lo sviluppo di un rullino portato da una ragazza di nome Maya scopre che Willi ha con lei dei rapporti sessuali.

Facendo il gioco semplice di scambiare le foto tra le parti, quelle portate da Nina e dalla stessa ragazza, comincia a pedinare la prima, segue i movimenti della famiglia aspettando una reazione che mai arriverà. Nulla cambia e il crollo morale dell’uomo aumenta. Ora si sente sconfitto doppiamente. Il malessere porta Say sul punto di decidere che la vendetta sarà consumata con le proprie mani. La sua follia mianiacale scatta flash dopo flash, istantanea dopo istantanea. Il film comincia ad avere una tensione emotivo nuova, guidata dalla rabbia di Sy (e direi di uno straordinario B. Williams nelle vesti del personaggio violento e perverso, rivisto solo in Imsonnia ). Ora con sè nasconde un coltello da caccia e una macchinetta fotografica. Però involontriamente si complica il regolamento del conto finale: poco prima ha portato a sviluppare nel laboratorio un rullino dove è immortalata a più riprese la figlia del suo ex direttore il quale non tarda denunciando il tutto. I detective irromperanno da Sy e nella casa semideserta troveranno sulla parete moltissime foto della famiglia Yorkin, dove il viso di Willi è sempre tagliuzzato. I poliziotti avvertiranno immediatamente Nina che dirà loro il luogo dove il marito è con la propria amante.

Da questo momento Sy è scovato quando, seguendo i due amanti, sta per vendicare il suo dolore. Ha già prenotato una stanza d’albergo dove sono i due e nell’attimo decisivo si finge barman per entrare nella loro. Prima li minaccia con l’arma per far uso poi della violenza psicologica: vuole che gli amanti trovati nudi fingano di fare sesso. La rabbia aumenta di pari passo alla disperazione e all’ossessione verso la famiglia Yorkin. A questo punto Maya deve masturbare con la bocca Willi sotto la minaccia sempre più forte. Sy fotografa ripetutamente le scene cercando di esorcizzare il dolore. Deve ora curare la propria malattia chiamata “identificazione”; deve purificarsi attraverso l’ennesima perversione..

“E’ sposato detective? Ha dei bambini?”

“Lei detective è un buon uomo: una persona che sa riconoscere la propria fortuna. Non trascurerebbe i suoi figli. Non chiederebbe loro cose che mai potrebbero fare… Fotografie perverse, ignobili. Willi Yorky ha tutto gettato al vento.. non è un buon padre..”


Con le manette ai polsi rivede le sue foto, ricostruisce nuovamente il suo immaginario nella solitudine. In quest’ultima sequenza sembrano pezzi di puzzle con cui modellarsi un’identità. Sy è lasciato solo, pensieroso e malinconico. Sogna nuovamente ad occhi aperti: nell’ultimo fotogramma che gli scorre davanti è accanto alla famiglia Yorky. Sorridente..

Regia: Mark Romanek
Con: Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Gary Cole