
SCONTRI NEL MARE
Lo spettacolo dei miei anni continua tra risa di comprensione. Ragazze piccole si rincorrono nella corsia centrale dove passa il tram. Affianco ci sono ragazzi nel mercato. Li vedo che trafficano parole, espressioni. Daniele continua imperterrito la sua corsa. Ha ragione lui. Lo porto dentro una camera ardente. A pestare ortiche. A smarrire la serenità. A vomitare dentro. Corre la macchina sulla corsia destra. Percorre la sua traversata liscia, accarezzata dal vento, al fianco di uomini che camminano sui marciapiedi vicino l’ospedale, alle autoambulanze ed ai nottambuli scagliati verso luoghi incubati della città. Attraversiamo Piazzale della Radio, il ponte di ferro e ci avviciniamo sempre più verso Via Ostiense. C’è movimento, è venerdì sera. La terra è fradicia un po’ per la pioggia, un po’ per la sporcizia accumulatasi in questi anni. Ostiense, dimenticata da tutti, proprio nei giorni in cui è diventata l’happening per eccellenza, con le sue luci colorate, i suoni di ogni locale, gli uomini che camminano soli, le vecchiette affacciate alle finestre. Il centro del centro. La messa in scena di una danza erotica di richiamo. Ostiense non si corica mai, viaggia nel suo labirinto dove si incrociano persone e persone. Viaggia nei suoi flash e non si ferma più. Ostiense non sospende il tempo. Ostiense non conosce sospensioni. Ostiense si incanta indossando un impermeabile. Una bambola scaraventata a terra. Luci da un barcone sul Tevere. Il fango. Le macchine ferme. Un ragazzo languisce dietro una ragazza camminando insieme a lei. I vigili urbani discutono con ragazzi che traballano di fronte. Esiste un crimine. Gocciola la libertà. Gocciala il rancore. Gocciola la libertà. Gocciolo cercando di passare in volo.
(aspettando di allontanare la pigrizia per concluderlo....)
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