
Sunday, July 8, 2007


Nel 1983, Claudio Caligari. raccontò la storia di un gruppo di tossicodipendenti nel quartiere di Ostia. Usciva nelle sale AMORE TOSSICO, interpretata da ragazzi immersi nel tunnel della droga, carcerati o in procinto di essere condannati dalla legge. Un film criticato aspramente dagli addetti ai lavori, ma sopratutto da registi (Marco Ferreri) che mal accettarono l'ingresso della pellicola al Festival di Venezia, nel quale vinse il PREMIO SPECIALE SEZIONE DE SICA.
Cinico, spietato, interpretato da attori presi per la strada tra i quartieri di Ostia, Caligari ha lavorato minuziosamente sopra un argomento forte, depistato dai media e deviato dall'informazione. Gli anni Ottanta rappresentano l'inizio di un processo di abbandono delle borgate romane e il loro isolamento. Sono anni dove evolve la spietata ipocrisia delle autorità pubbliche, pronte a discorrere su argomenti quali il "recupero" nelle campagne elettorali...
Alessandro Dionisi
Saturday, July 7, 2007


PERSONA( 1966)In una freddo e spoglio ospedale, tra le vetrate livide e i muri chiari, è ricoverata Elisabeth, un'attrice tragica che durante le prove dell'Elettra di Sofocle, si è bloccata improvvisamente guardandosi impaurita, ponendo lo sguardo nel vuoto.


Era il 1957, quando Ingmar Bergman scrisse un'opera meravigliosa, deliziosa nei suoi equilibri narrativi. Isak Borg, rivisita il suo "posto delle fragole", attraverso sogni ad occhi aperti , proiettandoci nella magia di un luogo esclusivo e privilegiato. Le fragole, in Svezia, sono il simbolo delle rarità e al contempo il rifugio segreto. Ingmar Bergman, negli anni vissuti in Dalecarlia (Svezia centrale), ovvero nel periodo in cui raggiunse la massima libertà interiore nella casa della nonna, improvvisava con lei storie magiche e cercava le fragole correndo e raccogliendole spesso ai bordi dei binari ferroviari. Lo scrive e ricorda in Lanterna magica (romanzo autobiografico, scritto nel 1986).
In questo poetico film, "il posto delle fragole" è il luogo che vorrebbe (ri)trovare, ma che ha perso. L'anziano dottore è condannato professionalmente e moralmente da altri sogni che lo investono pienamente. Sogni fatti ad occhi chiusi, nel regno dei morti.. Sogni dove il censore è una figura che lo stesso Isak conosce e soccorre durante il viaggio (Alman insieme alla moglie Berit)e si aggiunge a Marianne - nuora di Isak- e tre autostoppisti in viaggio per L'Italia (Sara, Anders, e Viktor).
Sogni dove verrà accusato di egocentrismo, indifferenza e mancanza di riguardo. Sogni dove verrà condannato scientificamente. Sogni dove rivedrà i suoi genitori salutarlo, così distanti nella vita reale.
Se Sara è l'amore giovane e perduto da Ingmar Bergman, Anders e Vicktor sono la commedia dell'ateo e del credente, una parodia dello scontro "spirito e scienza" nella Svezia borghese, capaci anch'essi di avvicinarci all'infanzia religiosa dell'autore, all'educazione subita secondo i principi luterani del "Peccato, Perdono, Punizione, Credenza", impostatagli dal padre. Negli anni il regista ha conosciuto le maschere indossate dai propri genitori: da un lato il padre Erik, un pastore che ha vissuto profondamente la chiesa, i suoi fedeli, al punto di sentirsi profondamente lacerato dalla vita fuori le mura della parrocchia. Già, poichè là fuori, incontrava l'inferno, la depressione. Per Bergman, il padre era un vero e proprio attore nel manifestare il suo credo. E poi la madre Karin, una donna seduta spesso accanto la scrivania, china sul suo diario a scrivere con una sottile penna stilografica. Una donna definita formale, distante dalle attenzioni verso il figlio e incapace di dargli risposte a semplici domande. Una madre, inoltre, così indefferente alla religione, atea e capace di mettere in atto il proprio doppio, tradendo il marito con uno studente di teologia, ma sempre attenta, diligente e buona organizzatrice delle mansioni di Erik, cappellano nella parrochia Hedving Eleonora a Stoccolma.
Ma non solo: Marianne è la moglie Evald, di un uomo che mette in scena le incertezze, la solitudine di Ingmar Bergman da giovane. In questo film si condensano dentro una giornata un'insieme di ricordi forti, di domande interiori, di dubbi e poesia. ll regista svedese taglia lo spazio e il tempo lasciandoci soli con lui, perduti nello "sdoppiarsi, mescolarsi e scindersi" dei personaggi di Strindberg, evocati nella delizia di questa pellicola..
Alessandro Dionisi










