Ritorno alla dolce vita ?
Sono passati circa quindici giorni dalla conclusione del primo Festival del Cinema di Roma, ed oggi, a mente fredda, scrivo piccole sensazioni di questo evento che ha coinvolto la città. Con una mini-troupe abbiamo girato un programma di due puntate dal titolo speranzoso, ma provocatorio: "Ritorno alla dolce vita?". Fin dalla partenza il dubbio era presente in tutti noi, e il punto interrogativo alla fine non era per puro abbbellimento.. Ovviamente il ricordo e la memoria ci hanno trasportato nella straordinaria, unica ed irripetibile pellicola di Federico Fellini, accompagnato da una fiabesca interpretazione di Marcello Mastroianni ed Yvonne Furneaux. Il pensiero ci ha fatti danzare tra le note musicali di Nino Rota e in un cinema che oggi non si fa più, soprattutto per il vuoto di idee e nella preparazioni accademiche. Ma quello che maggiormente interessava al sottoscritto, era vedere quanto Via Veneto suscitasse curiosità alle persone, se in alcune di esse tornava alla mente un film italiano che negli anni Sessanta ha fatto epoca, scalpore, ed è stato il lancio di nuove mode, costumi, mostrando l'altra facciata di un'Italia laica, mascherata da un esasperato bigottismo presente nella cultura, nella politica e nei mezzi che li rappresentavano.
In secondo luogo, mi interessava vedere quanto il comune desse importanza alla storia; quanto riuscisse a contrarre quasi mezzo secolo di tempo. Volevo semplicemente sognare con la gente. Tutto questo non si è verificato, visto che la maggior parte delle persone non ha memoria, o meglio, ha lati di ignoranza culturale incredibili. Molte persone con cui abbiamo dialogato, sono rimaste insensibili alla "dolce vita" e vedono questa città un centro culturale reale che si evince dalla serenità richiesta alla cultura stessa, al cinema ed a qualsiasi mezzo di comunicazione. Già, perchè quel che interessa maggiormente di Via Veneto è la sua nuova pavimentazione, il bel passeggiare pomeridiano e notturno. La gente chiede quiete, come se la cultura fosse stata finora una tormentosa tempesta, capace di spazzare via i palazzi del secolo XVIII del centro storico.
Ma ciò che mi ha maggiormente sbalordito sono state tutte quelle persone incapaci di avvertire un minimo cambiamento nei divertimenti degli anni Sessanta e quelli di oggi. Ho parlato con gente adulta, ragazzi si e no maggiorenni in quegli anni, presenti al primo tentativo di rivoluzione culturale mai verificatosi.
Non mi premeva tastare la temperatura cinematografica, diverso.. Mi piaceva osservare se le persone sono sensibilizzate agli eventi, oltre alla spettacolarizzazione dello stesso. Beh, la risposta l'ho avuta in un immagine desolante, ma nettamente palese.
A Largo Federico Fellini la piazzola è stata organizzata a semicerchio, con delle seggiole di tela bianca da regista, nelle quali dietro era scritto il nome di un grande autore del cinema. Al centro della piazza un grande schermo passava immagini e servizi d'epoca, dove comparivano volti di grandi attori, ecc..
Il primo sabato in cui siamo stati poche persone hanno partecipato al brindisi di serata. Qualcuno si sedeva nelle seggiole, mostrando ossessivamente d'esserci. La seconda settimana quelle seggiole erano completamente vuote e la gente passeggiava come tutti gli altri giorni per le strade adiacenti. Ancora il festival doveva finire e la gente lo aveva già rimosso: forse si era trovata li per caso e il sottoscritto si era creato troppe aspettative.
Dedico la "dolce vita" a chi ha memoria culturale, ma soprattutto, a quelle persone amanti di una cultura dinamica, fluida e dialettica. Non certamente a tutta la cultura standardizzata, pietrificata e oggigiorno lattiginosa: quella presente nella televisione dove oramai si è perduto anche il gusto di apparire....
Alessandro Dionisi
Sunday, November 5, 2006
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