Thursday, May 17, 2007


QUATTRO MINUTI

All'interno di un carcere femminile regnano il silenzio, il blu, il grigiore e la cupezza. Il silenzio soprattutto. Strano da dirsi, poichè dentro una struttura penitenziaria normalmente ti viene mostrata, con tutto il suo rumore assordante, la solitudine o la violenza di gruppo. Un inquinamento acustistico lacerante per chiunque si muove dentro quelle mura. In questo film di Chris Kraus, un'inflessibile, cinica e severa insegnante di pianoforte, Traude Kruaer, scopre il talento di Jenny Von Loeben, una ragazza accusata di omicidio e ritenuta dalle autorità particolarmente pericosa e destabilizzante. Jenny ha alimentato il proprio talento fin da piccola, ma la vita le ha voltato le spalle nutrendola di fatti negativi (carcere e poi gli abusi sessuali subiti dal padre durante l'adolescenza). Jenny adora il genere hip pop, ribattezzata "musica negra"dalla sua nuova insegnante che, contrariamente, ha un'amore sconfinato per Mozart e Schubert. Le due protagoniste hanno in comune solamente la rabbia e la violenza che lacera i loro stomaci. Tutto si evince dagli sguardi, nei tagli delle espressioni, nella freddezza e nell'odio dell'una verso l'altra. C'è solamente rispetto artistico tra le due. L'anziana donna non mostra un velo di sensibilità verso la giovane promessa. La osserva e crede ciecamente in lei, al punto da farla scappare dal carcere pur sapendo che la fuga sarà in realtà fittizia, inutile... Ma ne è consapevole anche Jenny. In quei quattro minuti, infrangerà tutte le aspettative dell'insegnante e darà sfogo al suo stato interiore, a tutta quella rabbia che nel corso degli anni l'ha isolata dal resto del mondo. La performance della giovane abbatte il silenzio della platea, il pubblico da salotto che adora il mondo classico. lL'inchino finale di Jenny, rivolto alla sua insegnate e negato sempre in passato, (mentre i poliziotti le stringono le manette ai polsi) nasce spontaneamente. Per la prima volta sorride, facendo emergere tutto l'amore celato, ma anche l'odio e l'ironia verso una donna per lei importante. Jenny sà perfettamente di tornare tra le gelide mura di un carcere, in un mondo claustrofobico pronto ad aprirsi nuovamente dalla cancellata principale. E lì si riscalderà nuovamente tra flebili raggi di luce che oltrepassano le sbarre. Tornerà a chiudersi e tenterà di volare con ali di cera.

Solo una volta usciti dalla sala forse ripenseremo che quei quattro minuti sono il tempo concesso per il brano da eseguire alla finale di un concorso per giovani esordienti. Un piccolo dettaglio. L'istinto ci guida dentro quei quattro minuti in modo diverso: dentro il temp e lo spazio della ragazza, dentro le sue espressioni ed i suoi movimenti spesso convulsi. A questo punto capiremo il vero significato della vita, la rappresentazione del disagio e l' amore oppresso, ma vivo, dentro Jenny.


Alessandro Dionisi


Thursday, May 3, 2007

" Agire è una cosa che mi fa sentire sicura. Quando la società diventa passiva è allora che io ho veramente paura..."

Cosi Pil (Beate Bill), durante un momento di intimità, confessa al suo ex docente ed ora amante Carsten (Jesper Christensen), la sua lotta verso ideali smarriti, elusi e traditi da una "mancanza di aspettative e desideri". Il professore è un uomo con un carisma molto forte, ma è nostalgico di fronte ad un mosaico sociale in lattice, sempre più nelle mani di un potere governativo subdolo. In Carsten convivono immensi ideali e verso Pil prova sentimenti di passione e di profonda stima: nella classe media, monitorata con genialità dal regista Per Fly, cattura una giovane coraggiosa ed affacinante che dalle idee mature passa ai fatti concreti. In una fabbrica di armi durante la notte investe ed uccide un poliziotto che ostruiva il passaggio minacciandoli con una pistola. La sua, e quella dei suoi compagni, è un'azione politica. Da allora Carsten sacrifica tutto di se stesso: la famiglia, gli studenti, la stima nutrita dalle persone che si muovono intorno alla sua vita. Segue le vicende giudiziarie della ragazza, combatte per la sua libertà come gli ideali smarriti nell'azione. Lotta e soffre. Sacrifica tutte le sue forze non gettando mai a terra la spugna, ma nel frattempo la vulnerabilità taglia la scorza apparentemente dura di questo uomo. I sensi di colpa diventano assillanti soprattutto quando Pil, una volta uscita dal carcere, comincia a frequentare i suoi coetanei, smarrendo il desiderio di guardare al passato. Carsten improvvisamente perde tutto il carisma nei confronti della ragazza. La cultura di Carsten ingiallisce come la sua pelle, come le profonde rughe sul viso. Nessuno dei due esce vincente e nessuno dei due è un vinto in questa profonda storia.
Nella Danimarca di Fly regna un silenzio assordante. La musica è sensuale, ma profuma di solitudine. Spesso sembra trascinarci nelle pellicole di chi ci fa riflettere sulle passioni, nei lati oscuri e a tratti malinconici di persone che vivono nei paesi del Nord Europa: Ingmar Bergman.
Il regista e drammaturgo svedese ci racconta viaggi nel tempo, nelle passioni, riflettendo sulla vita e sulla morte con aggressività e sentimento. Fly nel suo corso riflette con coraggio, entrando nei dettagli del pensiero umano e lasciandoci delle tracce visive..

Alessandro Dionisi