Sunday, October 14, 2007


MERY PER SEMPRE (1989)



regia di Marco Risi










Nel 1989 vengono relizzati Mery per sempre ed un altro esemplare capolavoro: Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Sono anni vuoti nella cinemartografia italiana che comincia a fare i conti con prodotti sempre più consoni alla televisione, pronta ad indirizzare nuovi gusti per un nuovo pubblico legato ad un numero maggiore di emittenti.




Con Mery per sempre, si torna a parlare di ragazzi presi per la strada di attori per la maggiore non professionisti. Il film di Marco Risi, rifiutato a Venezia, fu dirompente, atmosferico e capace di lasciare un forte e crudo segno nell'immaginario collettivo. Il successo fu enorme.

Ambientato nel carcere minorile di Malaspina a Palermo (anche se molti degli esterni ed interni furono girati a Roma), mette in risalto il disagio, la trasformazione di personaggi, il cinismo di rappresentanti dell'ordine dello stato, la solitudine e rabbia di ragazzi abbandonati al grigiore di una struttura carceraria incapace di realizzare un pieno recupero morale ed educativo della persona. Ma mette in luce la trasformazione interiore di Mario Terzi (Michele Placido), insegnante di Liceo, un uomo solo che accetta il ruolo al carcere mirorile dove è sufficente una qualifica di 4° elementare.




L'impatto con Malaspina non è semplice per il professore che incontrerà forti difficoltà da coloro che vestono ruoli istituzionali:



"La mia cella è più confortevole di quella dei ragazzi, ma la mia è una scelta.. rimanere in trincea.." è ciò che le comunicherà il direttore al suo arrivo, così sbigottito nel vedere un professore di liceo così ligio al nuovo compito, ma rassicurato immediatamente dalla risposta dell'interessato, il quale lo accerta di essere in attesa di un trasferimento presso una nuova scuola . Nel percorso interno al riformatorio di Marco Terzi, notando il difficile ma pur riuscito inserimento con i ragazzi, cercherà sempre di dissuaderlo dal suo incarico fino al punto di far pagare a tutti i ragazzi la fuga di Pietro (Claudio Amendola) e lo scontro violento con cui verrà punito Claudio. Ma non come un sincero gesto di posizione verso i ragazzi, piuttosto come risultato di discorsi aleatori che alludono la presenza di una talpa fastidiosa da prendere al più presto. Una talpa che ha rotto gli equilibri abitudinari dell'istituzione. Ed essendo ancora irrintracciabile, i puniti per ora erano loro. Ovviamente le allusioni porteranno ad un maggiore rancore verso Marco Terzi. Il direttore vuole paradossalmente sciogliere le belve verso la preda di cui non dice il nome, ma della quale si conosce a perfezione l'odore.


"Qualcuno ha scatenato il caos. Io vorrei che questo qualcuno si facesse avanti, perchè è arrivato il punto che riscuotesse gli applausi. Con questo qualcuno tra poco si faranno i conti.. per ora sarete voi a pagare..".


Mery per sempre è il film delle sfide: di Natale, 9 anni di omicidio da scontare per aver vendicato il padre in una lotta tra bande rivali contro il suo nuovo insegnante. L'obiettivo del ragazzo è tenere salda la posizione di capogruppo forte e carismatico all'interno del Malaspina e in maggior ragione nella piccola e nuova classe dove siedono 7 ragazzi.



Natale più di una volta sfiderà verbalmente il professore in accese discusssioni provocatorie, riguardanti proprio la mafia:



"Mio padre diceva sempre: meglio crepare che tradire!!

o su questioni di meno peso:
"Nella vita c'è chi nasce minchia dura e chi nasce minchia secca; c'è chi le piglia e chi le da..". Ed ancora: "Tu fai parte della terza specie, quella della testa di minchia. Se alla tua età sei finito qui è perchè hai fatto qualche minchiata prima o ti sei messo in testa di venire a fare il missionario come quel fesso del direttore: allora la minchiata la fai adesso. Oppure, beh, lasciamo stare il discorso", alludendo ad eventuali gusti omosessuali del professore, il quale sfiderà sempre il ragazzo, dapprima portando un libro di poesie di Gioacchino Belli da dove legge ai ragazzi Er padre de li santi, mille modi diversi con cui si può nominare la minchia, sdrammatizzando così l'accaduto. In un'altra circostanza di tensione, riuscirà a far riflettere i ragazzi (Natale compreso) narrando la storia della Sicilia, la terra di allevatori, pastori e contadini; la terra ricca di acqua nascosta nelle viscere su cui sono sorti quartieri di cemento come Borgonuovo, Lo Zen e il Cep. Attirerà maggiormente l'attenzione nel momento in cui arriverà a dire che lo scopo della mafia è quello di entrare e cambiare le loro menti e, infine, dando del vigliacco a Natale, perchè "ci vuole più coraggio d'essere un settecarati, con un padre ammazzato, un fratello in prigione", che essere come lui.
Natale, essendo un ragazzo di strada, conosce il significato di ogni singola espressione; sà pefettamente che in Marco Terzi non c'è assolutamente rivalsa nelle parole, ed arriverà a tagliare la torta del suo compleanno con il coltello con cui il professore doveva essere fatto fuori. Natale capisce che la visita del professore nella sua casa e l'aver parlato con il fratello che gli ha raccontato i fatti della loro storia non è stata investigativa ma, al contrario, umanitaria. Natale è una vittima della mafia, un falso eroe. Tutto questo si evince nella sequenza che ritrae il giorno del 18° compleanno, quando ha la notizia, tramite lettera, che la sera stessa dovrà trasferirsi al Lucciardone, il carcere dei grandi. Quì, davanti al professore, mostra visivamente quanto in realtà sia ancora piccolo, malgrado le centinaia di esperienze a cui è andato incontro.

Il film è anche la sfida tra Marco Terzi e le istituzioni, visto che l'uomo si identifica sempre più con i diritti dei ragazzi, percependo giorno dopo giorno quanto questo penitenziario sia solo la sottrazione delle loro forze emotive.. Il completamento delle sue percezioni avverrà quando leggerà il loro tema sull'amore nel quale emergono sentimenti spontanei e soprattutto la figura di Mery, il ragazzo che si sente donna fin da piccola, da quando cioè si metteva le scarpe da bambina per giocare, ed ora si sente un semaforo spento. Mery cura con maniacalità il suo corpo cavalcato di notte, mentre di giorno neanche è sfiorato da uno sguardo perchè nascosto. Il professore bacerà il ragazzo, mostrandogli di essere un uomo coraggioso per indicargli però i suoi gusti diversi.
I rapporti conflittuali, sempre presenti all'interno del riformatorio, si trasformeranno poco alla volta in una reciproca stima, dove emergeranno figure diverse ma con un comune denominatore: la solitudine.
La sceneggiatura di Petraglia e Rulli suggella i personaggi di Claudio, Giovanni (king -kong) e Matteo.

Il film, tratto dall'omonimo romanzo, fu proposto alla regia sia a Francesco Rosi che ai fratelli Taviani e Damiano Damiani. Marco Risi ne ha tra tratto la sua opera sicuramente migliore.
Alessandro Dionisi








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