

L'Azzurro Scipioni di Silvano Agosti
L'Azzurro Scipioni è un piccolo cinema d'essai che si staglia all'interno di un grande quartiere quale è Prati, sempre più somigliante ad una vetrina abbagliante, dove migliaia di persone lo percorrono durante la giornata, specchiandosi nelle entrate dei negozi, e cercando animosamente di battere allo sprint finale il concorrente per l'ultimo acquisto settimanale. Il quartiere Prati si eleva vicino al centro storico di Roma e come i suoi negozi, quando si fa sera, spenge i suoi interruttori.
L'Azzurro l'ho conosciuto quasi per caso. Sapevo che i cinema d'essai fossero vivi, ma nel frattempo vedevo, in questi anni, crescere le multisale, sempre più allargate a macchia d'olio nelle grandi città. Sfogliando la pagina spettacolo di più quotidiani e leggendo gli eventi nella città, mi accorsi con il tempo di un dato oramai certo: le sale artigianali, che non proiettassero film sulla cresta dell'onda ( dai prezzi non certo bassi), piano piano scomparivano, insieme alla memoria e alla cultura, di volta in volta pianificata da uno strato si catrame lucido, ripulito e pavimentato, laddove fiori di plastica si ergevano insieme alle patatine !
La multisala cominciava ad occupare le pagine dello spettacolo inserito all'interno dei quotidiani, ad esserne portatrici di nuovi valori, divulgtrici di un modo diverso di vedere un film. Si mostrava generatrice dell'evento nuovo per una cultura lustrata e corretta chirurgicamente, diventata con il trascorrere dei giorni, sempre più visiva, al punto di non accorgersi di tralasciare dettagli che non possono essere non osservati: e se nella sua economia di fondo cassa non interessano, dal mio punto di vista ( amante del cinema), sono importanti.
Partiamo: la multisala toglie il sapore, il gusto inebriante e ammaliante del film visto su grande schermo, poichè di solito prima di entrare in una delle 20 porte che ti attendono, devi passare tra una miraide di dogane commerciali. Ti vendono pop corn, coca cola, riviste, dvd, cd musicali, gelati, bambolotti, forbici per capelli e pinzette per sopracciglia. Non mi stupirei se tra pochissimi giorni trovassi un'agenzia immobiliare e un autosalone. Dopo aver svuotato, se ritieni necessario, il portafoglio, ti appresti a salire le benedette scale che ti condurranno a vedere il film desiderato da settimane. La multisala, astutamente, vuole farti visionare la pellicola con una nuova filosofia di rilassamento, in quanto tu, uomo gia stressato, alla fine ti poggerai sopra una vellutata e rossa poltrona, godendoti il tuo regista o la tua attrice preferita. Come se i tuoi pensieri e il corpo si distendessero in grande bagno turco. I mille orari interni ad una programmazione, dovrebbero facilitarti il tutto, ma non devi dimenticare di mettere in tasca la calcolatrice. Il tuo film potrebbe diventare il surrogato dell'happening pomeridiano.
In più, cari cinefili, bisogna sorbirsi tanta pubblicità come nelle tv, che sommate a tutti i prodotti fin qui elencati, ai sorrisi poco spontanei, rende il film uno spot da supermercato.
Per carità la multisala passa grandiosi film, ha le maggiori tecnologie sonore per catapultarti nell'immaginario. Aggiungo che tra ieri e giovedì ho visto The departed di Scorsese e La sconosciuta di Tornatore, due straordinarie pellicole (anche se devo dire che il film di Tornatore è perfetto fino alla sequenza finale, ovvero quando ci troviamo di fronte ad un lieto fine visto su migliaia di altri nastri..). Ma mi piacerebbe, essendo un sognatore, che le pellicole fossero accolte più timidamente, con rispetto verso la storia che questa meravigliosa arte ha. Il cinema non deve essere un' esclusiva trovata pubblicitaria, uno "spettacolo integrato", in mezzo a quello "diffuso" e quello "concentrato", per dirla alla Debord. Non deve terminare nella logica consumista e frivola della televisione. E' ovvio: al cinema non si va con il broncio e non si deve attendere cassieri, che oltre a fare il biglietto, ci spingano a calcioni dentro la sala. Però meno spot e più calore al film darebbe un tono fiabesco già perso da anni..
In un piccolo cinema d'essai tutto questo non avviene. Esiste una profonda ammirazione verso quegli autori che per più di un'ora ci narrano delle storie.
Le due sale dell'Azzurro Scipioni, hanno nomi che ti lasciano riflettere e ti portano dietro nel tempo, quando la pellicola in bianco e nero regalava suggestioni: Chaplin e Lumière. Se alzi gli occhi noterai tantissime riviste di cinema, teatro, arte, e tante poesie che allietano il pomeriggio da trascorrere in questa piccola isola incontaminata. E se tante volte non lo sapessi, scoprirai l'artista cretore di questo paradiso cinematografico, accorgendoti che è Silvano Agosti, un signore che nel panorama culturale e indipendente del nostro cinema ne sa qualcosa; come nel mondo dei romanzi. Silvano Agosti, ha lottato per il cinema italiano, ha fatto "cinema militante", mostrando a più riprese il suo dissenso verso la spettacolarizzazione a cui il mezzo cinematografico andava incontro. Ha coltivato e raccolto, vivendolo, un piccolo grande sogno all'interno di uno notturno: essere accompagnato da Chaplin in questa avventura. L'angelo Chaplin ha preso per mano Silvano, dandogli consigli affinchè il cinema rimenesse puro, partendo proprio dalle sue radici. Sogno e vitalità contraddistinguono la carriera di Agosti, ricca di esperienze che lo hanno fatto riflettere. Per esempio il non accettare la carriera di docente, quando vedi di fronte a te progetti e programmi che non hanno nulla a che vedere con il suo stile di vita. In effetti è vero: il cinema è esperienza che raccogli direttamente sul campo ed autori come Pasolini o Wenders ce lo insegnano.
Il cinema non è elaborazione. Il cinema immortala l'istante vissuto in una piccola o grande esperienza.
Se osserviamo i lavori fatti da Silvano Agosti, soprattutto quelli negli anni della contestazione, noteremo ancor più affermativamente tutto ciò. Silvano Agosti non è un accademico, ma uno spirito autoriale e soprattutto libero.
Dietro l'esemplare I Pugni in tasca(1965), non c'è solamente il lavoro di Bellocchio, Rulli e Petraglia, ma anche la sua esperienza. In Matti da Slegare (1975), c'è un lavoro straordinario, di risalto verso un caso non indifferente (soprattutto in quegli anni): l'emerginazione per tutte quelle persone che la sanità, definisce facilmente, e oserei aggiungere, "pazzi". Silvano Agosti ha sviscerato con maestria questa affermazione che stava diventando un banale luogo comune.
L'Azzurro Scipioni passa su pellicola grandi autori, omaggia capoavori del cinema. La prima volta entrando in sala vidi Un condannato a morte é fuggito di Bresson. Era l'estate più calda degli ultimi anni e percorrendo la zona di San Pietro/P.zza Risorgimento, vedevo solamente tanti turisti e pellegrini che si distribuivano in fila indiana prima di entrare dentro qualsiasi negozio. Sinceramente non avevo voglia di accodarmi, ed iniziai ad incamminarmi per vicoli e stradine secondarie pur di arrivare al più presto nella desiderata sala. La raggiunsi e già respiravo un'aria accogliente.
Da quel giorno ho conosciuto ed ho avuto la grande gioia di vedere proiettati film di autori come Fellini, Bunuel, I.Bergman, Bresson, W. Allen, Truffaut, Resnais, Kurosawa, Godard e Scorsese. Ma non solo:oltre alla visione di grandissimi autori, vengono proiettati film come nella multisala: esempio I segrreti di Brokeback mountain di Ang Lee o Belle Toujours di M. De Oliveira. Ma l'aria repirata è completamente diversa. E' sottointeso che all'Azzurro non vedrete mai "le vacanze in giro per il mondo" o le rincorse verso la propria amata di Muccino, ma sinceramente sono contento...
Alessandro Dionisi