Wednesday, December 27, 2006

PIER PAOLO PASOLINI

TESTIMONIANZE

_ Il fatto che il cinema non sia riuscito a costituire un repertorio fa pensare che esso sia un'arte effimera, incapace di durare nel tempo. Se lei è d'accordo con questa tesi, quale sarebbe a suo avviso, il motivo del precoce invecchiamento del cinema ?

_ Non è oggettivamente vero che i film invecchiano. E' invecchiato Il Generale di Keaton? O La Régle du Jeu di Renoir? Potrei elencare 100 film di cinquanta, venti, dieci anni fa, che sembravano girati oggi (e naturalmente potrei elencarne altre mille che, pur essendo girati oggi, sono decisamente antichi).
Il fatto che la domanda a cui devo rispondere qui non nasce da un dato "oggettivamente vero", mi costringe a rispondere con un luogo comune: i film belli non invecchiano, i film commerciali invecchiano. Sono già molto vecchi per esempio i film dove si vedono dei "capelloni" o degli stivaletti bianchi, o il montaggio sia un pò "alla Godard".
In generale si può dire che il periodo dell'invecchiamento oggettivamente minacci gli attori, i produttori, e i registi che servono gli attori e i produttori.
Tutto sommato potrei dire che negli anni Cinquanta o Sessanta, al macero ci sono più libri che film (si pensi alle varie centinaia di libri di poesia all'anno che escono in Italia, per il fatto che costano poco).

Alessandro dionisi
dionisialessandro10@yahoo.it
PILLOLE CINEMATOGRAFICHE

1903: L'assalto al treno, un film di 100 metri girato negli Stati Uniti da Edwin S. Porter, è senz'altro il primo esempio di organizzazione spettacolare del nascente linguaggio per immagini: naturalmente con risultati ancora rudimentali, ma indicativi delle future possibilità.
Il successo del film - di lunghezza insolita per quei tempi - provoca un rapido aumento della produzione. Il soggetto narra di alcuni banditi evasi dal carcere e inseguiti dalla polizia. I criminali assaltano il treno, gettano fuori dalla locomotiva il fuochista, il convoglio esce dai binari e i banditi compiono acrobazie sul treno devastato.

Sempre negli Stati Uniti, si danno al cinema due mercanti di pellami, Adolphe Zukor (che mette in piedi una impresa di noleggio) e Marcus Loew, che diventa produttore, come Carl Leammle. In pochi anni queste tre persone, le prime che abbiano intuito nel cinema un'industria oltre che uno spettacolo, diventeranno potentissime.

1904: - Un fotografo torinese, Giuseppe Ambrosio, volge la prima attenzione al cinema e realizza due brevi documentari:
_ Le Mandure degli alpini al colle della Renzola
_ La prima corsa automobilistica Susa-Montecenisi. Entrambi dalla lunghezza di 98 metri.
Il successo spinge l'autore a organizzarsi su basi consistenti. Nasce così la prima ditta di produzione italiana, la Ambrosio Film.

Muore a Parigi Etienne Jules Marey, pioniere del cinema e studioso del movimento mediante la fotografia.
Vallardi Edizioni Periodiche Milano

Alessandro Dionisi
NEW YORK TIMES

"Quando la sala fu al buio, provenne dalla cabina di produzione un ronzio, uno scoppiettio e una luce brillante cadde sullo schermo. Vestite di costumini rosa e celeste, apparvero due graziose biondine del varietà che eseguirono la danza dell'ombrello con commendevole celerità. Tutti i loro movimenti erano nitidi e distinti.
Quando scomparvero, la vista delle onde che si pompevano sulla sabbia di una spiaggia, vicino a un molo, stupì gli spettatori. Un burlesco incontro di boxe fra un attore alto e magro e uno basso e grasso, un'allegoria comica intitolta "The monroe doctrine", una scena movimentata della farsa di Hoyt "The milk white flat", ripetute diverse volte, e una danza eseguita da una bionda slanciata completarono lo spettacolo stupendamente vero e singolarmente esilarante"

(da "New york Time del 24 aprile 1896. Recensione della "prima" avvenuta la sera precedente al Koster & Bial's Music Hall di New York )
Alessandro Dionisi

Monday, December 18, 2006

PILLOLE CINEMATOGRAFICHE

1901: I film di questi anni hanno spesso titoli curiosi.
Eccone uno inglese: Il bagnante perplesso e i suoi abiti animati . G.A. Smith, di Brighton, fa uso per primo sei suoi film dei "primi piani" e "primissimi piani" di volti e oggetti

1902: Méliès realizza uno dei suoi film più celebri: Il viaggio sulla luna. Le scene dipinte dallo stesso autore, il bolide che deve trasportare gli uomini sul satellite ospita viaggiatori con tuba e ombrello.
Come nelle carte astronomiche, la luna presenta degli avallamenti di ogni specie e vulcani spenti. Il bolide giunge improvviso e si conficca nel suolo. Ne escono meravigliati e costernati gli uomini in abito da cerimonia, mentre nel cielo appaiono stelle sulle quali sono montate fanciulle in eleganti posature.
In Germania Oskar Messter produce un film impegnativo, Salomè, lungo ben 75 metri..

Vallardi Edizioni Periodiche
Milano 1966

Friday, December 15, 2006



Pablo Picasso, Guernica, 1937, Madrid, Prado


OTTO MULLER, Drei Akte Vor dem Spiegel,

Rupfen um, 1912

"E un astronomo disse: Maestro parlaci del tempo.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso.
Del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostare presso la sua riva e vederlo fluire.

Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
e sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e domani il sogno di oggi
e ciò in voi è canto e contemplazione dimora quiete entro i confini
di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio
chi di voi non sente la sua forza d'amore sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benchè sconfinato, è racchiuso
nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, nè da
atto d'amore ad atto d'amore?

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni,
fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
e che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con "l'attesa "

KAHLIL GIBRAN (1883-1963)

Monday, December 11, 2006



PILLOLE CINEMATOGRAFICHE

1898: Primi esercizi in Cecoslovacchia, in Messico, Spagna e Stati Uniti.

1899: La casa Pathè presenta un film "parlato" dal titolo IL MUTO MELOMANE. In Sud Africa viene girato un documentario sulla conquista di Pretonia. Auguste Baron presenta un film parlato all'Istituto delle Scienze di Parigi.

1900: Prime riprese di attualità in Argentina. In Francia, Mèliès gira oramai una trentina di film all'anno. All'Exposition Universelle di Parigi viene presentato il Fotoroma su schermo circolare.

La Storia del Cinema (volume 4°)

Vallardi Edizioni Periodiche Milano

Thursday, December 7, 2006




La signora Lenci (Elena Konina Scavini, chiamata familiarmente Helenchen, da cui Lenci), fra il 1925 ed il 1927 realizzò una serie di bambole costruite con semplice pezza, le quali ottennero un'enorme popolarità nell'oriente. Fu proposto all'artista di trasferirsi nel Sol Levante, ma la Sig.ra Lenci, proseguì il suo incessante lavoro nella sua fabbrica a Torino.
Qui sono immortalate delle bambole sedute in una fumeria d'oppio.
Alessandro Dionisi

Wednesday, December 6, 2006



Nel Giappone tra il 1860 e i primi del Novecento si costituirono moltissimi studi fotografici e il termine shashin, oggi tradotto comunemente con il termine di fotografi, si sviluppava dall'accostamento dei termini "copiare" e verità".
L'artista Felice Beato, riuscì nell'arco di brevi anni a raggiungere una raffinatezza fotografica peculiare. La sua percezione rendeva l'immagine immortalata molto vicina alla pittura ad olio.
La creatività rispecchiava una cultura che cominciava ad affacciarsi in occidente dopo la rivoluzione industriale, pur mantenendo vivi i tratti di originalità.
Molti lavori compiuti dall'artista mettevano in luce la tradizione, lo spirito che non si confondeva con la carne, sempre più materializzata nell'ovest europeo.
Solo dopo la seconda guerra mondiale le anime giapponesi si affacciarono sempre più a nuovi modelli di costume e di consumo, vivendo il periodo post-atomico come un vero e prorio rincorrere il tempo, nel quale aleggiava la sempre presente figura del Dottor Stranamore .
Alessandro Dionisi
BAMBOLA DI PEZZA
DEI PRIMI
DEL NOVECENTO
Eadweard Muybridge, tavola 59 dal libro Animal Locomation, 1887, fotocollotipia.
Andrè-Adolphe- Eugène Disdèri, carte de visite del Marchese de Salar, 1860, stampa all'albumina
TU TI SPEZZASTI
_ da IL TEMPO è MUTO


I molti immani, sparsi, grigi sassi
frementi ancora alle segrete fionde
Di originarie fiamme soffocate
od ai terrori di fiumane vergini
ruinati in implacabili carezze,

- Sopra l'abbaglio della sabbia rigidi
in un vuoto orizzonte, non rammenti ?

E la recline, che s'appiglia all'unico
raccogliersi dell'ombra nella valle,
araucaria, anelando ingigantita,
volta nell'ardua selce d'erme fibre
più delle altre dannate refrattaria
fresca la bocca di farfalle e d'erbe
dove le radici si tagliava,

- Non le rammenti delirante muta
sopra tre palmi d'un rotondo ciottolo
in un perfetto bilico
magicamente apparsa

Di ramo in ramo fioriranno lieve
ebbri di meraviglia gli avidi occhi
ne conquistavi la screziata cima,
temerario, musico bimbo,
solo per rivedere all'ilmo lucido
d'un fondo e quieto baratro di mare
favolose testuggini
ridestarsi fra le alghe
della natura estrema la tensione
e le sue subacquee pompe
funebri morti

^^^
alzavi le braccia come ali
e ridevi nascita al vento
correndo nel peso dell'aria morta

Nessuno mai vide posare
il tuo lieve piede di danza

^^^
Grazia felice,
non avresti potuto spezzarti
in una cecità tanto indurita
tu semplice soffio e cristallo,

troppo umano lampo per l'empio,
selvoso, accanito, ronzante
ruggito d'un sole d'ignudo.
GIUSEPPE UNGARETTI


STELLE (1927)
_ da IL SENTIMENTO DEL TEMPO-

Tornano in alto ad ardere le favole
Cadranno colle foglie al primo vento

Ma venga un altro soffi,
Ritornererà scintillamento nuovo

Monday, December 4, 2006







CHARLIE CHAPLIN












Foto: Alessio Trerotoli
PILLOLE CINEMATOGRAFICHE

1896_ In un locale dell'ex ospedale della Carità di Via Po, a Torino, vengono effettuate le prime proiezioni pubbliche italiane di un film.
Il proprietario di un teatro di prestidiaitazione di Parigi, Georges Méliès, trasforma il locale in cinematografo e proietta film da lui stesso confezionati, nei quali applica una sorta di trucchi che inventa con inesauribile fantasia. E' sempre lui a scrivere i soggetti, per lo più notevolmente fantastici.
Sullo spazioso tetto del Teatro Alhambra di Londra viene girato da R.W.Paul il primo film inglese, Soldier's Courtship.
Il primo operatore russo, A.P Fdezky, firma i virtuosismi dei cavallerizzi cosacchi a Carcov.
I rappresentanti della Lumière aprono la prima sala cinematografica russa al 46 della Prospettiva Nevsky di Leningrado, allora Pietroburgo.
Alessandro Dionisi
"La storia del Cinema"
Vallardi Edizioni Milano, 1967

Tuesday, November 28, 2006

PILLOLE CINEMATOGRAFICHE

"Le Radical"

"Una nuova invenzione, che è certamente una delle cose più curiose della nostra epoca, è stata proiettata davanti a un pubblico di scienziati, di professori e di fotografi.
Si tratta della riproduzione, per proiezioni, di scene e di viste fotografiche con una serie di prove istantanee. Qualunque sia la scena cosìpresa e pur grande che sia il numero dellepersone così colte negli atti della loro vita, voi li rivedrete in grandezza naturale coi colori, la prospettiva,i cieli lontani, le strade, con tutta l'illusione della "vita reale"... Al nuovo apparecchio si è dato il nome un pò rigido di "cinematografo"

(Da un articolo intitolato "Il cinematografo: una meraviglia fotografica", pubblicato il 30/12/1895 sul giornale parigino "Le Radical" )

Renè Claire

" Ci si può domandare che cosa resterà di quì a trent'anni di quello che i nostri contemporanei chiamano il cinema. E di qui a trecento anni, quando Corneille non potrà contare tra i lettori un numero superiore di quello che ne ha oggi La Chanson de Roland, quando il nome di Charlie Chaplin non sarà citato che da qualche erudito ? Senza dubbio il nostro cinema ci apparirà allora come la forma primitiva di un mezzo d'espressione che ci è dfficile da immaginare, o, forse, il suo ricordo non sarà che una delle strane vestigia di una civiltà scmparsa.."

(Renè Claire: Reflexion Faite )

Friday, November 17, 2006


SCONTRI NEL MARE

".. Una storia. La nostra, una proverbiale storia che può andare avanti e credere a se stessa. Non importa quando, basta incunearsi fastidiosamente all'interno di quel cielo di cartapesta da presepe. Noi siamo dei sassi che rotolano sulla pelle della terra. La tua storia (il tuo presepe). La sua storia (il suo presepe). La nostra storia (il nostro presepe). Essere felici, seminare gioia iniziale facendola germogliare. Crescere all'interno di una serra. La plastica con il termometro delle passioni che di volta in volta sei tu (ragazza con il sangue di mercurio), è lui (ragazzo con lo spirito di mercurio), il caso e la paura che lo misurano. La paura. Un continuo avanti e indietro di percezioni, di sovrimpressioni senza guinzaglio che salgono sul corpo, fino alle spalle per poi scivolare, scomparire, annullarsi e poi ripartire. La paura è la frontiera immateriale, l'inaspettata divisione. Essa c'è, ma è invisibile. Pulviscolo nell'aria, rarefazione.
La paura è spesso la causa scatenante che tiene sorretta una storia d'amore, divisa tra controllo e attesa. Attesa di crescere. Attesa di credere. Attesa di attendere.. "
Continua...
Alessandro Dionisi
"Scontri nel mare"

".. E in mente ho ancora l'odore di sigarette. Le mie labbra secche. Un odore impregnato oramai sul muro. Una falsa suggestione. In quelle boccate si materializzava una nuvola di pensieri: la storia di una ragazza nel momento in cui cresceva, mentre osservava in silenzio, sognava e delicatamente si sfiorava tra le note di Headphones di Bjork. Per un attimo una risata mi rassicura. Mi guardo allo specchio. Gli occhi leggermente gonfi forse di sonno, forse di ricordi trattenuti. Sento le unghie conficcate nella carne, ma non provo dolore. Libero la tartaruga dalle mani, ora impegnate a cercare alcol da bere. Aria confusa in una nuova primavera, nata dalla consapevolezza di un naturale processo di eliminazione.
"Lei è quà falsità come radioattività".

I miei sogni in quegli anni attraversavano i mari. Le correnti gravitazionali sembravano per un istante superate. Spazio e tempo tra le mie mani, le sue, e di chi come noi opponeva barricate, narrando ideali tra i banchi di scuola, nei giorni in cui ci muovevamo a piccoli gruppi e consacravamo l'immaginazione con tanta fantasia, compatti tra i nostri abiti e gli incontri al bar S. Callisto, tutti a bere birre proletarie, mentre passavano amici della classe affianco o dello stesso palazzo..
I ragazzi biondi con le Converse "uguali ma diverse" da quelle indossate da noi del 3°C.
Persone con cui avremmo fatto, pochi giorni dopo, l'esame di stato e non ci saremmo incontrati più.
- Finalmente distanti dalle raccomandazioni dei loro genitori, pensavamo.
- Finalmente lontani dai loro futuri maleodoranti manuali e codici, sproloquaviamo.
Noi, la generazione che si sarebbe allantanata dai "cugini caporeparto frutta del supermercato di Via Fonteiana..
Tutti, in quelle strade, riuscivamo dalla primavera fino alla fine dell'estate a vedere e contare..
Meglio farlo lì, che farlo davanti o seduti al Pozzo, a bere l'aperitivo zuccheroso del pomeriggio, in quel bar dove Boccaccio e Dante vengono urlati come ultimo prezzo in un mercato prossimo alla chiusura quotidiana..
Laggiù vigeva la compostezza formale, la borsetta tenuta tra le mani di un braccio disteso, la bottiglietta d'acqua da 33cl e le gomme sempre pronte da masticare. L'importante è non avere il sapore accattivante in bocca..
Tanti personaggi. Avevo voglia di essere presente. Ossessivamente presente. Eccitare le persone. Essere tra i loro schifosissimi incontri inglesi da tè delle cinque pomeridiane; nei loro pensieri fluttuanti in uno spazio geometricamente perfetto, aritmetico, razionale. Tra rollate di pensieri, viaggi, amori andati in frantumo o falsità di confidenze perverse..."
Continua..
Alessandro Dionisi

Sunday, November 12, 2006




L'Azzurro Scipioni di Silvano Agosti

L'Azzurro Scipioni è un piccolo cinema d'essai che si staglia all'interno di un grande quartiere quale è Prati, sempre più somigliante ad una vetrina abbagliante, dove migliaia di persone lo percorrono durante la giornata, specchiandosi nelle entrate dei negozi, e cercando animosamente di battere allo sprint finale il concorrente per l'ultimo acquisto settimanale. Il quartiere Prati si eleva vicino al centro storico di Roma e come i suoi negozi, quando si fa sera, spenge i suoi interruttori.

L'Azzurro l'ho conosciuto quasi per caso. Sapevo che i cinema d'essai fossero vivi, ma nel frattempo vedevo, in questi anni, crescere le multisale, sempre più allargate a macchia d'olio nelle grandi città. Sfogliando la pagina spettacolo di più quotidiani e leggendo gli eventi nella città, mi accorsi con il tempo di un dato oramai certo: le sale artigianali, che non proiettassero film sulla cresta dell'onda ( dai prezzi non certo bassi), piano piano scomparivano, insieme alla memoria e alla cultura, di volta in volta pianificata da uno strato si catrame lucido, ripulito e pavimentato, laddove fiori di plastica si ergevano insieme alle patatine !

La multisala cominciava ad occupare le pagine dello spettacolo inserito all'interno dei quotidiani, ad esserne portatrici di nuovi valori, divulgtrici di un modo diverso di vedere un film. Si mostrava generatrice dell'evento nuovo per una cultura lustrata e corretta chirurgicamente, diventata con il trascorrere dei giorni, sempre più visiva, al punto di non accorgersi di tralasciare dettagli che non possono essere non osservati: e se nella sua economia di fondo cassa non interessano, dal mio punto di vista ( amante del cinema), sono importanti.

Partiamo: la multisala toglie il sapore, il gusto inebriante e ammaliante del film visto su grande schermo, poichè di solito prima di entrare in una delle 20 porte che ti attendono, devi passare tra una miraide di dogane commerciali. Ti vendono pop corn, coca cola, riviste, dvd, cd musicali, gelati, bambolotti, forbici per capelli e pinzette per sopracciglia. Non mi stupirei se tra pochissimi giorni trovassi un'agenzia immobiliare e un autosalone. Dopo aver svuotato, se ritieni necessario, il portafoglio, ti appresti a salire le benedette scale che ti condurranno a vedere il film desiderato da settimane. La multisala, astutamente, vuole farti visionare la pellicola con una nuova filosofia di rilassamento, in quanto tu, uomo gia stressato, alla fine ti poggerai sopra una vellutata e rossa poltrona, godendoti il tuo regista o la tua attrice preferita. Come se i tuoi pensieri e il corpo si distendessero in grande bagno turco. I mille orari interni ad una programmazione, dovrebbero facilitarti il tutto, ma non devi dimenticare di mettere in tasca la calcolatrice. Il tuo film potrebbe diventare il surrogato dell'happening pomeridiano.

In più, cari cinefili, bisogna sorbirsi tanta pubblicità come nelle tv, che sommate a tutti i prodotti fin qui elencati, ai sorrisi poco spontanei, rende il film uno spot da supermercato.

Per carità la multisala passa grandiosi film, ha le maggiori tecnologie sonore per catapultarti nell'immaginario. Aggiungo che tra ieri e giovedì ho visto The departed di Scorsese e La sconosciuta di Tornatore, due straordinarie pellicole (anche se devo dire che il film di Tornatore è perfetto fino alla sequenza finale, ovvero quando ci troviamo di fronte ad un lieto fine visto su migliaia di altri nastri..). Ma mi piacerebbe, essendo un sognatore, che le pellicole fossero accolte più timidamente, con rispetto verso la storia che questa meravigliosa arte ha. Il cinema non deve essere un' esclusiva trovata pubblicitaria, uno "spettacolo integrato", in mezzo a quello "diffuso" e quello "concentrato", per dirla alla Debord. Non deve terminare nella logica consumista e frivola della televisione. E' ovvio: al cinema non si va con il broncio e non si deve attendere cassieri, che oltre a fare il biglietto, ci spingano a calcioni dentro la sala. Però meno spot e più calore al film darebbe un tono fiabesco già perso da anni..

In un piccolo cinema d'essai tutto questo non avviene. Esiste una profonda ammirazione verso quegli autori che per più di un'ora ci narrano delle storie.

Le due sale dell'Azzurro Scipioni, hanno nomi che ti lasciano riflettere e ti portano dietro nel tempo, quando la pellicola in bianco e nero regalava suggestioni: Chaplin e Lumière. Se alzi gli occhi noterai tantissime riviste di cinema, teatro, arte, e tante poesie che allietano il pomeriggio da trascorrere in questa piccola isola incontaminata. E se tante volte non lo sapessi, scoprirai l'artista cretore di questo paradiso cinematografico, accorgendoti che è Silvano Agosti, un signore che nel panorama culturale e indipendente del nostro cinema ne sa qualcosa; come nel mondo dei romanzi. Silvano Agosti, ha lottato per il cinema italiano, ha fatto "cinema militante", mostrando a più riprese il suo dissenso verso la spettacolarizzazione a cui il mezzo cinematografico andava incontro. Ha coltivato e raccolto, vivendolo, un piccolo grande sogno all'interno di uno notturno: essere accompagnato da Chaplin in questa avventura. L'angelo Chaplin ha preso per mano Silvano, dandogli consigli affinchè il cinema rimenesse puro, partendo proprio dalle sue radici. Sogno e vitalità contraddistinguono la carriera di Agosti, ricca di esperienze che lo hanno fatto riflettere. Per esempio il non accettare la carriera di docente, quando vedi di fronte a te progetti e programmi che non hanno nulla a che vedere con il suo stile di vita. In effetti è vero: il cinema è esperienza che raccogli direttamente sul campo ed autori come Pasolini o Wenders ce lo insegnano.

Il cinema non è elaborazione. Il cinema immortala l'istante vissuto in una piccola o grande esperienza.

Se osserviamo i lavori fatti da Silvano Agosti, soprattutto quelli negli anni della contestazione, noteremo ancor più affermativamente tutto ciò. Silvano Agosti non è un accademico, ma uno spirito autoriale e soprattutto libero.

Dietro l'esemplare I Pugni in tasca(1965), non c'è solamente il lavoro di Bellocchio, Rulli e Petraglia, ma anche la sua esperienza. In Matti da Slegare (1975), c'è un lavoro straordinario, di risalto verso un caso non indifferente (soprattutto in quegli anni): l'emerginazione per tutte quelle persone che la sanità, definisce facilmente, e oserei aggiungere, "pazzi". Silvano Agosti ha sviscerato con maestria questa affermazione che stava diventando un banale luogo comune.

L'Azzurro Scipioni passa su pellicola grandi autori, omaggia capoavori del cinema. La prima volta entrando in sala vidi Un condannato a morte é fuggito di Bresson. Era l'estate più calda degli ultimi anni e percorrendo la zona di San Pietro/P.zza Risorgimento, vedevo solamente tanti turisti e pellegrini che si distribuivano in fila indiana prima di entrare dentro qualsiasi negozio. Sinceramente non avevo voglia di accodarmi, ed iniziai ad incamminarmi per vicoli e stradine secondarie pur di arrivare al più presto nella desiderata sala. La raggiunsi e già respiravo un'aria accogliente.

Da quel giorno ho conosciuto ed ho avuto la grande gioia di vedere proiettati film di autori come Fellini, Bunuel, I.Bergman, Bresson, W. Allen, Truffaut, Resnais, Kurosawa, Godard e Scorsese. Ma non solo:oltre alla visione di grandissimi autori, vengono proiettati film come nella multisala: esempio I segrreti di Brokeback mountain di Ang Lee o Belle Toujours di M. De Oliveira. Ma l'aria repirata è completamente diversa. E' sottointeso che all'Azzurro non vedrete mai "le vacanze in giro per il mondo" o le rincorse verso la propria amata di Muccino, ma sinceramente sono contento...

Alessandro Dionisi

Friday, November 10, 2006

Pillole di storia nel tempo e nello spazio


Le utopie sociali (marx su tuuti) guardano alla costituzione di un soggetto collettivo in grado di traghettare il mondo verso un flusso di libertà dalla penuria e verso un progresso civile.
Le tecnoutopie vedono nella prodigiosa accelerazione degli scambi delle merci, persone, notizie, idee e conoscenze, la condizione per un salto immediato verso una società fatta di individui liberi ed uguali, capace nel contempo di autogovernarsi grazie alla trasparenza comunicativa assicurata dalle nuove tecniche di comunicazione.
Nella prima metà del Novecento, le due guerre imperialiste sembrano chiudere definitivamente ogni orizzonte utopico, riconsegnando la tecnologia al ruolo di strumento di sterminio.
Ma dopo la seconda guerra mondiale, il confronto fra utopie sociali e tecnoutopie riparte: la sfida est-ovest fa sviluppare da una parte l'evoluzione tecnologica stimolata dai meccanismi del libero mercato, dall'altra il progresso guidato dalla macchina statale.
L'espressione delle tecnologie elettroniche, figlie dell'incubatore accelerato della ricerca bellica, configura un terreno di confronto totalmente nuovo: integrazione fra mezzi di comunicazione di massa e industria fordiste, infatti sbarra la strada ai sogni di libertà individuale e decentramento dello stesso campo occidentale.
Il modo di produzione fordista ha disegnato un modello sociale, culturale e politico fortemente integrato: concentrazione monopolista, gigantismo e burocratizzazione delle imprese, centralità dello stato come indicatore dei conflitti sociali e redistribuzione di reddito attraverso il sistema di welfare, cooptazione delle masse nel sistema di consumi attraverso le reti media broadcast, che
funzionano al tempo stesso da strumenti di mobilitazione e propaganda.
Questo modello orienta i flussi unidirezionalmente e attribuisce al monopolio su conoscenze, queste informazioni a una costellazione di "saperi esperti" ( giornalisti, scienziati, ingegneri, avvocati, manager).
Contro questa società gerarchica va ad impattare l'ondata di innovazioni culturali e tecnologiche che culminano con la rivoluzione digitale e il fenomeno di Internet.
Alessandro Dionisi

Thursday, November 9, 2006

"Pillole di storia nel tempo e nello spazio"

Nella sua Storia di utopia planetaria, Armand Matterland ricorda come l'economista A.T. Vandermonde avesse scritto nel 1795, che l'entrata in funzione del telegrafo ottico, rappresentasse una smentita della tesi di Rosseau, secondo cui:
"la nuova tecnologia offriva la possibilità di interagire a grandi distanze, rendendo la Francia rivoluzionaria, capace di rimpicciolire il proprio territorio; un grande popolo appariva in grado di scambiare e mettere a confronto le proprie opinioni analogamente a quanto avveniva nelle democrazie greche".
Quest'idea dell'esistenza di un rapporto di reciproca implicazione una proliferazione delle reti tecnologiche e propagazione dei principi di libertà, uguaglianza e fratellanza, è per Matterland una costante della storia moderna dall'epoca dei lumi e delle rivoluzioni industriali, la vecchia utopia della costruzione di una grande famiglia umana sotto l'egida del cristianesimo che sembrava tramontata da quando le guerre di religione e la pace di Westfalia avevano diviso l'europa lungo i confini degli stati-nazione. Ora si ripresentava come tensione verso una "repubblica mercantile universale".
Nasce in questi anni un "immaginario cosmopolita" che, annota Matterland, si articola in due modelli: da un lato l'irridazione dei nuovi valori universali, dall'altro la centralità di tecnologie e di mercato..
Alessandro Dionisi

Monday, November 6, 2006

Pillole Cinematografiche

"Nel dicembre del 1895, Filoteo Alberini brevetta il kinetografo, macchina per la ripresa, la stampa e la proiezione di pellicola cinematografica. Dopo una serie di brevi proiezioni a carattere documentario lo stesso Alberini, nel 1905, fonda a Roma il primo teatro di posa, che più tardi diventerà la casa di produzione Cines, e gira La presa di Roma (1905), primo film di ambientazione storica, genere che in Italia avrà grande fortuna..".


"Nel 1897, fecero la loro apparizione i film di Georges Mèliés. Ricco direttore del Thèatre Robert Houdin e prestigiatore per vocazione, esperto di ogni trucco possibile sulla scena teatrale, Mèliés, dopo aver visto i primi film di Lumière, costruisce un grande teatro di posa nella proprietà di Montreuil, alle porte di Parigi, e gira una gran quantità di film in cui sperimenta l'applicazione di tutti i trucchi possibili nel nuovo mezzo di espressione. Sovrimpressioni, composizione fotografica, modellini, riprese attraverso un acquario sono i nuovi ingredienti che avvicinano il cinema alla dimensione che gli sarà propria..."

Giorgio De Vincenti, Andare al cinema. Artisti produttori e spettatori. Cent'anni di film

Sunday, November 5, 2006




Ritorno alla dolce vita ?

Sono passati circa quindici giorni dalla conclusione del primo Festival del Cinema di Roma, ed oggi, a mente fredda, scrivo piccole sensazioni di questo evento che ha coinvolto la città. Con una mini-troupe abbiamo girato un programma di due puntate dal titolo speranzoso, ma provocatorio: "Ritorno alla dolce vita?". Fin dalla partenza il dubbio era presente in tutti noi, e il punto interrogativo alla fine non era per puro abbbellimento.. Ovviamente il ricordo e la memoria ci hanno trasportato nella straordinaria, unica ed irripetibile pellicola di Federico Fellini, accompagnato da una fiabesca interpretazione di Marcello Mastroianni ed Yvonne Furneaux. Il pensiero ci ha fatti danzare tra le note musicali di Nino Rota e in un cinema che oggi non si fa più, soprattutto per il vuoto di idee e nella preparazioni accademiche. Ma quello che maggiormente interessava al sottoscritto, era vedere quanto Via Veneto suscitasse curiosità alle persone, se in alcune di esse tornava alla mente un film italiano che negli anni Sessanta ha fatto epoca, scalpore, ed è stato il lancio di nuove mode, costumi, mostrando l'altra facciata di un'Italia laica, mascherata da un esasperato bigottismo presente nella cultura, nella politica e nei mezzi che li rappresentavano.
In secondo luogo, mi interessava vedere quanto il comune desse importanza alla storia; quanto riuscisse a contrarre quasi mezzo secolo di tempo. Volevo semplicemente sognare con la gente. Tutto questo non si è verificato, visto che la maggior parte delle persone non ha memoria, o meglio, ha lati di ignoranza culturale incredibili. Molte persone con cui abbiamo dialogato, sono rimaste insensibili alla "dolce vita" e vedono questa città un centro culturale reale che si evince dalla serenità richiesta alla cultura stessa, al cinema ed a qualsiasi mezzo di comunicazione. Già, perchè quel che interessa maggiormente di Via Veneto è la sua nuova pavimentazione, il bel passeggiare pomeridiano e notturno. La gente chiede quiete, come se la cultura fosse stata finora una tormentosa tempesta, capace di spazzare via i palazzi del secolo XVIII del centro storico.
Ma ciò che mi ha maggiormente sbalordito sono state tutte quelle persone incapaci di avvertire un minimo cambiamento nei divertimenti degli anni Sessanta e quelli di oggi. Ho parlato con gente adulta, ragazzi si e no maggiorenni in quegli anni, presenti al primo tentativo di rivoluzione culturale mai verificatosi.
Non mi premeva tastare la temperatura cinematografica, diverso.. Mi piaceva osservare se le persone sono sensibilizzate agli eventi, oltre alla spettacolarizzazione dello stesso. Beh, la risposta l'ho avuta in un immagine desolante, ma nettamente palese.
A Largo Federico Fellini la piazzola è stata organizzata a semicerchio, con delle seggiole di tela bianca da regista, nelle quali dietro era scritto il nome di un grande autore del cinema. Al centro della piazza un grande schermo passava immagini e servizi d'epoca, dove comparivano volti di grandi attori, ecc..
Il primo sabato in cui siamo stati poche persone hanno partecipato al brindisi di serata. Qualcuno si sedeva nelle seggiole, mostrando ossessivamente d'esserci. La seconda settimana quelle seggiole erano completamente vuote e la gente passeggiava come tutti gli altri giorni per le strade adiacenti. Ancora il festival doveva finire e la gente lo aveva già rimosso: forse si era trovata li per caso e il sottoscritto si era creato troppe aspettative.
Dedico la "dolce vita" a chi ha memoria culturale, ma soprattutto, a quelle persone amanti di una cultura dinamica, fluida e dialettica. Non certamente a tutta la cultura standardizzata, pietrificata e oggigiorno lattiginosa: quella presente nella televisione dove oramai si è perduto anche il gusto di apparire....
Alessandro Dionisi

Friday, October 6, 2006






Nel 1971, esce il capolavoro di Stanley Kubrick: Arancia Meccanica. Le immagini indimenticabili, i contrappunti musicali e la strardinaria fotografia, legate ad un (non) mondo grigio, impotente e ad un linguaggio di Alex eroico, sensuale e affascinante, trascinano lo (non ) spazio e il (non) tempo in un futuro atemporale e scioccante, ma ammaliante.
Immagino chiunque abbia visto Arancia Meccanica, ha desiderato di essere catturato da quella dimensione temporale, che in realtà non vi comunica quale granello infinitesimale di spazio insieme ai protagonisti occupate ....
Alessandro dionisi
"Il tempo umano [...] sarà sempre ribelle sia all'implacabile uniformità che alla rigida ripartizione del tempo dell'orologio. Gli occorrono misure che siano adeguate alla variabilità del suo ritmo e che accettino spesso di non riconoscere, come limiti, poichè la realtà vuole così, che zone marginali. Solo a prezzo di questa plasticità, la storia può sperare di adattare, secondo il dettato di Bergson, le proprie classificazioni alle linee stesse del reale".
Marc Bloch

Cerare Cerati, "Eliche"(1930-40), composizione fotolibera

Tuesday, October 3, 2006



Ellison, Eliot - Marcel Duchamp fotografato con lampi ripetuti mentre scende una scala, 1952-


"Cronophotographie sur plaque fixe, descente de biciclette"
Etienne- Julies, Marey !1890-95 c.)

Sunday, October 1, 2006



"Il telegrafo, le ferrovie e la potenza del vapore elettrico hanno consentito agli uomini d'affari di fare di un dato periodo "cento volte" più trasformazioni di quanto era possibile nel secolo diciottesimo; essi intensificavano la concorrenza e il ritmo, determinando la crescita di una moltitudine di problemi, che comprendono la nevrastenia, la dipsesia nervosa, la carie precoce e persino la calvizie premature"

George M. Beard, "American Nervousness: Its Causes and Consequences".

Saturday, September 30, 2006





Il 28/12/1895 i fratelli Louis e August Lumière mostrano per la prima volta al pubblico del Gran cafè de capucines a Parigi la loro invenzione: un apparecchio insolito e rivoluzionario nella storia delle arti, dal nome atipico cinèmatographe.
La prima proiezione dei Lumière comprendeva una decina di soggetti, ciascuno della durata di due minuti ripetuti ogni mezz'ora ed accompagnati dal suono di un pianoforte. Il cinema nasce subito come spettacolo, poichè portato immediatamente al pubblico, ma anche con la struttura dello spettacolo stesso: una sala con istallazioni, programma articolato ed esibito con riprese regolari e un fondo sonoro che dia appoggio uditivo alle immagini. Nasce una cerimonia che non finisce più. Un sabato sera si creò così l'atmosfera magica nel Salon Indien del gran cafè sul boulevard des capucines a Parigi.
L'impresario Clément Maurice, organizzò una serata in cui venne pubblicamente presentato il "Cinèmatographe Lumière".
La macchina era stata brevettata dai fratelli Louis e August il 15 dicembre 1895, col nome di "appareil servant a l'obtention et a la vision des eprouves cronomatografiques".
Il 28 dicembre è la data della prima proiezione pubblica. Furono proiettati molti berevi film.
Sortie des ouvriers de l'usine Lumière
Monsieur Lumière et le Jongleur trewey jouants aux cartes
L'arrivèe d'un train en gare de la ciotat
Le goùter du bébé
La mer
Le régiment
Il biglietto della prima proiezione costava un franco. Gli spettatori al primo spettacolo furono solamente 35, ma il successo fu immenso e in tre settimane si raggiunsero 2000 franchi al giorno d'incasso..
" .. In un silenzio apparente il capitano del porto ascolta e parla con il mare.
Egli legge tra le espressioni dei volti la gente che se ne andrà e chi rimarrà
intrappolata nella rete...
Il vecchio capitano strofina le mani, mentre sulle coste germogliano sorrisi e tra
le colline un pulviscolo si eleva.
Il deserto attende secoli di letargo.."
Scontri nel mare
"La persistenza della memoria" (1931) Salvador Dalì












Tuesday, September 26, 2006

Il 1 luglio 1913, la Torre Eiffel inviò il primo segnale orario trasmesso al mondo. Una immensa struttura di rete globale si insediò nel mondo.
Se per Newton il tempo scorreva in maniera uniforme, Immanuel Kant ne "La critica della ragione pura" (1781), respinse la teoria newtoniana che vedeva "il tempo assoluto, vero e matematico"(1678), affermando che esso fosse soggettivo o fondamento dell'intera esperienza. Ma sebbene fosse soggettivo, era anche universale - il medesimo per ogni individuo.
Nel 1884 a Washington, 25 paesi adottarono come meridiano zero quello di Greenvwich, dividendo la terra in 24 fusi orari diversi. Nasceva il tempo pubblico; il tempo omogeneo ufficializzato. L'indipendenza delle ore locali cominciò a smarrirsi, per poi definitivamente crollare.
La terra risvegliata dai ronzii delle campane, dalle tradizioni locali, perse il colore e il candore di un fascino ancestrale, dinnanzi a nuovi impulsi che si propagavano con una velocità nuova e capace di creare una forte disputa tra l'eterogeneità del tempo personale e l'assalto del tempo pubblico.

Quest'ultimo cominciò a seminare la rigorosità scandita dal ticchettio degli orologi, dalle registrazioni degli orari di lavoro, dalla logica del perfezionismo raccolti in movimenti meccanici: nacque così l'era dell'elettricità. L'enfatizzazione del nuovo mondo cambiò il segno fluido del movimento del corpo scandito da un ritmo caldamente biologico. L'intromissione sottile delle tecnologie della comunicazione e dei trasporti centralizzò l'economia, concentrò la popolazione nelle città, giganteggiò il potere governativo e le burocrazie politiche. Un battello salpò, lanciò le proprie reti estendendole progressivamente e custodendo morali giustificazioni di fronte al giudizio universale della storia. La società della sorveglianza divenne una forza strategica penetrante, amplificò la possibilità di monitorare la vita collettiva. La società della sorveglianza non nacque agli albori del XX secolo, ma manifestò in modo esponenziale le sue capacità, proseguendo un percorso nato "nella notte dei tempi", quando l'organizzazione sociale affiancò a se stessa l'avidità incessante di produzione. Produrre significava anche porre nuovi confini interni, trascrivendo su fogli di carta nominativi di individui appartenenti alla comunità. La registrazione delle persone già nel XVsecolo a.c. era attuata grazie al censimento. Il popolo d'Israele per non fuggire alla servitù egizia fu censito e fu salvaguardata quella minoranza etnica sfruttata selvaggiamente....
I SONETTI

XV.

Quando penso che tutto ciò che nasce
Resta perfetto un solo breve istante,
E questa scena immensa offre solo fantasmi
Su cui le stelle calano il loro arcano influsso.
Quando vedo crescere gli uomini come le piante,
Favoriti o contrastanti dallo stesso cielo,
E vantarsi in gioventù e al culmine decrescere,
Cancellando dalla memoria l'orgogliosa
primavera,
Allora nel sogno di questa vita precaria,
Ti mostri ai miei occhi di gioventù vestito,
Mentre il tempo e la morte cospirano insieme,
Per trasformare in fetida notte il tuo fresco
giorno,
Allora per amor tuo lotto col tempo
E come esso ti lacera, io ti risemino ancora.

William Shekespeare

Monday, September 25, 2006



Thomas Eakins, Doppio salto in lungo (1884-1885)
[...] siccome adesso conosco che, a parlar propriamente, noi non concepiamo i corpi se non per mezzo della facoltà di intendere che è in noi, e non per l'immaginazione, nè per i sensi; e che non li conosciamo pel fatto che li vediamo o li tocchiamo, ma solamente pel fatto che li concepiamo per mezzo del pensiero, io conosco evidentemente che non v'è nulla che mi sia più facile a conoscere del mio spirito.
Cartesio (Seconda meditazione, pp.213-214 ed.it.)

Sunday, September 24, 2006


"Le prime locomotive arrancano sulle strade ferrate. Nelle capitali la notte è rischiarata dalle fiammelle tremolanti del gas, scoperto da poco. Al lume delle lampade a reticella di Davy, i minatori scendono nelle profondità del sottosuolo. Le macchine a vapore mettono in movimento tessiture e filature. Da vent'anni i piroscafi con le ruote a pale solcano l'Oceano Atlantico. Negli altiforni il carbone va sostituendo la legna. In Inghilterra il numero dei telai meccanici si avvicina a quello dei telai a mano. Il cotone e il carbone britannici dominano il mondo. In Francia gli stabilimenti si moltiplicano, se ne costituiscono in Germania e negli Stati Uniti. Nei sobborghi di Lione e di Londra forze sconosciute danno i primi sussulti, ma l'elettricità e la chimica, ai primi passi nei laboratori, non sono ancora industrie. Il telegrafo si serve delle segnalazioni ottiche ad aste mobili di Chappe e la sua elettrificazione è ancora in fase sperimentale. I primi zolfanelli - e le prime sigarette - costituiscono delle curiosità come le lampade ad arco, la liquefazione dei gas, le proprietà anestetiche del protossido d'azoto, i barcollanti antenati della bicicletta e dell'automobile. Tuttavia, tanto repentina e rapida è stata un pò dappertutto, l'evoluzione della tecnica che già si parla di un illimitato progresso destinato ad assicurare il dominio completo sulla natura, sul mondo, sugli uomini".
George Sadoul