Saturday, February 10, 2007



" Fuori Vena" _ Milano fa bene alle braccia

L'incontro fra due generazioni punk

Pochi giorni fa ripensavo, ascoltando il brano "Trafitto" dei CCCP, ad un'autrice che circa un'anno fa ha stimolato il mio interesse di entrare nell'unica sala cinematografica che ospitasse il suo film, Fuori Vena. La grande città della cultura importa nelle grandi sale solo film d'alta produzione, di firme autorevoli o di coopruduzione con le televisioni, non accorgendosi che dietro a questo mondo fittizio e di finzione (esclusi i capolavori o film discreti), ci sono autori che camera alla mano descrivono esattamente la realtà che facciamo finta di vedere. Ma oggi i mezzi di comunicazione si sono resi conto che fare parodia alla controinformazione, dopo averla annullata, è la strategia migliore, affinchè l'individuo non pensi, o meglio, si superficializzi e si rivesta del colore delle strade nel centro della sua città. Nel mio caso parlo di Roma e non mi vergogno a sottolineare che nella città dove si è tenuto uno dei Festival del Cinema Internazionale più televisivi della storia avvenga tutto ciò. Qualche sala d'essai ci delizia di opere belle (Azzurro Scipioni; Groucho; parzialmente la Fandango), ma quante sono quelle che danno spazio agli autori emergenti ?

Pensavo a tutto questo ascoltando Giovanni Lindo Ferretti e davanti agli occhi Destroi di Isabella Santacroce. Il mio quasi un rito. Mi tornava in mente quel giorno davanti al Cinema Eden; la giornata soleggiata e un pochino fredda. E poi le signore che passeggiano davanti via Cola di Rienzo, il loro soffermarsi davanti alle vetrine più per essere ossessivamente presenti che per altro. Entrai dentro la sala.. Ed è bello riaccendere la luce dei ricordi..

Dentro si proiettva Fuori Vena, il primo lungometraggio di Tekla Taidelli. Non avevo grandissime aspettative, lo riconosco. Avevo il timore che si cadesse nel solo melange, oppure si enfatizzasse un "mondo" come nuovo, ma esistente da quasi trenta anni. Invece Tekla Taidelli ci ha presentato una storia vera (e questo non è poco), forte, dirigendola, interpretandola e mettendo in scena personaggi (veri) che non hanno minimamente eluso il mondo Punk dei centri sociali e dei raves.

La regista non si è dovuta arrampicare chissà su quale specchio per prendere il pennello migliore e dipingere un quadro che rispecchiasse la nostra generazione. Non ha dovuto rileggeresi riviste o ascoltare altre persone per costruire una realtà finta. Lo ha fatto nel modo più naturale: vivendola.

Nella sua pellicola ci sono due aspetti rilevanti. Tekla mette in risalto il conflitto interiore di cui è vittima una parte della generazione dei ventenni di estrazione borghese (da cui lei proviene) e che si rispecchia nel movimento Punk vivendo per strada, nelle case occupate o nei centri sociali. Ma ci mostra anche storie di ragazzi che, contrariamente, provenendo da famiglie meridionali meno agiate, si spostano nelle regioni del nord, nella "Milano da bere e nella Milano che fa bene alle braccia" vivendo in stati di emarginazione dentro una catena di montaggio; in quella città città dove risiede l' omino basso con qualche conflitto d'interesse sparso quà e là. La città della produzione (la sua facciata; la facciata attiva di un paese vecchio). Ma lo straordinario Zanna ci mostra che questo mito del lavoro garantito così dinamico ed in continua evoluzione, in realtà sia veramente una farsa. Una fiabesca invenzione per mettere in vetrina la brillante città del lavoro, dell'occupazione, della borsa e dell'economia che fluttua nel globo terrestre. La tv oggi ci fa vedere del capoluogo lombardo solo alcune maschere, ve ne accorgete comer il sottoscritto, o ancora meglio, come Tekla Taidelli ? (Ma d'altra parte possiamo scandalizzarci se della Sardegna ci vengono riferite solamente le avventure di Briatore e le corsette estive di Berlusconi, Fede e guardie private ?).

Verso quei ragazzi che se ne vanno dalle case, tra gli agi che una famiglia borghese gli offre, c'è da soffermarsi per un attimo. A volte bisognerebbe capire il modo con cui i genitori parlano, si "confidano" (come è ripetitivo oggi dire..) con i loro figli, soprattutto nella loro adolescenza (ma anche negli anni precedenti o successivi..).

La maggior parte di queste famiglie vive vorticosamente e vertiginosamente solo il mondo del lavoro e la carriera. Questo è il comune denominatore della cultura occidentale. Il mito del successo, quello dell'apparizione, porta il singolo personaggio ad essere solamente un narcisista aziendale, un uomo/donna in carriera, preoccuto del suo "'eternamente presente". Nelle case spesso il dialogo si mentiene nell'equilibrio della pura formalità, toccando argomenti apparentemente forti di questa società di creta, quali la scuola, l'università o la fidanzata/o. Dico apparentemente forti, perchè davanti a mezzi di informazione che ti sbattono in faccia e ti rumoreggiano nelle orecchie solamente il successo, l'erotismo e la seduzione, queste argomenti perdono ogni loro valore sentimentale. L'omicidio dei mass media, come ha sottolineato M. McLuhan , è un omicidio freddo !! Ma quello che personalmente mi imbarazza di più è la carta d'identità dell'educatore.. Già, perchè molti di loro conoscono il mondo delle droghe, come minimo ne sono informati: ma invece di affrontarlo, dialogando con i figli, fanno tranquillamente la cosa più semplice evitandolo o sorvolandolo. ( Magari alcuni simulano un veloce bisogno di andare al bagno, "acchittando"..) Molte persone grandi hanno vissuto il '68 ed anche i meravigliosi anni Ottanta. Sicuramente hanno avuto la fortuna di comprarsi un vinile fresco dei Sex Pistols o dei Clash. Nel banco affianco avevano magari una ragazza che si truccava come Siouxie o chi ruttava come Jonny Rotten. Non sono come i nostri nonni vissuti in anni diversi e peggiori. Oggi questi genitori rimuovono, parlano solo attraverso ricordi sbiaditi e sfibrati.

Le sequenze che mostrano questa lontananza si evincono nel dialogo tra padre e figlia (Tekla) dentro la macchina e durante il compleanno. Nella prima sequenza mentre la ragazza si stà tingendo i capelli color viola. E' tutto lì, in quella espressione del padre impotente, non sfinito fisicamente o moralmente, ma calato in un personaggio borghese che nella sua testa ha materializzato ogni forma di emozione, possiamo leggere la realtà. Il formalismo del padre mette alla luce i dialoghi pienamente riusciti da parte della regista. Nella seconda sequenza, quando si arriva sorridendo al quasi urlo : " Spegniamo le candeline ugualmente" , siamo ugualmente nel crudo, nel reale e nel suggestivo. Come nel reale ci troviamo durante la telefonata della madre dallo studio medico.

Al contrario è molto toccante la telefonata che Zanna riceve dalla propria di madre: qui diversamente si nota ul rapporto profondo, di sangue tra i due. Certamente difficile, ma spontaneo e non falso.

Vorrei elogiare una qualità di Tekla regista: innanzitutto molte soggettive ci hanno fatto entrare nella visione deformata di situazioni anfetaminiche. Il suo occhio è il nostro che la segue in diverse occasioni (vedi la corsa nel momento in cui percepisce che Zanna stava a "farsi" con gli amici). Poi i mezzi piani che non ci hanno mai allontanato dai personaggi e l'effetto Polaroid straordinari. Ma anche, e soprattutto, lo stile con cui ha alleggerito al momento opportuno altre due sequenze dove ha giocato con un surrealismo bizzarro: mentre dorme insieme a Zanna, proiettandoci nei sogni durante il sonno e la televendita onirica di un umorismo particolare !! E umoristica è la figura del nonno cieco a cui viene data da bere involontariamente la ketamina per un "viaggio" dove incontrerà delfini..

In questo film Tekla Taidelli ha preso la macchina da presa ed ha cominciato a girare a prescindere, mentre gli altri protagonisti sono personaggi veri che non hanno avuto bisogno di artifizi recitativi.

Il risultato più grande la regista, lo ha ottenuto riuscendo ad unire perfettamente due generazioni Punk (quella degli anni Ottanta e quella di oggi), attraverso la voce e i brani di un artista che in quegli anni ed oggi in Italia non ha eguali: Giovanni Lindo Ferretti e i suoi CCCP. Proprio quel grandissimo gruppo che nei primi anni della loro carriera giravano l'Emilia Romagna ed il resto dell'Italia con un furgone. Una volta arrivati nelle piazze e attaccato gli strumenti ai generatori per suonare, se ne fregavano di quanta gente stesse lì ad ascoltarli o a prenderli per i fondelli. La loro missione era quella di martellare Punk !!

Ascoltare Noia, Curami e Valium Tavor Serenase, entrate nel momento giusto al film, è stato più grande di un semplice piacere. Noia mi ha proiettato dietro negli anni quando piccolino vedevo i "punk grandi", quelli che "pogavano" al Uonna Club e i loro soprannomi sono "Pippo" o " gatto nero". Altri collage personali che si uniscono a quelli del film. E se oggi la società dello spettacolo, alimentata da frasi ridondanti e da poca memoria, prova piacere a rimuovere tutto ciò che è cultura, potrebbe fare del punk lo stesso giochino che le darebbe successo verso il pubblico: quello di una "bella" fiction o di un reality.... Un semplice modo per intrattenere il pubblico e svilire un movimento. Sarebbe la sola falsità, una falsità di cui Tekla Taidelli non è capace di costruire per un solo motivo: quella realtà la vive !! E non è poco...

Alessandro Dionisi

LEGGENDO JOHN CAGE

Per John Cage, il concetto di musica libera, nasce dall'apertura della mente e non dalla sorveglianza della musica stessa. Le persone e i suoni essendo accidentali, devono contaminarsi in un'unica terra quale è il mondo. L'archeologia sonora è l'insieme di questi suoni, il fluttuare dei rumori nello spazio e nel tempo. E' allo stesso tempo la diversità che crea il rumore, il colore, in quanto ogni suono si muove individualmente e solo la pecezione liberata, sviscerata dalle emozioni può captarlo.
Le emozioni possono essere pericolose, poichè accumulandosi l'una con l'altra creano un muro divisorio, trasparente, di cui non ci accorgiamo la sua altezza e profondità.
L'uomo e il suono sono contingenti, accidentali e liberi dalle leggi stabilite.
Quando si sono rafforzate queste leggi ? Esattamente con l'inizio dell'era moderna, ovvero quando la matematizzazione del mondo era la formula migliore affinchè la scienza potesse fare i suoi esperimenti e mantenere il controllo sulle cose, sull'evoluzione dell'individuo.

EMANCIPAZIONE SOGGETTIVA

Cage sottolinea l'importanza dell'emancipazione soggettiva: essa avviene dal momento in cui la vita si è allungata, per effetto proprio della tecnologia; soprattutto nel XX secolo. L'individuo può dedicarsi a più cose, trovare collegamenti fra esse. Andare in più direzioni, esplorare più campi.
L'individuo deve essere informato su ciò che gli altri stanno facendo, migliorando la comunicazione, estendendola, in modo da capire cosa stà accadendo, per fare poi qualcosa di nuovo, a cui nessuno si stava dedicando.

L'obiettivo sociale per Cage è la quantità: la qualità sarà la conseguenza .
L'arte del Novecento ha cambiato il nostro modo di vedere le nostre cose. Con la musica possiamo percepire il nostro udito attivo, capace di captare il rumoroso silenzio nell'ambiente e apprezzarlo esteticamente.
Cage nella sua vita non è mai stato interessato agli scopi politici, anche se leggendo qualcosa di suo scritto così sembrerebbe: sono vitali nel momento in cui hanno a che fare con il potere. Di conseguenza se essi sono legati agli induvidui rispecchiano una diversa luce.

LA DISOBBEDIENZA
Disobbedienza di Thoreau: "Il governo è come un albero e quando le persone sono mature allora sono come i frutti che cadono a terra"..
Cage riprende questa massima di Thoreau nel brano "Etcetera", dove la musica riprende proprio il contenuto di quell'albero, ma parte della frutta cade a terra e parte rimane sopra il ramo.
La tecnologia apre nuove possibilità, ma il lavoro va fatto con la mente.
Cage è fautore della molteplicità e non dell'unità, nè della totalità..
La totalità suggerisce che ci sono dei confini su tutto e ciò non è diverso dall'unità.. Il mondo potrebbe essere semplificato solo se controllato. E questo è ciò che avviene nella società contemporanea, dove l'biettivo del controllo è la specializzazione dell'individuo e non la completezza dello stesso.

In realtà il mondo è una sfera ludica nella quale giocano in pochi personaggi e la maggior parte degli altri ne rimane esclusa. Il gioco, sostiene Cage, non fa parte dell'arte, ma della politica.
La politica di oggi è la sua spettacolarizzazione.
Nell'Homo Ludens, Johannan Huizinga, parla dell'uomo come di un essere che gioca e dell'intera questione di delimitare le regole, secondo le quali si possa giocare di più stabilendo un luogo in cui divertirsi in tutti i modi possibili, producendo una separazione con il resto del mondo.
Nell'avanzamento tecnologico, nelle sempre continue scoperte e nell'abbagliante cecità, McLuhan sostiene che "l'elettricità ha esteso i confini del sistena nervoso centrale, e il mondo è una mente che può mutare se stessa".
L'elettronica ha così esteso il sistema nervoso centrale e questo network stà diventando una mente mondiale.
L'occidente è abituato nell'agio delle sue relazioni. Le tecnologie devono trasmettere quell'illuminazione necessaria per raggiungere un risultato sociale. Come sottolinea Cage, bisogna eliminare la divisione tra lo scopo e l'intenzione e sopratutto la competizione nel mondo tra nazioni.
Bisogna creare abbondanza rispetto alla scarsità, essere prodighi anzichè avari.
La società del XX secolo ha funzionato in modo frammentato, ed oggi, continua la sua parcellizzazione. Sono più i tempi di guerra che i tempi di pace.
La gente ha paura di perdere qualcosa, parla di cose importanti, ma non le sente sue. Innanzitutto non le legge. L'esempio ci è dato dalla Bibbia e dalle opere di Shakespeare..
Ma i governi rappresentano i popoli o sono solamente dei giochi di cui usufruiscono in pochi ?
L'industria è sovranazionale. Non esistono confini per la Coca Cola nella sua attività commerciale. Cage ritiene che l'uomo dovrebbe studiare i modi con cui si muove l'industria, con l'obiettivo di agire globalmente. L'industria lo fa per avidità e l'uomo dovrebbe farlo rendendo diponibile lo spazio, affinchè funzioni bene.
La filosofia orientale, concepisce la natura come parte integrante del suo pensiero. Nei dipinti, per esempio, l'uomo spesso è posto nell'angolo centrale di un quadro. Nel Cinema Kim-Ki- duk, fa parlare la natura ( Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera), ed in un film ricco di azione (Ferro 3 -La stanza vuota) il suo protagonista, non parla..
L'uomo occidentale teme la natura. Nella sua millenaria storia ha cercato in ogni istante di subordinarla a sè, sia con la scienza (era moderna) che con la tecnologia. In essa ha sempre visto malvagità e all'individuo è stato sempre insegnato questo...
continua....
Alessandro Dionisi

Thursday, February 1, 2007

"Una signora esquimese che non parlava nè capiva una parola d'inglese ebbe un giorno l'offerta di un viaggio gratis negli Stati Uniti, più cinquecento dollari, purchè accompagnasse una salma che si doveva rispedire in America per l'inumazione. Accettò. Al suo arrivo si guardò intorno e notò che le persone che entravano nella stazione ferroviaria abbandonavano la città e lei non le rivedeva più.
A quanto pareva andavano da qualche altra parte. Notò pure che prima di partire si accostavano allo sportello della biglietteria, dicevano qualcosa all'impiegato e ne ricevevano in cambio un biglietto. Si mise in fila, ascoltò accuratamente quello che diceva al bigliettaio la persona che la precedeva, lo ripetè e si recò dove quella persona si recava, dovunque fosse.
In questo modo viaggiò da una città all'altra per tutto il paese. Dopo un pò di tempo il denaro era agli sgoccioli e lei decise di stabilirsi nella prossima città in cui fosse arrivata, trovando lavoro, e di camparci per tutto il resto della sua vita. Ma quando pervenne a questa decisione si trovava in una cittadina del Wisconsi, da cui, quel giorno, non partiva nessuno. Però, a furia di viaggiare, aveva imparato un poco d'inglese. Così alla fine andò alla biglietteria e disse all'impiegato: "Dove andrebbe lei se dovesse partire ?"
L'impiegato nominò una cittadina dell'Ohio, dove appunto lei, fino ad oggi, ha vissuto ".

JOHN CAGE

Antologia da Silence e Year from Monday
a cura di Renato Pedio