Thursday, December 27, 2007





LA SOCIETà DELLO SPETTACOLO
GUY DEBORD
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Lo spettacolo non può essere compreso come un abuso del mondo visivo, prodotto delle tecniche di diffusione massiva delle immagini. Esso è invece una Weltanschauung
divenuta effettiva, tradotta materialmente. E' una visione del mondo che si oggettivizza.

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Lo spettacolo, compreso nella sua totalità, è nello stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione sovrapposta. E' il cuore dell'irrealismo della società reale.
In tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto di distrazioni, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante.
Esso è l'affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione e nel consumo conseguente. Forma e contenuto dello spettacolo sono entrambe l'identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente. Lo spettacolo è anche la presenza permanente di questa giustificazione, in quanto occupazione della parte principale del tempo vissuto al di fuori della produzione moderna.

Wednesday, December 26, 2007





LE TRE ERE DELLO SGUARDO

Per Règis Debray, vi sono "tre ere dello sguardo" nella storia dell'essere umano, che hanno altrettante cesure mediologiche dall'umanità:scrittura, stampa e audiovisivi che a loro volta ritagliano nel tempo dell'immagine tre continenti distinti: "l'idolo", "l'arte","il visivo", ognuno con le sue leggi, i suoi segni enigmatici.
Ogni cerniera ha ulteriori caratteristiche peculiari: alla logosfera (prima era) corrisponderebbe l'era degli idoli, in senso lato, estesa dall'invenzione della scrittura a quella della stampa.
Alla grofosfera corrisponderebbe l'era dell'arte, la cui epoca si estende dalla stampa alla televisione a colori. Alla videosfera corrisponderebbe invece l'era del visivo.
L'idolo è, per il filosofo francese, "l'immagine del tempo immobile", la solennità, l'eternità.
IL LUNGO PROCESSO E TRASFORMAZIONE DELLE IMMAGINI

Le immagini cominciarono il loro "processo estetico" dal XV secolo al XIX: tra l'apparizione della "collezione particolare" presso gli umanisti e la creazione del museo pubblico, luogo collettivo di dibattito, di speculazioni personali, di critica, aperto permanentemente a tutti (solo nel 1573 nasce il British Museum, nel 1793 il Louvre, nel 1807 L'Accademia di Venezia).
Il transito dall'idolo all'arte è parallelo a quello del manoscritto alla stampa, fra il XV e il XVI secolo.
Dall'icona al quadro, l'immagine cambia di segno. Da apparizione diventa apparenza.
Un considerevole momento della narrazione dell'immagine è dunque dal sacrale al laico, che ha visto "il particolare sottrarre il valore narcisistico al generale".
Intorno al 1470 il libro tipografico sostituì il libretto xilografico e l'innovazione fu di elevatissima importanza: l'idolo "ugualitario e collettivistico" cedette il trono all'immagine artistica, aprendo una scissione non indifferente.
L'arte circola grazie all'invenzione gutemberghiana e il libro "si vende". L'idolo, vicecersa, poteva creare uno sguardo senza soggetto frutto di un'immaginazione, regno del fantastico e della contemplazione, vivendo in uno stato di magia e di credenza, dalle quali l'uomo dipendeva: esso intimoriva quest'ultimo grazie a della forze misteriose che forse lo affligevano.
L'ARTE LAICA

L'arte diventa la sensazione laica del coinvolgimento personale nell'opera dell'artista individualizzato.
Nella sua evoluzione, essa cercò di impressionare ed attrarre con la sua potenza narcisistica la singola persona: oggi, contrariamente, lo stesso fruitore è lo stesso attore, artista e spettatore al tempo stesso, circondanto di specchi e muri da macchiare, dove cerca di impressionare ed attirare gli altri, rimandando ogni giudizio critico alle "imperfezioni".
Egli mostra il corpo, l'estetica delle sua forme, promosso intenzionalmente da quelle pubblicitarie.
IL REGIME VIDEO

Il regime video, per Debray, ha come principio d'efficacia la simulazione : l'immagine è svuotata. La sua potenza onirica, in realtà, soffoca l'immaginaria potenza del singolo. Lo sguardo del regime video "si democratizza". Si è passti nella lunga storia dell'immagine da uno sguardo interpersonale, visionario e subordinato con l'idolo, ad uno sguardo per pochi nell'arte (nel momento in cui è diventato oggetto di mercato e non più atigianale) ad uno sguardo per molti: la televisione quotidianamente offre attraverso il suo volto una grande arena che in molti interpreti ha sollevato moltissime domande e dubbi, come nel caso di Jean-Jaques Wunenburger.
L'autore si chiede "quale sia il prezzo che L'homo videns(ma anche chi è..) deve pagare, da un punto di vista sociale, politico e culturale per il fatto di utilizzare una tecnica di conoscenza in primo luogo d'appropriazione del mondo.
Wunenburger espone con lenta destrutturazione dell'identità e dell'equilibrio psichico, l'atomizzazione della vita e dei costumi, l'impoverimento dei processi della percezione, dell'immaginazione e del pensiero, come l'usura della vita privata.
Il passaggio lento verso la neotelevisione, crea l'saltazione della vicinanza, la "prossimità del corpo", il trionfo del dettaglio e del primo piano del volto, obbedienti per Wunenburger ad "un paradigma pornografico che, con la scusa di rendere il mondo familiare lo rende osceno, facendo così dello spettatore un voyeur che guarda senza essere visto".

Filmare diventa il sostituto di un'azione e una dispensa di agire: un cameramen riprende anche una persona che stà morendo pur di avere un'immagine impressionante, pur di non dire una parola. La ricerca di qualsiasi prezzo, vale a dire del male, segnala il ritorno in forza di una sorprendente idolatria dell'immagine..

Alessandro Dionisi
shot: The matrix; In linea con l'assassino

Sunday, December 23, 2007

"IL POSTO DELLE FRAGOLE"






A CURA DI ALESSANDRO DIONISI




MIGNON E' PARTITA
di Francesca Archibugi
(1988)
Siamo verso la fine degli anni Ottanta. Nella Roma estesa a nord, in un quartiere borghese, vive la numerosa famiglia Forbicioni. In Piazza Melozzo,nel quartiere Flaminio,gli equilibri quotidiani verranno rotti dall'apparente altolocata ragazza di 15 anni Mignon,"ricca sfondata", la novità assoluta per i popolari ragazzi che vivono in luoghi oramai abitati da loro non simili. Sopratutto la vita di Giorgio verrà stravolta, perchè totalmente incuriosito della propria cuginetta, ma incapace di coglierne le sfumature del suo carattere distaccato verso i Forbicioni, così poco apparentati nei modi dai suoi genitori.
Sono gli anni in cui gli accenni e le distinzioni tra il "pariolino" ed il "coatto" di periferia nella città di Roma aumentano; gli ultimi rigurgiti della scena dei "paninari" e dei punk che frequentavano Piazza di Spagna. In questo nuovo mondo Francesca Archibugi non ne rappresenta il cambiamento poichè, come afferma la regista:
"Le generazioni sono sfuggenti solo ai genitori che vanno a vedere film realistci come questo, ma esse sono immote: la gelosia raccontata da Saffo nel v°a.c., è la stessa dei nostri giorni.."
L'arrivo di Mignon viene raccolto con umori diversi dai suoi cugini: Chiara ne soffre in parte la distanza, la sua puzza sotto il naso, ma nello stesso tempo le mostra la maturità, la capacità di prendere in mano i problemi di casa relativi ai fratelli più piccoli, cercando così di farle aumentare i sensi di colpa per la sua gita; Tommaso (Tommy per gli amici), rimane impassibile, impegnato piuttosto a controllare Mario, detto "cacio", che si fa sempre avanti mostrando il suo aspetto grezzo ed in parte sensibile. E' il tipico ragazzo adolescente che nella piazza conosce tutto e tutti, veste con scarpe American Eagle, ma uscito dalle mura domestiche già si sente smarrito. Ha solamente visitato Latina in un occasione triste: per il funerale del padre. Questo racconterà a Mignon, con la quale avrà una storia sentimentale e con cui farà l'amore. Ma noi non sapremo mai la verità, perchè come dice la stessa ragazza francese a Giorgio, "la vita si racconta solamente con dei gesti teatrali, grazie ad una maniera giusta per destare l'attenzione sulle altre persone, fino a quando queste non se ne occuperanno totalmente".

Questa è la sintesi di vita di Mignon, la scusa con cui se ne tornerà in Francia, annunciando in un momento di felicità per la famiglia Forbicioni, di essere rimasta incinta. Un modo di sbarazzarsi di una vita che non gli piace, come la vita di Parigi probabilmente, poichè si pone come un'eroina che applica l'arte di sognare a quella pratica. In un mondo proprio, sconnesso con le abitudini.

"Questa notte ho sognato che ero partita per Parigi, ma la cosa strana è che Parigi la vedevo dalla finestra, ma se anche la vedevo mi sembrava irrangiungibile. Allora mi sono svegliata.
Fino a questa mattina ho creduto che eri morto e che non volevano dirmelo. Non me la sentivo di incontrarti.. Chissò perchè ci si vergogna.."


Mignon si rivolge così a Giorgio, quando il ragazzo compie il gesto teatrale, ingerendo naftalina poche ore prima di festeggiare il compleanno della madre Laura, una lodevole Stefania Sandrelli nei panni di una donna disillusa, spesso cinica verso la vita e solitaria che piange di nascosto, corteggiata ripetutamente dal cognato Aldo(Massimo Dapporto). Laura però è una madre responsabile nel suo ruolo e si fa volere bene dai figli e da un marito che in realtà conduce una vita parallela con la cassiera della propria libreria per sfocare le ansie e i mancati successi da scrittore.
Giorgio è al centro di un mondo di pensieri e di cofessioni: da quelli della cuginetta a quelli della madre che gli racconterà dopo la sua prima sbronza adolescenziale, in una festa di carnevale "qualche cosa nella vita si trasforma e qualche cosa muore come l'eros con il prorio partner".
Ma è anche è il punto di contatto della sua ex professoressa d'italiano nella scuola media, addolorata per una gioventù futura che non studierà più il latino e il greco, diventando così una società informatizzata, depauperata dalla sensibilità d'ascoltare.
In lui vede vede una luce nel misterioso buio futuro.
Mignon è dunque la straniera che tocca gli animi e se ne va. Un archetipo letterario. Il colore di un film realistico su cose che si conoscono.
"Mignon è partita" muove una pigrizia cinematografica che in buona parte attraversava l'Italia sempre più televisiva. Anni in cui però Moretti sollecita una generazione a guardarsi di fronte alle frasi ridondanti ed all'ossessività sessuale che fa capolino nella nostra società..
E'un film che mette in scena una serie di sensi di colpa nella società medio borghese: la picccola terra delle confessioni, delle piccole trasgressioni e riconciliazioni .


Amore, gioventù, liete parole
cosa splende in voi e vi dissecca?
Resta un odore come merda secca
lungo le siepi cariche di sole...
Sandro Penna

Il film è stato premiato con 5 David di Donatello (fra cui quello per la migliore regista esordiente, due nastri d'argento e il premio per la migliore opera prima al Festival di San Sebastian).

Sunday, December 2, 2007