Wednesday, December 26, 2007





LE TRE ERE DELLO SGUARDO

Per Règis Debray, vi sono "tre ere dello sguardo" nella storia dell'essere umano, che hanno altrettante cesure mediologiche dall'umanità:scrittura, stampa e audiovisivi che a loro volta ritagliano nel tempo dell'immagine tre continenti distinti: "l'idolo", "l'arte","il visivo", ognuno con le sue leggi, i suoi segni enigmatici.
Ogni cerniera ha ulteriori caratteristiche peculiari: alla logosfera (prima era) corrisponderebbe l'era degli idoli, in senso lato, estesa dall'invenzione della scrittura a quella della stampa.
Alla grofosfera corrisponderebbe l'era dell'arte, la cui epoca si estende dalla stampa alla televisione a colori. Alla videosfera corrisponderebbe invece l'era del visivo.
L'idolo è, per il filosofo francese, "l'immagine del tempo immobile", la solennità, l'eternità.
IL LUNGO PROCESSO E TRASFORMAZIONE DELLE IMMAGINI

Le immagini cominciarono il loro "processo estetico" dal XV secolo al XIX: tra l'apparizione della "collezione particolare" presso gli umanisti e la creazione del museo pubblico, luogo collettivo di dibattito, di speculazioni personali, di critica, aperto permanentemente a tutti (solo nel 1573 nasce il British Museum, nel 1793 il Louvre, nel 1807 L'Accademia di Venezia).
Il transito dall'idolo all'arte è parallelo a quello del manoscritto alla stampa, fra il XV e il XVI secolo.
Dall'icona al quadro, l'immagine cambia di segno. Da apparizione diventa apparenza.
Un considerevole momento della narrazione dell'immagine è dunque dal sacrale al laico, che ha visto "il particolare sottrarre il valore narcisistico al generale".
Intorno al 1470 il libro tipografico sostituì il libretto xilografico e l'innovazione fu di elevatissima importanza: l'idolo "ugualitario e collettivistico" cedette il trono all'immagine artistica, aprendo una scissione non indifferente.
L'arte circola grazie all'invenzione gutemberghiana e il libro "si vende". L'idolo, vicecersa, poteva creare uno sguardo senza soggetto frutto di un'immaginazione, regno del fantastico e della contemplazione, vivendo in uno stato di magia e di credenza, dalle quali l'uomo dipendeva: esso intimoriva quest'ultimo grazie a della forze misteriose che forse lo affligevano.
L'ARTE LAICA

L'arte diventa la sensazione laica del coinvolgimento personale nell'opera dell'artista individualizzato.
Nella sua evoluzione, essa cercò di impressionare ed attrarre con la sua potenza narcisistica la singola persona: oggi, contrariamente, lo stesso fruitore è lo stesso attore, artista e spettatore al tempo stesso, circondanto di specchi e muri da macchiare, dove cerca di impressionare ed attirare gli altri, rimandando ogni giudizio critico alle "imperfezioni".
Egli mostra il corpo, l'estetica delle sua forme, promosso intenzionalmente da quelle pubblicitarie.
IL REGIME VIDEO

Il regime video, per Debray, ha come principio d'efficacia la simulazione : l'immagine è svuotata. La sua potenza onirica, in realtà, soffoca l'immaginaria potenza del singolo. Lo sguardo del regime video "si democratizza". Si è passti nella lunga storia dell'immagine da uno sguardo interpersonale, visionario e subordinato con l'idolo, ad uno sguardo per pochi nell'arte (nel momento in cui è diventato oggetto di mercato e non più atigianale) ad uno sguardo per molti: la televisione quotidianamente offre attraverso il suo volto una grande arena che in molti interpreti ha sollevato moltissime domande e dubbi, come nel caso di Jean-Jaques Wunenburger.
L'autore si chiede "quale sia il prezzo che L'homo videns(ma anche chi è..) deve pagare, da un punto di vista sociale, politico e culturale per il fatto di utilizzare una tecnica di conoscenza in primo luogo d'appropriazione del mondo.
Wunenburger espone con lenta destrutturazione dell'identità e dell'equilibrio psichico, l'atomizzazione della vita e dei costumi, l'impoverimento dei processi della percezione, dell'immaginazione e del pensiero, come l'usura della vita privata.
Il passaggio lento verso la neotelevisione, crea l'saltazione della vicinanza, la "prossimità del corpo", il trionfo del dettaglio e del primo piano del volto, obbedienti per Wunenburger ad "un paradigma pornografico che, con la scusa di rendere il mondo familiare lo rende osceno, facendo così dello spettatore un voyeur che guarda senza essere visto".

Filmare diventa il sostituto di un'azione e una dispensa di agire: un cameramen riprende anche una persona che stà morendo pur di avere un'immagine impressionante, pur di non dire una parola. La ricerca di qualsiasi prezzo, vale a dire del male, segnala il ritorno in forza di una sorprendente idolatria dell'immagine..

Alessandro Dionisi
shot: The matrix; In linea con l'assassino

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